Roma, Arte in Nuvola: “Roberta Morzetti”

Roma, Arte in Nuovola
ROBERTA MORZETTI
L’anatomia segreta del bianco
Roma, 21 novembre 2025
Accade qualcosa, davanti alle sculture di Roberta Morzetti, che non appartiene né alla vista né al pensiero: appartiene al corpo. È un moto improvviso, quasi una contrazione interiore, come quando ci si riconosce in un’ombra, in una cicatrice, in un sussulto che non ci aspettavamo. Nella Nuvola di Fuksas, dove la luce scivola e rimbalza come un animale inquieto, le sue opere non si limitano a occupare lo spazio: lo interrogano, lo pungolano, lo rianimano. Si direbbe che il bianco stesso – quel suo bianco vivo, tattile, disturbante – inizi a respirare, avanzando verso di noi con il passo lento e inesorabile dei miti antichi che ritornano quando meno li aspettiamo. È il momento in cui capisci che le sculture di Roberta Morzetti non stanno lì per essere guardate: stanno per guardarti loro. E da quel punto in poi, è impossibile restare neutrali. Morzetti ha un talento raro: quello di restituire al corpo la sua dimensione sacra senza mai cadere nel misticismo illustrativo. In ogni opera si avverte una pulsazione psicologica, una tensione emotiva che sembra nascere dal fondo stesso della materia. Le sue sculture sono forme psichiche, residui di un mito che continua a incarnarsi, come se la memoria arcaica del mondo lavorasse dentro il gesso, il calco, il corpo che si deforma. Il suo bianco non è un colore, ma un carattere: la voce fuori campo di un racconto che non smette di svolgersi. Le opere di Roberta Morzetti hanno la capacità di farci sentire – senza dirlo – che ogni frammento è una soglia. La pelle, nelle sue sculture, è confine e rivelazione, limite e promessa. C’è una geografia intima che si dispiega nella materia, una sorta di cartografia dell’invisibile dove ogni crepa diventa un varco, ogni bruciatura un segno di passaggio. Perché sì, in alcuni lavori l’artista utilizza anche il fuoco, non come gesto distruttivo ma come principio generatore: la fiamma distorce, incide, trasfigura. È un processo antico, quasi rituale, che restituisce alla materia il suo diritto a cambiare pelle. La sua è una scultura che racconta di cadute e di ritorni, di identità che si disfano per ritrovarsi altrove. È una mitologia femminile non gridata ma profondissima: figure che somigliano a Persephone contemporanee, abituate a varcare continuamente la soglia tra luce e buio, tra corpo e simbolo. Donne che non chiedono salvezza, perché hanno già imparato a risalire da sole. Questa dimensione mitica non è mai distante dall’emotività. Anzi, è proprio nella prossimità al dolore, alla fragilità, alla rinascita che le sculture di Morzetti trovano la loro forza. Non c’è compiacimento estetico; non c’è decorazione. C’è invece una nudità concettuale, una sincerità che si avverte come si avverte un ricordo improvviso. È arte che non ammicca, ma invita. Non intrattiene, ma riguarda. E tutto questo sembra trovare un contesto naturale nella Nuvola, dove l’architettura fluttua e si ripiega come un pensiero non detto. Le sue forme bianche si muovono come meteorologie interiori, vapori solidificati che continuano a cercare la loro posizione nello spazio. È un dialogo silenzioso ma potentissimo, che nel 2025 trova una sua risonanza ufficiale: Morzetti è presente all’edizione 2025 di Roma Arte in Nuvola, nello stand E27, con un progetto dedicato al rapporto tra spazio architettonico, identità e rinascita. Una presenza che non stupisce: è come se la Nuvola l’avesse sempre attesa. Roberta Morzetti è, in fondo, una scultrice dell’invisibile. Non scolpisce solo ciò che si vede, ma ciò che ci accade dentro. La sua pratica non è decorazione, ma rivelazione: un invito a fermarsi, a respirare, a riconoscersi in ciò che è stato spezzato e in ciò che, nonostante tutto, continua a rinascere. In un tempo che corre, le sue opere chiedono un gesto inattuale ma necessario: ascoltare. E in quelle forme bianche, in quei vuoti ricuciti, in quelle anatomie sospese tra umano e divino, si riflette la nostra stessa ostinata, fragile, incandescente volontà di tornare interi.