Firenze, Teatro del Maggio Musicale Fiorentino – Stagione d’Opera 2025
“LA BOHÈME”
Opera in quattro quadri su libretto di Giuseppe Giacosa e Luigi Illica da le Scènes de la vie de Bohème di Henri Murger
Musica di Giacomo Puccini
Mimì NOMBULELO YENDE
Rodolfo DAVIDE GIUSTI
Marcello FRANCESCO SAMUELE VENUTI
Musetta ELISA BALBO
Schaunard GIUSEPPE TOIA
Colline MANUEL FUENTES
Benoît/Alcindoro DAVIDE SODINI
Un venditore ambulante CARLO MESSERI
Parpignol ALESSANDRO LANZI
Sergente dei doganieri LISANDRO GUINIS
Un doganiere NICOLÒ AYROLDI
Orchestra e Coro del Maggio Musicale Fiorentino
Coro di voci bianche dell’Accademia del Maggio Musicale Fiorentino
Direttore Diego Ceretta
Maestro del Coro Lorenzo Fratini
Voci bianche diretta da Sara Matteucci
Regia Bruno Ravella ripresa da Stefania Grazioli
Scene Tiziano Santi
Costumi Angela Giulia Toso
Luci D. M. Wood riprese da Emanuele Agliati
Firenze, 28 dicembre 2025
Durante il periodo natalizio al Teatro del Maggio va in scena La bohème, che torna in cartellone dopo due anni e segna la trentesima produzione del capolavoro pucciniano a Firenze dal 1929 a oggi. È una scelta ad hoc, considerato che l’opera, ispirata al romanzo di Henri Murger Scènes de la vie de bohème, si apre nella soffitta condivisa dagli amici artisti il giorno della vigilia di Natale. La regia di Bruno Ravella del 2017 è stata ripresa con efficacia da Stefania Grazioli. L’allestimento, classico e tradizionale, sposta l’ambientazione dalla Parigi del 1830 a quella del tardo Ottocento e viene percepito come una dolce immersione in una familiare
atmosfera parigina. Le scene di Tiziano Santi, dettagliate ma allo stesso tempo minimaliste, avevano lo scopo di suggerire l’idea degli spazi di ambientazione, senza precludere agli spettatori il diritto all’immaginazione. I costumi accurati, opera di Angela Giulia Toso, erano in linea con l’allestimento e hanno fornito quel tocco di classe che ha conferito un’adeguata caratterizzazione dei personaggi. Ben calibrate e d’effetto anche le luci a cura di Emanuele Agliati. Non è passato inosservato che alla fine del primo quadro un telone è rimasto momentaneamente impigliato sul tetto della soffitta, per poi essere risollevato e infine abbassato correttamente. Il direttore Diego Ceretta, al suo debutto operistico a Firenze, ha guidato abilmente l’eccellente Orchestra del Maggio, dimostrando una consapevolezza già matura nonostante la giovane età. Sicuro fin dall’attacco del primo quadro e concentrato nel gestire il complesso secondo quadro, il Maestro ha staccato tempi adeguati al ritmo teatrale ricercando la valorizzazione della parola
scenica. Se sporadicamente i cantanti tendevano ad andare fuori tempo per libertà interpretative, egli è intervenuto con prontezza con gesti chiari e risolutivi. Al contempo ha messo in evidenza colori e dinamiche strumentali che hanno reso costantemente interessante l’ascolto della trama orchestrale. Per la sensibilità e il temperamento dimostrati si merita i più sinceri elogi. In grande spolvero anche il Coro e il Coro di voci bianche (preparati rispettivamente da Lorenzo Fratini e da Sara Matteucci), che hanno offerto l’ennesima prestazione molto convincente. Il secondo quadro al Quartiere Latino si è infatti rivelato di grado impatto per la resa corale e i movimenti coreografici d’insieme, con l’apice di coinvolgimento e stupore all’arrivo del tambur maggiore. La compagnia di canto, costituita da giovani e talentuosi interpreti, ha dimostrato notevoli qualità vocali e sceniche, avvalorate inoltre da un bell’affiatamento di squadra. Il soprano Nombulelo Yende, sorella minore della celebre Pretty, ha interpretato la ricamatrice di fiori Mimì ed è dotata
di una bellissima voce lirica. Grazie a una consapevole gestione tecnica, la Yende ha modulato con perizia il proprio mezzo vocale trasmettendo le sfumature emotive dell’aria Sì, mi chiamano Mimì e ha poi regalato una meravigliosa esecuzione di Donde lieta uscì densa di pathos e nostalgia. Ottenuto grande successo nella stessa opera alla Bayerische Staatsoper il giorno di Santo Stefano per un’improvvisa sostituzione, il tenore Davide Giusti ha tratteggiato un Rodolfo dal timbro caldo e seducente con acuti saldi e svettanti. Prima ha superato a pieni voti l’aria Che gelida manina (cantata in tono e suggellata da un ben riuscito do sovracuto) conquistando il cuore di Mimì e degli spettatori mediante una resa espressiva dei versi da vero poeta, poi ha proseguito a dare sfoggio delle sue capacità nel bellissimo duetto O soave fanciulla, chiuso con un altro bel do sovracuto all’ottava con il soprano. Ha saputo così risolvere brillantemente la tessitura della parte, su tutti l’impervio terzo quadro. Entrambi i protagonisti si sono contraddistinti per un canto appassionato ed emotivo durante tutta l’opera, fino a Sono andati? Fingeva di dormire e all’epilogo strappalacrime. Dopo un inizio trattenuto, il baritono Francesco Samuele Venuti ha messo in luce una vocalità brillante e stentorea, adatta alla parte del pittore
Marcello. Si è particolarmente distinto per aver cantato con intensità Gioventù mia, tu non sei morta e per aver eseguito con il giusto carattere il duetto con Rodolfo O Mimì, tu più non torni. Nei panni di Musetta il soprano Elisa Balbo, con una voce ben proiettata, è stata perfettamente immedesimata nella parte: ha interpretato un lussuoso valzer Quando me’n vo’ seduta su un’altalena sospesa decorata di fiori e ha successivamente dato vita insieme ai già citati tre colleghi a una riuscita esecuzione dell’articolato quartetto Addio, dolce svegliare. Il filosofo Colline era il basso Manuel Fuentes, caratterizzato da timbro penetrante e bella musicalità, che sono emerse specialmente in Vecchia zimarra. Il baritono Giuseppe Toia è stato appropriato sia vocalmente che scenicamente nell’interpretazione del musicista Schaunard. Hanno infine offerto buone prove tutti i comprimari; fra questi si segnalano per doti attoriali e vocalità da caratteristi Davide Sodini (Benoît/Alcindoro) e Alessandro Lanzi (Parpignol). Al termine della recita il pubblico ha ringraziato calorosamente il direttore Ceretta e tutti gli artisti, con applausi a scena aperta per Yende, Balbo e Giusti. In breve, lo spettacolo è stato dunque molto apprezzato per la direzione e il livello dei cantanti, oltre che per la regia e l’allestimento. Foto Michele Monasta
Firenze, Teatro del Maggio Musicale Fiorentino: “La Bohème” (cast alternativo)