Auditorium RAI “Arturo Toscanini”, di Torino, Stagione sinfonica 2025/26.
Orchestra Sinfonica Nazionale della RAI
Direttore Giulio Cilona
Soprano Francesca Aspromonte
Tromba Marco Braito, Roberto Rossi
Antonio Vivaldi: Concerto in Do Maggiore per due trombe archi e basso continuo RV 537; Johann Sebastian Bach Pastorale dall’Oratorio di Natale BWV 248; Wolfgang Amadeus Mozart: Exultate, Jubilate. Mottetto in FA Maggiore per soprano e orchestra K 165; Ludwig van Beethoven Sinfonia n.6 in FA Maggiore op.68 “Pastorale”.
Torino, 23 dicembre 2025.
In questo concerto natalizio, per tradizione fuori abbonamento, l’Orchestra Sinfonica Nazionale della RAI offre un programma composito che spazia dal Barocco di Vivaldi e Bach al classico di Mozart e Beethoven. Probabilmente, per queste scelte è stata determinante la prevista direzione di Ottavio Dantone sfumata, all’ultimo, per l’indisponibilità del maestro di Cerignola. Sul podio si è ripresentato, con pregevolissimi risultati, il giovane maestro, di origini belga-americane, Giulio Cilona. Nella prima parte il programma del concerto ricostruisce
un coerentissimo itinerario che ci porta, di fronte alla capanna di Betlemme, a partecipare alla gioia per la nascita del bambino. Nella seconda parte poi ritroviamo l’armonia, anticipata dalla nascita del santo bambino, tra vita e natura. Marco Braito e Roberto Rossi, i trombettisti di punta dell’Orchestra RAI, sono stati gli annunciatori di gioia, ideali serafini volanti su un altrettanto presepe ideale, nel meraviglioso Concerto per due trombe e archi di Antonio Vivaldi. Mai annuncio fu più felice e baldanzoso. Con Cilona si va diritti e senza dubbi al nucleo festoso del pezzo, ampiamente ornato ed esaltato dal virtuosismo sicuro e contundente di tanto formidabili trombettieri. Lo straripante ed entusiasta pubblico presente, da settimane al botteghino non si trovava un ingresso, non poteva non porsi la domanda circa le recondite motivazioni che penalizzano Vivaldi con la quasi esclusione dai programmi dell’orchestra RAI. Prosegue il racconto: l’annuncio della nascita, con la perentorietà di ornatissimi strombazzamenti in imitazione e in dialogo, è stato dato e i pastori si sono accostati piamente alla mangiatoia, cauti e ordinati, sulle note della cullante nenia della piva dall’Oratorio di Natale di
Johann Sebastian Bach. Musica per archi e legni col supporto armonico di un clavicembalo, in territorio barocco Basso Continuo onnipresente. Lo stesso Giulio Cilona, che, come si deduce dai cenni biografici del programma di sala, è anche eccellente tastierista/pianista, accompagna l’orchestra giocando sui tasti dell’evanescente tastiera. Forse, vista l’italianità di fondo di questa prima parte del concerto, in forza di natura per Vivaldi e di tradizione per Mozart, meglio avrebbe figurato l’italianissima piva che suona, in analoghi frangenti narrativi, nel corso del Messiah di Handel. Si prosegue: alla mesta ma accorata partecipazione dei pastori bachiani, succede l’ingenua esaltazione di un asessuato cherubino, che ai tempi di Mozart era appunto Venanzio Rauzzini, un evirato cantore. L’Exsultate, Jubilate, del diciassettenne salisburghese, nasce a Milano in coda alle recite scaligere dell’opera Lucio Silla, influenzato, come più non si poteva, dal tipico belcanto di forza e di agilità dell’opera italiana. Nel ‘900 si è affermata comunque la tradizione che vede il mottetto mozartiano eseguito da angelici soprani, decisamente connotati al femminile. Francesca Aspromonte, la voce della serata, fa valere l’acribia di lettura tipica dell’insegnante di canto e mostra di avere notevoli ottime frecce in serbo nella sua faretra: scioltezza virtuosistica nell’arricchire di note appropriate le due corone che s’incontrano lungo il percorso; incisività nel declamato del recitativo centrale che Cilona arricchisce con la fantasia dell’accompagnamento al clavicembalo; salda tenuta della linea melodica, seppur con timbro giovanilmente acidulo, nell’andante di Tu virginum corona; finalmente una gioiosità, di marchio tipicamente mozartiano, a stento trattenuta, nel travolgente alleluja conclusivo. Gran successo e grandi applausi.Con la Sinfonia n.6 di Beethoven, titolo unico per la seconda parte del concerto, viene abbandonato il racconto strettamente natalizio, si mantiene comunque il clima pastorale, qui felicemente coniugato a un’armonica contemplazione della natura. La sinfonia vive dello spirito di Rousseau che si rispecchia, nonostante tutte le incresciose vicissitudini fisiche, morali e famigliari, nell’ottimismo illuminista che permea, in profondità, tutta la musica di Beethoven. Posta tra la fatale quinta e la dionisiaca (sensuale) settima la sinfonia è il fulcro di un’ideale stadera che pesa i contrasti, bilanciando e determinando un ideale punto d’equilibrio. A Cilona, che guida un’Orchestra RAI, per cui nessuna lode può mai suonare eccessiva, non necessita di governare equilibri incerti, tutto procede chiaro, positivo e senza ombre. La linea si mantiene sonoramente mediana e inappuntabile, dai ritmi calibrati. Le variazioni dinamiche sono nette e quindi con pochi ombrosi chiaroscuri ed esente da indugi. Un dipinto dalla perfetta cromia e dai contorni definiti da mano sicura. Una visione che potrebbe far credere ad un eccesso di ingenua semplificazione, ma l’estremo virtuosismo direttoriale, accentuato dalla grande mobilità del gesto che si dirama, con rotazioni e piegamenti, anche all’intera persona, ci rassicura circa un approfondito e meticoloso studio nella ricerca di un convincente approfondimento. La sinfonia ne esce complessivamente efficace, pur se non turbata dalla situazione personale dell’autore e dalle vicende storiche e ambientali al contorno. Le guerre napoleoniche d’allora e le attuali turbolenze globali, più che non il temporale dell’allegro, non sono intervenute a disturbare la quiete dell’idilliaco quadro campestre che campeggia idealmente in questa sinfonia. Se l’Orchestra è stata tutta magnifica, una citazione specifica va comunque indirizzata alle sezioni dei fiati (flauti, oboi, clarinetti, fagotti e corni) che hanno trasformato i loro interventi in preziose parentesi cameristiche sia per efficacia tecnica che per stile. Meritatissime sono state le ovazioni finali a cui si sono accompagnati, sia sul palco che in platea, abbracci ben auguranti.
Giulio Cilona dirige l’Orchetra RAI nel tradizionale concerto di Natale