Roma, RomaEuropa Festival 2025
Akram Khan & Manal AlDowayan
“THIKRA: NIGHT OF REMEMBERING”
Regista e coreografo Akram Khan
Direttore visivo / Costumi e scenografia Manal AlDowayan
Creative associate e coach Mavin Khoo
Compositore musicale e soundscape designer Aditya Prakash
Sound designer Gareth Fry
Lighting Designer Zeynep Kepekli
Associate Lighting Designer Imogen Clarke
Drammaturgo Blue Pieta
Direttori delle prove Chris Tudor
Ballerini Pallavi Anand, Chin-Ying Chien, Kavya Ganesh, Samantha Hines, Jyotsna Jagannathan, Mythili Prakash, Divya Ravi, Azusa Seyama Prioville, Elpida Skourou, Mei Fei Soo, Shreema Upadhyaya, Kimberly Yap
Direttore di produzione Farooq Chaudry
Prima nazionale
Roma, 06 novembre 2025
È nato per il deserto di Al-‘Ula in Arabia Saudita lo spettacolo “Thikra: Night of Remembering” di Akram Khan visto al Teatro Brancaccio in prima nazionale per RomaEuropa Festival. Una perla naturale, sito del patrimonio Unesco, dove sconfinate distese di sabbia circondano resti archeologici, un’oasi naturale che un tempo era destinata al transito delle carovane che percorrevano la via dell’incenso dallo Yemen verso il Mediterraneo, e che oggi è divenuta un’attrattiva del turismo internazionale intento a decifrare le incisioni sacre nascoste tra i canyon, e ad ammirare il tramonto tra maestose montagne rocciose.
Il tramite tra la perla del deserto e il peculiare bagaglio coreografico del coreografo britannico di origini bengalesi è stata la visionarietà dell’artista contemporanea Manal AlDowayan che si muove tra fotografia, scultura e performing arts, indagando questioni complesse come la memoria culturale e la partecipazione delle donne alla vita pubblica. A loro è dedicata la produzione qui vista in chiave indoor: delle donne si esplora l’ancestrale ruolo di depositarie di funzioni religiose e sacrali, oltre che l’ipnotica capacità seduttiva simbolizzata dalle fluenti chiome ed il legame carnale con l’infusione della vita. Attraverso libri, immagini e poesie di autrici arabe Manal è riuscita a far innamorare Akram Khan della civiltà saudita, spingendolo a tradurne l’eredità nel linguaggio a lui più consono della danza indiana Bharatanatyam. In scena, dunque, assistiamo a un rituale che vede contrapposto il coro costituito dal corpo di ballo alla narrazione principale affidata a quattro protagoniste distinte dal colore acceso degli abiti. La svestizione e la rivestizione della leader del gruppo incorniciano l’entrata e l’uscita dalla dimensione della sacralità e del ricordo. La matriarca del gruppo assistita dalle sue figlie ritorna per invocare lo spirito ancestrale della conoscenza. La rivivificazione si rende necessaria per superare i traumi condivisi.
Pochi e incisivi a tal fine sono i momenti dedicati ad una narratività più lineare, esemplificata dalla lettura delle incisioni sulle rocce o dal ricoprirsi il volto con un velo, mentre il percorso di commemorazione e purificazione si esprime attraverso una danza impetuosa che ingloba una essenziale e sinuosa gestualità in un dinamismo più vorticoso e contorto, espressione della lotta con i fantasmi del passato. L’intensità fisica è estrema. Basta uno sguardo o un leggero tocco di mani a renderci partecipi del clima di mistero, mentre la ritmica pulsante della danza indiana nella sua violenta forza emotiva unita alla sonorità incandescente della partitura composita di Aditya Prakash, che riesce a incrociare gli echi del deserto con il Lamento di Didone di Purcell, ci tiene soggiogati al suo incanto. Non poteva essere diversamente. Si tratta dell’ultima produzione in tournée dell’Akram Khan Company, destinata a celebrarne i 25 anni di attività creativa.
Il coreografo che è apparso per la prima volta al RomaEuropa Festival nel 2000, presentandovi da allora alcune tra le sue più note produzioni (da Kaash a Sacred Monsters, oltre che da Torobaka al recente Jungle Book reimagined), dichiara a proposito: «Thikra: Night of Remembering è un’opera che rappresenta una riflessione personale e spirituale sulla memoria – su ciò che scegliamo di portare con noi e su ciò che dobbiamo lasciare andare. Collaborare con Manal AlDowayan e creare Thikra nel paesaggio di AlUla mi ha ricordato il profondo potere dell’arte di connetterci al di là delle culture, delle geografie e delle generazioni. Portare ora questa produzione nel mondo intero è per me una conclusione significativa dell’attuale capitolo della compagnia: una celebrazione delle storie, delle idee e delle relazioni che ci hanno plasmato negli ultimi venticinque anni». Foto RomaEuropa Festival