Antonio Salieri (1750 – 1825): Harpsichord Concerto in B flat major; Harpsichord Concerto in C major; Keyboard Sonata in C major; March in D major. Ensemble Sezione Aurea. Luca Giardini (direttore). Filippo Pantieri (pianoforte e clavicembalo). Registrazione: Castello Malatestiano di Longiano (FC), ottobre 2023 (concerti e sonata) Studio Zabalik (Roma), settembre 2024 (marcia). T. Time: 63′ 34″ 1 CD Dynamic CDS8060
Nell’immaginario collettivo il nome di Antonio Salieri è legato soprattutto a una presunta, ma del tutto inesistente inimicizia con Mozart, che, in base a una maldicenza circolata 30 anni dopo la morte del Salisburghese, sarebbe stato da lui avvelenato. Naturalmente tutte queste credenze, che hanno ispirato opere letterarie e cinematografiche, sono destituite di ogni fondamento e non possono e non devono inficiare l’immagine di un compositore di assoluto valore, che, nato a Legnago nel 1750 e morto a Vienna nel 1825, studiò a Venezia e a Vienna, dove si stabilì nel 1774, come compositore di corte e maestro di cappella dell’Opera italiana. In seguito divenne direttore della cappella di corte e fu un valido insegnante di celebri musicisti come Beethoven, Moscheles, Schubert e Liszt. Fu anche autore di una cospicua produzione di cui una parte significativa è quella destinata al teatro, nella quale, già dalla sua prima opera, Armida, è evidente l’influenza di Gluck, che lo segnalò a Parigi. Qui furono rappresentate le sue opere, Les Danaides e Tarare, su libretto di Beaumarchais. Notevole è anche la sua produzione strumentale della quale alcuni interessanti esempi costituiscono il programma di questa proposta discografica dell’etichetta Dynamic, nella quale è possibile ascoltare i Concerti per clavicembalo in si bemolle e in do maggiore, qui eseguiti, però, su un pianoforte storico anonimo del XVIII sec.., la Sonata per pianoforte in do maggiore e una Marcia in re maggiore, per le quali Filippo Pantieri si è avvalso, rispettivamente, di una copia di un Anton Walter del 1792, e di una copia di un Mietke, realizzata da Roberto Livi. Dei due Concerti quello in si bemolle, che, come l’altro, si avvale di un organico orchestrale ampio con la presenza di due oboi, due corni in aggiunta agli archi è sicuramente quello maggiormente sviluppato. L’originalità di questo lavoro risiede già nel primo movimento, nel quale Salieri ha mostrato tutta la sua perizia nel padroneggiare la forma-sonata, mentre nel secondo e nel terzo movimento appare evidente l’influenza diJohann Christian Bach, per l’uso degli abbellimenti nel secondo, e per la scelta di scrivere un tema e variazioni per il terzo. Meno sviluppato del precedente è l’altro Concerto, che si segnala per il delicato secondo movimento, un Larghetto in 12/8, dall’andamento di siciliana. Come si diceva, completano il programma due brani qui proposti in prima incisione assoluta, la Sonata in do maggiore, che, testimoniata da un manoscritto autografo ma non datato, sembra più una suite di sei brani raccolti insieme che una sonata nel senso moderno del termine, e una Marcia, recentemente riscoperta. Splendida l’esecuzione di questi brani da parte di Filippo Pantieri che mostra di accostarsi a questo repertorio con senso dello stile. Dotato di una solida tecnica e di un bel tocco, esegue questi lavori su strumenti storici restituendo all’ascolto l’originaria bellezza di queste pagine. Ottima anche la prova dell’Ensemble Sezione Aurea che, sotto la direzione di Luca Giardini, accompagna e dialoga molto bene con il solista senza mai togliergli il palcoscenico, ma integrandosi con lui perfettamente.
Antonio Salieri (1750 – 1825): “Complete Works for Harpsichord and Piano”