Ambroise Thomas (1811 – 1896): “Psyché” (1857)

Opéra-comique in tre atti su libretto di Jules Barbier and Michel Carré. Hélène Guilmette (Psyché), Antoinette Dennefeld (Éros), Tassis Christoyannis (Mercure), Mercedes Arcuri (Dafné / Première Nymphe / Deuxième Écho), Anna Dowsley (Bérénice / Deuxième Nymphe / Premier Écho), Artavazd Sargsyan (Antinoüs / Un Jeune Garçon), Philippe Estèphe (Gorgias), Christian Helmer (Le Roi). Hungarian National Philharmonic Orchestra, György Vashegyi (direttore), Hungarian National Choir, Csaba Somos (Maestro del coro). Registrazione: Béla Bartók National Concert Hall, Müpa Budapest, 10-12 febbraio 2025. 2 CD Palazzatto Bru Zane OF 45.
Prendete la più straordinaria invenzione favolistica del mondo classico, aggiungetevi un po’ di spirito salottiero francese, una buona dose di Rossini e un pizzico di anticipazioni di Offenbach. Il risultato può essere sorprendente. Thomas è nell’immaginario soprattutto l’autore delle struggenti melodie di “Mignon” o l’autore di quell’interessante esperimento – anche se non totalmente compiuto – che è “Hamlet”, la fondazione Palazzetto Brut ci rivela ora un piccolo gioiello di leggerezza che attendeva solo di essere riscoperto. Composta nel 1857 “Psyché” – molto liberamente ispirata alla fabula apuleiana di Amore e Psiche – è un esempio perfetto di quello che era l’Opéra comique alla metà del secolo. Un soggetto aulico ma rivisto con ironia e spirito comico dove l’antico diventa metafora del presente e dei suoi vizi – Venere tormentata dalla paura d’invecchiare e la quintessenza di una gran dama parigina del Secondo Impero – con un gusto e una leggerezza in cui già si intravede lo stile con cui si affermerà Offenbach. Thomas è però ancora un compositore della generazione precedente. In lui resta fortissima la lezione rossiniana – almeno del Rossini parigino, “Le comte Ory” in primis, da cui derivano sia la vocalità, ancora permeata di modelli belcantistici, sia alcune soluzioni drammaturgiche. Rispetto al racconto antico Thomas e i suoi librettisti aggiungono due petulanti sorelle di Psyché – palesemente modellate su Tisbe e Clorinda – affiancate da due ridicoli corteggiatori che permettono la creazione di gustosi travestimenti mentre la parte baritonale di Mercurio con i suoi continui travestimenti ha qualcosa di Dandini. Compositore eclettico Thomas unisce questi ricordi con una costruzione formale che deriva da Meyerbeer e Halevy e con un senso melodico non ignaro di Gounod ma fondendo il tutto con grande coerenza e naturalezza. Dopo un buon successo iniziale – l’opera fu apprezzata tra gli altri da Berlioz, di solito non prodigo di complimenti – vide scemare la sua fortuna con il cambio del gusto. Nel 1878 Thomas ne appunto una nuova versione con recitativi cantati e l’eliminazione di molte parti comiche che non ebbe la fortuna sperata. Ora grazie al lavoro critico possiamo nuovamente apprezzarla nella sua versione originaria. Prevista nel 2020 la registrazione era stata accantonata per la malattie e la prematura scomparsa del soprano Jodie Devos che avrebbe dovuto esserne la protagonista. Hélène Guilmette, chiamata ad assumerne l’eredità, è una Psyché deliziosa. Timbro cristallino, acuti facili e penetrarti, linea di canto elegante e un tocco di patetismo che non guasta. Risolve assai bene i passaggi di bravura e ha la giusta intensità emotiva nel monologo che precede la morte della fanciulla – per fortuna solo temporanea grazie all’intervento di Giove che la resuscita garantendo l’immancabile lieto fine. La parte di Eros è affidata a un mezzosoprano en-travesti di taglio ancora tutto belcantista. Antoinette Dennefeld è semplicemente perfetta nel ruolo. Voce di mezzosoprano chiara e luminosa ma compatta e omogenea su tutta la linea, ottima preparazione belcantista – la Dennefeld è principalmente una cantante rossiniana – che le permette di superare con slancio i passaggi di bravura, giusto temperamento con un tocco istrionico che non gusta per il personaggio.
Tassis Christoyannis è il grande artista che conosciamo. La parte di Mercure non gli presenta grandi difficoltà vocali mentre sul pano espressivo da fondo a tutte le sue doti nel differenziare i vari travestimenti del divino ingannatore mostrando un talento comico che ancora non gli conoscevamo. Il quartetto buffo composto da Mercedes Arcuri (Daphné), Anna Dowsley (Bérénice), Artavazd Sargsyan (Antinous) e Philippe Estèphe (Gorgias) sono praticamente perfetti nelle loro parti e dando giusto rilievo al quadro comico che per gioco di contrasti precede nel III atto la morte della protagonista. Funzionale – ma la parte non concede molto di più – Christian Helmer nei panni del re, padre di Psyché. György Vashegyi ha ormai dimostrato il suo eclettismo. Rivelatosi come direttore specializzato nel repertorio barocco e neoclassico con la sua Orfeo Orchestra ha dimostrato di essere pienamente a suo agio anche i quello ottocentesco. Avendo a disposizione una compagine di assoluto valore come l’Hungarian National Philharmonic Orchestra può far brillare al suo meglio tutte le preziosità della scrittura di Thomas fornendo una lettura encomiabile per eleganza stilistica e trasparenza del tessuto orchestrale. L’Hungarian National Choir non è una sorpresa né per l’altissimo livello musicale né per il perfetto senso stilistico – compresa l’impeccabile pronuncia – con cui affronta il repertorio francese. Registrazione pulitissima e come sempre ricco e completo il libretto di accompagnamento.