Firenze, Teatro del Maggio Musicale Fiorentino: “Matthäus-Passion”

Firenze, Teatro del Maggio Musicale Fiorentino – Stagione d’Opera 2025
MATTHÄUS-PASSION” BWV 244
Per soli, doppio coro e doppia orchestra
Musica di Johann Sebastian Bach
Evangelist IAN BOSTRIDGE
Soprano I ANNA EL-KHASHEM
Soprano II SUJI KWON
Alto IURII IUSHKEVICH
Tenore KRYSTIAN ADAM
Gesù EDWIN CROSSLEY-MERCER
Basso I THOMAS TATZL
Basso II GONZALO GODOY SEPÚLVEDA
Orchestra,  Coro del Maggio Musicale Fiorentino
Voci bianche dell’Accademia del Maggio Musicale Fiorentino
Direttore Kent Nagano
Maestro del Coro Lorenzo Fratini
Voci bianche dirette da Sara Matteucci
Ideazione, regia, costumi e luci Romeo Castellucci
Drammaturgia Piersandra Di Matteo
Firenze, 7 dicembre 2025
La domenica pomeriggio dell’attesa apertura del Teatro alla Scala, nella Sala Grande del Teatro del Maggio Musicale Fiorentino si è tenuta l’ultima rappresentazione della “Passione secondo Matteo” di Johann Sebastian Bach, dopo che la prima di giovedì 4 dicembre era stata annullata per sciopero. Capolavoro della musica sacra, la Passione desta sempre grande interesse musicale e spirituale ogni volta che viene proposta, sia nel periodo pre pasquale che, come in quest’occasione, a ridosso delle festività natalizie. L’ultima esecuzione nelle Stagioni del Maggio era stata nel 2013 al Teatro Comunale in Corso Italia. Composta ed eseguita nel 1727 nella Chiesa di San Tommaso a Lipsia per la Settimana Santa luterana, dopo un secolo di oblio la Passione-Oratorio fu riscoperta grazie a Felix Mendelssohn. La sua complessa struttura, fondata sull’alternanza di cori, corali, recitativi, ariosi e arie, rispecchia la maestosità di un’opera trascendente ma allo stesso tempo profondamente umana. Basata sul testo evangelico di Matteo (riportato nei sopratitoli) e sulle interpolazioni poetiche del librettista Picander (proiettate sul fondale), racconta la passione di Cristo attraverso la narrazione dell’Evangelista e l’intervento di diversi personaggi, soluzione possibile grazie alla presenza di solisti, doppio Coro e doppia Orchestra, per una durata complessiva di circa tre ore. Il regista e scenografo Romeo Castellucci, al suo debutto al Maggio, ha proposto un particolare allestimento, basato su quello di Amburgo del 2016 e improntato su un color bianco luminoso e accecante che caratterizza il pavimento, le pareti e gli abiti dei musicisti. Il suo progetto drammaturgico, basato sul valore politico dell’arte, è stato imperniato sul trait d’union fra la trascendenza biblica e le esperienze terrene di vita e di morte. Castellucci, anche costumista e addetto alle luci, ha scelto così di ambientare la Passione nel contesto cittadino, riempiendo lo spazio di anomali elementi teatrali (fra i più evidenti un teschio, un autobus capovolto, un agnello immolato, un abete, un calco in silicone del volto dell’Evangelista da intendersi come suo testamento) e diverse persone della collettività fiorentina (p. es. tecnici di laboratorio, addetti alle pulizie, lottatori, poliziotti, volontari di varie età che si sostenevano a una sbarra orizzontale per simboleggiare l’atto della crocifissione, un uomo che aveva subito l’amputazione di entrambi gli arti inferiori e veniva presentato come apostolo) che apparivano l’uno dopo l’altro in scena e davano vita a installazioni visive cariche di simbolismo. Tali scene da un lato hanno consentito di interpretare soggettivamente la sequenza scandita degli eventi, a partire dalle indicazioni contenute nel libretto distribuito a tutti all’ingresso; dall’altro, mentre si provava a decifrarle, l’ascolto attivo ne risentiva inevitabilmente a causa di un sovraccarico sensoriale/cognitivo a discapito della musica eterea del Thomaskantor. La direzione, affidata allo statunitense Kent Nagano (anche lui debuttante a Firenze) è stata consapevolmente rispettosa della complessa partitura. L’esperto Maestro ha curato la sinergia musicale fra solisti, Orchestra, Coro e Coro di voci bianche, scavando sul testo ed esplicitando i suoi significati profondi mediante la resa musicale. Dal canto loro, l’Orchestra e in particolare il Coro del Maggio, suddiviso in due schieramenti, hanno fornito un’ottima prestazione. I momenti toccanti sono stati numerosi, ma se ne citano tre che hanno raggiunto il sublime: il coro iniziale Kommt, ihr Töchter, helft mir klagen, il corale O Haupt, voll Blut und Wunden e il coro finale Wir setzen uns mit Tränen nieder und rufen. Fra i solisti, disposti linearmente vicino agli artisti del Coro, si è distinto nella parte dell’Evangelista il celebre tenore inglese Ian Bostridge (esperto liederista, esibitosi a Firenze la scorsa primavera nel War Requiem) che, con una vistosa sciarpa blu a collo, ha dato sfoggio di sapiente fraseggio e spiccata espressività. Attraverso una vocalità duttile dotata di buona portanza e valorizzata da un’accurata pronuncia tedesca, Bostridge ha emesso all’occorrenza suoni morbidi e pastosi, opposti ad altri volutamenti aspri e incisivi. Il basso Edwin Crossley-Mercer nella parte di Gesù, unico personaggio coi recitativi accompagnati dagli archi, ha modulato saggiamente la sua voce autorevole e solenne, infondendo il giusto pathos nei suoi interventi. Nella parte dell’alto il controtenore Iurii Iushkevich si è invece fatto notare per il timbro ammaliante e un’elegante musicalità, rendendo più accattivante ogni brano da lui cantato. Entrambi i soprani, Anna El-Khashem e Suji Kwon, hanno corredato di afflato emotivo la loro linea di canto, risaltando per sicurezza tecnica e sensibilità interpretativa. Il tenore Krystian Adam, caratterizzato da uno stentoreo timbro lirico, si è mostrato a suo agio nella scrittura bachiana, confermando la sua predisposizione anche per il repertorio sei-settecentesco. Il basso I Thomas Tatzl, dotato anch’egli di colore brunito e buon controllo tecnico, con carisma ha dato voce ai personaggi di Giuda e Pilato. È stato infine appropriato e preciso nella breve parte di basso II l’allievo di Accademia Gonzalo Godoy Sepúlveda. Al termine della rappresentazione il pubblico partecipe della gremita Sala Grande ha applaudito entusiasta gli artisti e i performer, riservando particolari apprezzamenti per Kent Nagano: un dovuto encomio per l’aver diretto un’esecuzione monumentale di alto livello che sarà ricordata a lungo dai fortunati presenti. Foto Michele Monasta