A novembre al Massimo napoletano è andato in scena uno degli intramontabili capolavori del repertorio romantico: Giselle. Il balletto in due atti di Jules-Henri Vernoy de Saint-Georges e Théophile Gautier, su musica di Adolphe Adam, è stato coreografato da Patricia Ruanne e ripreso da Frederic Jahn e Clotilde Vayer, direttrice del Corpo di Ballo del Teatro di San Carlo. Soimita Lupu, Emmanuel Thibault e
Marlon Dino, in qualità di Maîtres de ballet e assistenti alla coreografia, sono stati di ottimo supporto al completamento della resa drammatica della messinscena. Le scenografie e le luci sono state curate rispettivamente da Raffaele Del Savio e Nunzio Perrella, mentre gli abiti sono stati realizzati dalla costumista Giusi Giustino. Étoiles, Solisti e Corpo di Ballo sono stati fondamentali con le loro prestazioni per la realizzazione scenica del balletto così come il Direttore, Maurizio Agostini, e l’Orchestra del Teatro di San Carlo.
Noi di GBOPERA abbiamo ammirato in scena Danilo Notaro, étoile del San Carlo dal dicembre 2022, che è stato incantevole nella sua performance del protagonista maschile Albrecht, allo stesso tempo grazioso e vigoroso. Il danzatore ci ha gentilmente concesso un’intervista rispondendo ad alcune curiosità:
Caro Danilo, innanzitutto, ci puoi raccontare come si è sviluppato il processo di creazione del balletto Giselle?
Il processo di creazione è stato un percorso lungo ed intenso, ma allo stesso tempo estremamente emozionante. Abbiamo iniziato le prove a fine luglio e fin da subito abbiamo fatto un lavoro molto approfondito sia dal punto di vista tecnico che interpretativo. Successivamente, più vicini alle date degli spettacoli, abbiamo iniziato a fare i “filati” del balletto intero, insieme al Corpo di Ballo, per poi arrivare in
palcoscenico a provare con costumi, scenografie, luci ed Orchestra.
Com’è stato il tuo approccio al ruolo di Albrecht? Quali aspetti hai indagato maggiormente, sia emotivamente che tecnicamente?
Per me interpretare Albrecht è stato un momento davvero speciale, perché era la prima volta che approcciavo al ruolo. Mi sono dedicato molto all’aspetto espressivo e narrativo del personaggio come la sua passione, i suoi conflitti interiori e il dramma. Invece, dal punto di vista tecnico, ho lavorato molto sulla leggerezza dei movimenti e sulla qualità delle transizioni, perché Albrecht deve sembrare sempre elegante e controllato, anche nei momenti più intensi, come nel secondo atto in cui balla fino alla morte, concludendo con 32 entrechat six che non tralasciano la morbidezza delle braccia e la pulizia delle linee. Inoltre, ho curato con
attenzione tutto il lavoro di partnering con la protagonista femminile, poiché la fiducia, i sostegni e il modo in cui la si “guida” in scena sono fondamentali per far capire la profondità del rapporto fra i due protagonisti.
Com’è la connessione che si è creata con la tua partner Luisa Ieluzzi, étoile ed interprete di Giselle, e come avete lavorato insieme?
Io e Luisa ci conosciamo da più di 15 anni, mi ha visto crescere e abbiamo un legame d’amicizia meraviglioso. Quindi, lavorare insieme a lei è stato molto bello perché tra noi c’è sempre stata un’intesa speciale.
A tuo avviso, come si caratterizza e si differenzia questo balletto rispetto ad altri portati in scena?
A mio avviso Giselle si caratterizza soprattutto per la sua forte componente narrativa ed emotiva rispetto ad altri balletti che puntano di più sulla spettacolarità o sulla tecnica pura. In questo caso la storia e i sentimenti sono al centro di tutto: amore, tradimento, follia e perdono.
Se dovessi decretare un “podio” dei tuoi ruoli da protagonista, interpretati da quando sei diventato étoile, cosa ci diresti? Includeresti anche Albrecht e dove lo collocheresti?
Assolutamente sì. Per ora il mio podio è questo, poi magari con il passare degli anni
cambierà: 1. Onegin (Onegin, Jhon Cranko); 2. Albrecht (Giselle, Patricia Ruanne); 3. Romeo (Romeo e Giulietta, Kenneth MacMillan).
Come ti senti per il prossimo balletto? Avete già iniziato a prepararvi? Ci puoi dare qualche notizia inedita sul Lo Schiaccianoci?
È sempre bello portare in scena Lo schiaccianoci è una tradizione che va avanti da molti anni. Abbiamo ovviamente già iniziato le prove e a breve saremo in scena con il primo spettacolo il 20 dicembre. Vi aspetto!
Sicuramente, anche se si è a livelli alti, come nel caso del Teatro di San Carlo di Napoli, la scelta di portare in scena un balletto dal calibro di Giselle non è facile, in quanto sfida sempre importante per chiunque lo riproponga oggi, specialmente considerando il peso dei compositori e degli interpreti passati. Prova di bravura e di prestigio ampiamente superata dal Massimo napoletano che è riuscito a dare lustro ad uno dei balletti più celebri del repertorio tersicoreo e più conosciuti dall’immaginario comune, che proprio per questo genera grande attesa nel pubblico esperto e non. Dunque, aspettative all’altezza del grande classico e dell’autorevolezza della scena partenopea, in continua crescita negli ultimi anni. Foto Luciano Romano