Roma, Palazzo Braschi: “Ville e giardini di Roma: una corona di delizie”

Roma, Museo di Roma – Palazzo Braschi
“VILLE E GIARDINI DI ROMA: UNA CORONA DI DELIZIE”
Promotori Roma Capitale – Assessorato alla Cultura; Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali
Organizzazione Zètema Progetto Cultura
Con il contributo di Euphorbia Srl Cultura del Paesaggio
Curatori Alberta Campitelli, Alessandro Cremona, Federica Pirani, Sandro Santolini
Comitato scientifico Vincenzo Cazzato, Barbara Jatta, Sabine Frommel, Denis Ribouillault, Claudio Strinati
Prestiti da Musée d’Orsay (Parigi); Musée national du Château de Fontainebleau; Statens Museum for Kunst (Copenhagen); Národní Galerie (Praga); Musée cantonal des Beaux-Arts (Losanna); Musées royaux des Beaux-Arts (Bruxelles); Galleria degli Uffizi; Museo e Real Bosco di Capodimonte; Musei Vaticani; Biblioteca Apostolica Vaticana; Archivio di Stato di Roma; Accademia dei Lincei; Accademia di San Luca
Catalogo L’Erma di Bretschneider
Roma, 19 novembre 2025
Nel lessico della storia del paesaggio, il giardino non è mai un semplice spazio ornamentale: è un dispositivo culturale complesso, in cui si condensano visioni dell’ordine naturale, pratiche sociali, ambizioni politiche e forme di autorappresentazione. Roma, più di ogni altra città europea, costituisce un osservatorio privilegiato per comprendere l’evoluzione del giardino all’italiana e le sue metamorfosi lungo i secoli. Qui l’arte dei giardini non si limita all’estetica, ma diventa struttura portante della vita urbana, specchio del potere e componente essenziale dell’immaginario collettivo. È a questa prospettiva che si ispira la mostra Ville e giardini di Roma: una corona di delizie, allestita al Museo di Roma a Palazzo Braschi, che per la prima volta ricostruisce in modo organico lo sviluppo dei giardini romani attraverso cinque secoli di storia. L’esposizione è promossa da Roma Capitale, Assessorato alla Cultura, e dalla Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali, con l’organizzazione di Zètema Progetto Cultura e il contributo di Euphorbia Srl Cultura del Paesaggio. Il progetto scientifico è guidato da Alberta Campitelli, Alessandro Cremona, Federica Pirani e Sandro Santolini, affiancati da un comitato di studiosi di primo piano – Vincenzo Cazzato, Barbara Jatta, Sabine Frommel, Denis Ribouillault, Claudio Strinati. Il catalogo, edito da L’Erma di Bretschneider, ne approfondisce contenuti e linee interpretative. Il percorso si articola attraverso 190 opere, tra dipinti, incisioni, vedute e documenti storici, molte delle quali raramente esposte. I materiali provengono da importanti istituzioni internazionali – tra cui il Musée d’Orsay, il Musée national du Château de Fontainebleau, lo Statens Museum for Kunst di Copenhagen, la Národní Galerie di Praga, il Musée cantonal des Beaux-Arts di Losanna, i Musées royaux des Beaux-Arts di Bruxelles – oltre che da prestigiose collezioni italiane come la Galleria degli Uffizi, il Museo e Real Bosco di Capodimonte, i Musei Vaticani, la Biblioteca Apostolica Vaticana, l’Archivio di Stato di Roma, l’Accademia dei Lincei e l’Accademia di San Luca. La prima sezione della mostra affronta la fase formativa del paesaggio romano delle ville. Tra Rinascimento e Barocco, la città si arricchisce di un sistema di residenze aristocratiche suburbane, caratterizzate da giardini terrazzati, teatri di verzura, ninfei e fontane che si configurano come veri e propri microcosmi simbolici. In queste creazioni, il giardino diventa specchio del potere: un linguaggio che unisce geometria, idraulica, allegoria e controllo della natura, secondo un modello che trova nel giardino all’italiana la sua espressione più riconoscibile. Un ruolo centrale è attribuito alle rappresentazioni di Villa Medici, la cui configurazione a terrazze, affacciata sulla città, costituì per secoli un luogo privilegiato di studio e contemplazione per gli artisti. Le vedute esposte documentano non solo la morfologia del giardino, ma anche la funzione pedagogica e la dimensione internazionale che esso assunse nel tempo. Altro punto nodale dell’esposizione è Villa Borghese, che occupa uno spazio di primo piano nell’immaginario pittorico europeo. Già in epoca moderna la villa era percepita come un equilibrio ideale tra forma e natura, tra rigore classico e apertura paesaggistica. Le opere presentate mostrano la sua progressiva trasformazione da residenza aristocratica a parco pubblico, passaggio emblematico della metamorfosi più vasta che coinvolge l’intero sistema dei giardini romani. Altrettanto significative sono le sezioni dedicate alle ville ormai scomparse, come Villa Ludovisi e Villa Montalto Peretti. Le vedute antiche, spesso realizzate da pittori specializzati nella rappresentazione di giardini e architetture, costituiscono le sole testimonianze visive di complessi di straordinaria ricchezza artistica e botanica, smantellati in seguito alle trasformazioni urbanistiche. Queste immagini assumono il valore di documenti irrinunciabili, necessari per ricostruire un paesaggio perduto e comprenderne la portata culturale. La mostra affronta poi la stagione ottocentesca, segnata da un profondo cambiamento di paradigma: il passaggio dal giardino aristocratico al giardino pubblico. È un processo che riflette la crescente attenzione al benessere collettivo, alla salubrità urbana e alla democratizzazione dello spazio verde. Le ville, un tempo riserve private di élite ecclesiastiche e nobiliari, diventano luoghi di socialità, passeggio e educazione estetica per la cittadinanza. Cambia la funzione, muta il significato simbolico, si evolve il progetto: il giardino non è più teatro di rappresentazione dinastica, ma tassello fondamentale della vita urbana moderna. Nel Novecento, infine, emergono nuovi modelli: giardini eclettici, parchi paesaggistici, progetti che riflettono il gusto per una natura meno controllata e più vicina ai valori romantici e naturalistici. Le immagini esposte testimoniano la pluralità delle sperimentazioni stilistiche e raccontano la progressiva integrazione del verde storico nella città contemporanea. Nel complesso, l’esposizione di Palazzo Braschi offre una lettura stratigrafica del paesaggio romano, mettendo in evidenza la continuità e le rotture che hanno segnato la storia dei giardini. Ciò che emerge con forza è la natura dinamica di questi spazi: organismi vivi, mutevoli, spesso vulnerabili, oggi minacciati dall’erosione urbana e dalle trasformazioni climatiche. L’immagine che la mostra consegna ai visitatori è chiara: i giardini di Roma non sono semplici episodi decorativi, ma capitoli essenziali della storia culturale della città. Essi costituiscono una vera “corona di delizie”, esito di una lunga tradizione progettuale che ha saputo coniugare arte, natura e civiltà. Preservarne la memoria, interpretarli e trasmetterne il valore significa comprendere la stessa identità di Roma.