Roma, Pantheon
APRE IL SUO CUORE NASCOSTO
Roma, 25 novembre 2025
Il Pantheon, elemento cardine della topografia monumentale romana e uno dei punti più complessi della stratificazione urbana del Campo Marzio, presenta oggi un settore finora marginale alla fruizione pubblica, ma essenziale per una ricostruzione rigorosa delle sue fasi genetiche. L’accesso avviene attraverso una porta in bronzo che conserva integralmente il sistema di chiusura antico; la funzionalità della serratura, pur dopo secoli di utilizzo, costituisce un raro caso di sopravvivenza tecnica e introduce immediatamente in un’area sinora riservata quasi esclusivamente agli studi specialistici. Il nuovo percorso, vincolato alla prenotazione, conduce all’interno di spazi che precedono cronologicamente la costruzione dell’attuale rotonda e permettono di osservare in situ la complessa dialettica costruttiva che ha presieduto alla formazione del monumento. Il settore più significativo è rappresentato dalla cosiddetta basilica di Nettuno, edificio di età tardo-repubblicana inglobato nel programma monumentale voluto da Marco Vipsanio Agrippa attorno alla metà del I secolo a.C. L’apparato decorativo superstite, caratterizzato da delfini accoppiati, tridenti e motivi ondulati, rientra nel repertorio iconografico marino tipico dei contesti legati a culti acquatici e fornisce indizi sull’originaria destinazione dell’edificio.
La basilica, inoltre, costituisce un caso di studio particolarmente rilevante per comprendere la tecnica edilizia della tarda Repubblica, nella quale si osserva un uso sistematico dell’opera laterizia e di forme di sperimentazione strutting che avranno un ruolo determinante nei grandi cantieri dell’età imperiale. Come indicato dal direttore ad interim del Pantheon, Luca Mercuri, questo settore rappresenta il nucleo strutturale e simbolico del complesso, poiché definisce le condizioni preliminari su cui si innestò il successivo intervento augusteo. Il progetto di apertura al pubblico di questi ambienti è stato elaborato da Mercuri nel 2019 e sostenuto dal Ministero della Cultura, con un ampio intervento di restauro e valorizzazione condotto secondo criteri di conservazione integrata. Gli scavi effettuati in occasione dei lavori hanno restituito materiali ceramici, elementi architettonici e frammenti decorativi che contribuiscono a chiarire la successione cronologica delle trasformazioni del complesso. Come osserva Massimo Osanna, direttore generale dei Musei, il percorso consente di riconoscere la lettura stratigrafica delle fasi costruttive del Pantheon e di inserirle nel più ampio processo evolutivo della città, dal periodo repubblicano all’età contemporanea. La discesa nel cosiddetto “fossato del diavolo”, lungo il fianco destro dell’edificio, permette di percepire con precisione la distanza stratigrafica che separa il livello moderno della piazza da quello antico. Il corridoio, situato a sette metri sotto la quota attuale, coincide infatti con la pavimentazione originaria della basilica repubblicana ed è il risultato delle operazioni di liberazione condotte nel 1881, quando vennero rimosse le strutture medievali che occultavano in parte il perimetro antico. La geometria del fossato consente di cogliere le modalità di raccordo tra le murature repubblicane e l’imponente ricostruzione adrianea, in cui l’opera laterizia mostra una notevole omogeneità tecnica e un’organizzazione produttiva attestata dai bolli laterizi provenienti da fornaci riconducibili all’amministrazione imperiale. Superato il fossato, si accede alla Cappella di Santa Maria ad Martyres, luogo significativo per comprendere la fase tardoantica e altomedievale del Pantheon. Qui è esposta, dopo un restauro condotto secondo metodi conservativi non invasivi, una delle tre icone più antiche della Vergine con Bambino presenti a Roma, databile tra VI e VII secolo. L’immagine testimonia l’appropriazione cristiana del complesso, avvenuta nel 609 con la consacrazione da parte di Bonifacio IV, e rappresenta un punto di confronto essenziale per gli studi sulla transizione cultuale dal paganesimo al cristianesimo in età altomedievale. Proseguendo, il visitatore incontra un sistema articolato di murature, archi e volte alto fino a sedici metri, che rivela la complessità strutturale del cantiere adrianeo. L’analisi delle tecniche costruttive mostra l’impiego combinato di archi di scarico, camere di alleggerimento e volte in opera cementizia che costituiscono un esempio significativo dell’ingegneria romana di II secolo d.C. L’area permette inoltre di osservare direttamente il rapporto tra gli interventi adrianei e le preesistenze agrippanee, conservando tracce che documentano la pratica dell’inglobamento selettivo tipica dell’architettura romana, orientata non alla sostituzione integrale, ma alla ri-funzionalizzazione dei nuclei preesistenti. L’accesso all’attico della basilica di Nettuno consente di valutare la monumentalità dell’abside, che ospitava in origine una statua colossale di Nettuno, con altezza stimata attorno ai dodici metri. La configurazione dello spazio, oggi leggibile nella sua interezza, rappresenta un caso di studio per comprendere l’iconografia dei culti acquatici in età tardo-repubblicana e la persistenza di tali temi nel programma augusteo. L’episodio recente del turista precipitato in questa area, sebbene estraneo al dibattito scientifico, sottolinea la necessità di un controllo rigoroso dei flussi e di una tutela attenta delle strutture. La galleria conclusiva del percorso presenta un insieme di materiali di notevole importanza. Tra questi si segnalano i fregi con motivi di delfini, i laterizi con bolli adrianei – fondamentali per la datazione delle fasi edilizie –, gli affreschi medievali restaurati e vari busti rinascimentali legati alla storia del Pantheon, inclusi i riferimenti al periodo in cui il complesso ospitò la sepoltura di Raffaello e acquisì un ruolo centrale nella memoria artistica della città. Particolare attenzione meritano le installazioni digitali, basate su dati archeologici verificati, rilievi tridimensionali e documentazione storica. La simulazione del percorso della luce solare attraverso l’oculus consente di comprendere il funzionamento astronomico della cupola, fondamentale per la ricerca sulle relazioni tra architettura e cosmologia nella Roma imperiale. Il nuovo percorso offre una lettura integrata del Pantheon come organismo stratificato, in cui le fasi repubblicane, augustee, adrianee e post-antiche si sovrappongono secondo logiche di continuità e trasformazione. L’apertura di questi ambienti al pubblico costituisce un contributo rilevante non solo per la storia del monumento, ma anche per la comprensione del processo di formazione della città antica, di cui il Pantheon rappresenta uno dei più eloquenti palinsesti architettonici.
Roma, Pantheon: “Pantheon, apre il suo cuore nascosto”