Sassari, Teatro Comunale – Stagione Lirica e sinfonica 2025
Orchestra Ente de Carolis, Coro Ente de Carolis
Coro del Friuli Venezia Giulia
Direttore Hirofumi Yoshida
Maestri dei Cori Francesca Tosi, Cristiano Dell’Oste
Soprano Francesca Sassu
Mezzosoprano Egle Wyss
Tenore Matteo Desole
Basso Roman Ialcic
Giuseppe Verdi: “Messa da Requiem” per soli, coro e orchestra
Sassari, 21 novembre 2025
Sono ben note le motivazioni e il processo che portarono Giuseppe Verdi a concepire il capolavoro sacro della sua maturità, passando dalla Messa per Rossini, composizione collettiva per l’anniversario dalla scomparsa del compositore pesarese, alla Messa da Requiem, scritta interamente dal Nostro incorporando la propria parte finale del lavoro precedente e sotto l’impressione della scomparsa di Alessandro Manzoni. Meno nota è la cura che l’autore mise nel raccomandare l’attenzione e la sobrietà nell’esecuzione, senza
esagerazioni che avrebbero snaturato il carattere dell’opera e rinfocolato le eterne polemiche tra stile da chiesa e stile teatrale. Non a caso Verdi nella sua corrispondenza appare sempre più soddisfatto delle realizzazioni all’estero del suo lavoro, proprio per una maggiore confidenza delle “masse” col grande repertorio sinfonico corale. D’altro canto sappiamo bene che quasi tutti i primi interpreti di Aida furono fortemente voluti dall’autore per la creazione della Messa, nella quale sono evidenti certe assonanze, atmosfere e pure profili melodici mediati dall’opera teatrale. Questa eterna dicotomia è alla base di tutte le esecuzioni di una delle pochissime partiture sacre italiane dell’800 entrate stabilmente nel repertorio internazionale ed è stata presente anche in questa organizzata dall’Ente de Carolis nella stagione lirica 2025: è certamente discutibile, ma legittima, qualunque lettura interpretativa, ma ovviamente in una visione univoca e
coerente di tutti i suoi elementi. Nel quartetto vocale solistico svettavano le presenze del soprano Francesca Sassu e del tenore Matteo Desole, artisti sassaresi che dall’attività corale locale e dagli studi nel Conservatorio Canepa hanno tratto lo stimolo per ulteriori perfezionamenti e un’apprezzata attività professionale in tutto il mondo, su palcoscenici importanti e in produzioni di grande prestigio; la loro interpretazione, compresa quella del mezzosoprano Egle Wyss e del basso Roman Ialcic, è sembrata prediligere proprio il lato essenziale e quasi intimista della partitura, con una grande cura nell’eccellente fraseggio della Sassu e un’attenzione evidente per i piani dinamici di Desole di cui sono state di grande effetto alcune mezzevoci e l’ottima articolazione testuale. La notevole qualità timbrica di tutto il quartetto e l’intelligenza musicale hanno fatto apprezzare
soprattutto i pezzi d’insieme, come il Quid sum miser dalla Sequenza o nell’Offertorio dove sono da sottolineare oltre il bell’incipit (con una segnalazione strumentale per la buona realizzazione dello scomodo passo dei violoncelli) l’ottimo equilibrio nel Quam olim Abrahae e l’intensa ed espressiva esecuzione dell’Hostias. Sono state meno efficaci le arie solistiche, essenzialmente per un accompagnamento che poco ha assecondato il taglio musicale degli interpreti: Hirofumi Yoshida ha diretto con discreta precisione l’insieme, prediligendo i piani fondamentali ma senza curare le tante finezze agogiche, dinamiche e timbriche del tessuto orchestrale, con una certa meccanicità e uniformità che, se efficace nei colori forti, finisce per irrigidire i momenti lirici, bisognosi di maggiore respiro. In direzione opposta rispetto ai solisti è invece apparso il coro, a tutti gli effetti coprotagonista dell’opera e curato nell’occasione da Francesca Tosi e Cristiano
Dell’Oste; a tal proposito è inevitabile segnalare la vivace polemica che dai social è arrivata fino ai giornali locali sulla partecipazione del coro del Friuli Venezia Giulia a questa esecuzione, così come per i Carmina Burana a inizio stagione, in una città dove l’appartenenza a un ensemble vocale non è cosa da poco. In una recente collana monografica nazionale dedicata ai capoluoghi italiani, Sassari ha persino avuto un capitolo sulla specificità culturale dell’attività corale, notevole anche sul territorio circostante e influenzata dal persistere di una tradizione popolare regionale. Se nella Messa da Requiem di una decina di anni fa al Comunale furono presenti centotrenta cantori locali delle corali storiche cittadine e ora per arrivare a un’ottantina si è dovuti ricorrere alla formazione di un’altra regione, se il territorio esportava coristi
per la storica Messa da Requiem in Piazza della Signoria a Firenze nel 2010 e ora li deve importare, è evidente che qualcosa non va. Tanto più che ciò si scontra con una retorica di “dialogo col territorio” e del “dar lavoro ai musicisti locali” che il de Carolis non manca mai di mettere in evidenza nei suoi comunicati. Ma al di là delle polemiche bisogna guardare al risultato artistico: così come è successo nei Carmina Burana estivi, è stato evidente che l’innesto fondamentalmente non ha funzionato, probabilmente anche per il poco tempo nel creare l’amalgama necessario, e sono stati evidenti problemi nell’equilibrio, nell’emissione e nell’intonazione delle batterie, senza contare varie imprecisioni ritmiche: si notavano eccessi individuali in vari coristi e troppe voci si sono dimenticate di cantare piano nelle innumerevoli indicazioni scritte da Verdi in tal senso, quindi in una direzione opposta all’elegante taglio dato dai solisti e, soprattutto, all’auspicio dell’autore. Applausi e buon successo di pubblico, ma con gli inevitabili commenti e distinguo post concerto per un’opera ben conosciuta e amata da quegli appassionati che non si limitano al riconoscimento del solo Dies Irae. Foto Elisa Casula
Sassari, Teatro Comunale: “Messa da Requiem”