Padova, Teatro Verdi, stagione lirica 2025/26
“COSÍ FAN TUTTE”
Dramma giocoso in due atti su libretto di Lorenzo Da Ponte
Musica di Wolfgang Amadeus Mozart
Fiordiligi IRINA LUNGU
Dorabella FRANCESCA DI SAURO
Despina PAOLA GARDINA
Guglielmo BIAGIO PIZZUTI
Ferrando ANDREW KIM
Don Alfonso LUCIO GALLO
Orchestra di Padova e del Veneto
Coro giovanile A.LI.VE.
Direttore Jordi Bernàcer
Maestro del Coro Paolo Facincani
Regia Stefano Vizioli
Scene e costumi Milo Manara
Coproduzione Teatro Sociale di Rovigo, Teatro Comunale “Mario del Monaco” di Treviso
Padova, 16 novembre 2025
Il Teatro Verdi di Padova torna a respirare l’aria frizzante del dramma giocoso con un Così fan tutte che punta sulla limpidezza teatrale e sull’equilibrio musicale. La
regia di Stefano Vizioli lavora per sottrazione: niente sovrastrutture, nessuna volontà di attualizzare forzatamente o piegare la vicenda a un messaggio contemporaneo. Al contrario, il gioco dell’inganno sentimentale viene raccontato con leggerezza intelligente, lasciando che siano il gesto scenico, il ritmo e soprattutto i cantanti a guidare lo spettatore dentro la geometria fragile e mobile dell’infedeltà. Le scene firmate da Milo Manara, con i loro pannelli scorrevoli ispirati agli affreschi settecenteschi, creano un ambiente visivo coerente con l’estetica mozartiana e, al contempo, dotato di una forte personalità. L’uso dell’illustrazione come “quinta morbida”
restituisce la sensazione di trovarsi in un palazzo aristocratico in cui le pareti sembrano vivere di vita propria: un omaggio, dichiarato ma non invadente, a quella dimensione di gioco e artificio che permea tutta l’opera. Sul podio, Jordi Bernàcer dirige l’Orchestra di Padova e del Veneto con gesto chiaro e incisivo: tempi vividi, mai affrettati, e un lavoro continuo sulla trasparenza delle parti interne che restituisce la finezza del contrappunto mozartiano. La sua lettura privilegia la chiarezza architettonica: ogni numero musicale sembra respirare con naturalezza, evitando tanto il manierismo
filologico quanto un’eccessiva teatralizzazione orchestrale. Il Coro Lirico Giovanile A.LI.VE, preparato da Paolo Facincani, si inserisce con freschezza e pulizia, contribuendo a mantenere il tono frizzante dell’insieme. Il cast vocale si distingue per omogeneità e qualità, elemento non scontato in un’opera che richiede un equilibrio pressoché matematico tra le voci. Irina Lungu offre una Fiordiligi di grande autorevolezza: la sua “Come scoglio” convince per pulizia tecnica e per la capacità di non irrigidire l’espressione, mentre “Per pietà, ben mio” mette in luce una maturità interpretativa che dà profondità emotiva al personaggio. Accanto a lei, la Dorabella di Francesca Di Sauro conquista con un timbro naturalmente sensuale e un fraseggio curato, ben calibrato tra slancio giovanile e sottile ironia. Le due
interpreti, oltre alle qualità individuali, brillano soprattutto nella gestione dei duetti, dove l’intesa musicale appare solida e spontanea. La Despina di Paola Gardina è uno dei motori comici della serata: brillante senza essere caricaturale, incisiva nel recitativo, agile nelle arie. La cantante dosa bene gli interventi più farseschi, evitando l’effetto macchietta e mantenendo la linea vocale sempre sicura e brillante. Sul fronte maschile, Biagio Pizzuti (Guglielmo) dimostra una vocalità rotonda e robusta, unita a un’ottima teatralità, mentre Andrew Kim (Ferrando) conferma di avere un controllo stilistico notevole: la sua “Un’aura amorosa” è
cesellata con cura, sostenuta da una linea di canto che cerca la morbidezza più che il puro virtuosismo. Lucio Gallo, infine, restituisce un Don Alfonso disincantato e affilato, con quella vena filosofica e un po’ acidula che lo rende, da secoli, il vero regista occulto dell’opera. L’impressione generale è quella di una produzione curata, compatta, che riesce a far convivere estetica, leggerezza e chiarezza drammaturgica senza perdere di vista ciò che conta davvero: la musica e la sua capacità di raccontare l’ambiguità dei sentimenti umani. Non sorprende quindi che gli applausi finali siano stati calorosi e convinti, con il pubblico del Verdi visibilmente soddisfatto. Una serata in cui Mozart ritrova la sua leggerezza più raffinata e dove la qualità del cast permette alla partitura di brillare in tutta la sua ironica perfezione: uno spettacolo che non scandalizza, non sciocca, ma seduce con intelligenza — proprio come l’amore secondo Da Ponte.