Luciano Berio: “Un ricordo al futuro – Lezioni americane”

A cura di Talia Pecker Berio
Il Saggiatore, 2025
Volume di 240 pagine
Collana La cultura
ISBN: 9788842835110
€ 24,00
Poter constatare il modo di ragionare di Luciano Berio nel suo intendere in modo dinamico il processo creativo è solo uno dei motivi per invitare il lettore ad avvicinarsi a questo volume. Pur parlando di musica, trattasi di pagine ove le argomentazioni, oltre che invitare ad una discussione aperta ed espansiva, si relazionano con una conoscenza tale da rendersi necessario predisporsi sia verso l’interdisciplinarietà che all’accoglienza del grande lascito di grandi maestri del passato. Il libro esce in occasione dei 100 anni dalla nascita del compositore e, per chi è dotato di memoria bibliografica, ricorda altre conferenze come quelle di Igor Stravinsky conosciute in Italia con il titolo Poetica della musica e tenute nella stessa Università americana (1939-1940) dove dopo 54 anni sono tenute da Berio. Se il titolo Un ricordo al futuro (derivato dall’azione musicale Un re in ascolto, 1984) evoca il complesso rapporto tra passato, presente e futuro, il sottotitolo Lezioni americane (che ricorda e omaggia le omonime lezioni di Italo Calvino) dichiara il contenuto del ciclo di conferenze che il compositore tenne a Harvard tra il 20 ottobre 1993 e il 6 aprile 1994, pubblicate nel 2006 per altra casa editrice. Il libro, oltre ad essere rivisto, è arricchito dal «Secondo Ciclo di Lezioni Magistrali» che Berio tenne, su invito di Umberto Eco, dal 5 aprile al 10 maggio 2000 alla Scuola Superiore di Studi Umanistici di Bologna, e presenta gli stessi titoli delle precedenti lezioni: Formazioni, Tradurre la musica, Dimenticare la musica, «O alter Duft», Vedere la musica, Poetica dell’analisi, tranne l’ultimo che, nel ciclo bolognese, è sostituito con Elogio della complementarità. Un altro dettaglio molto interessante è che, essendo prevista per ogni ‘lezione’, in entrambi i cicli, l’esecuzione di una delle sue Sequenze, non è difficile immaginare il pensiero critico di Berio nel parlare di musica e quanto, attraverso la figura dell’interprete, faccia parlare le sue opere. La curatela anche di questa nuova edizione è affidata a Talia Pecker Berio ed è interessante sottolineare il ravvisare della studiosa l’«interazione dialettica tra passato e presente, tra ricordo e oblio […] sempre sottesi di un ‘incrollabile fiducia nel futuro e nel potere della musica di attraversare distanze, di dare voce e forma a quella interazione e a quella fiducia». Berio, conscio della difficoltà di orientarsi in questo mare magnum, sembra voler prendere per mano il lettore aggiungendo: «voglio piuttosto invitarvi a valutare concretamente la ricchezza dell’evoluzione musicale del nostro tempo […] e voglio anche invitarvi a condividere con me alcune esperienze, alcuni punti di riferimento che sono stati utili a me, nel mio lavoro». La sensazione è quella di ‘entrare’ in un raffinato laboratorio creativo a condizione che si accetti lo stesso suo impegno e piacere nel «leggere o ascoltare la musica che […] si interroga, ci interroga e ci invita ad analizzare e, talvolta, a rivedere il nostro rapporto con il passato, con un cammino intrapreso, scoperto, ritrovato o volutamente smarrito». La lettura di questa pubblicazione è anche occasione per acquisire un atteggiamento immersivo nella musica, indipendentemente se «vecchia o nuova che sia», purché ci si predisponga ad intendere non solo il suono ma anche l’ ‘idea’. Scorrendo le pagine si incontrano concetti e modus operandi che pian piano fanno percepire la musica come «un immenso edificio alla costruzione del quale una moltitudine di musicisti ha lavorato per alcuni millenni, avendo la Storia (si fa per dire) come architetto e la società come designer». Ma nella logica del compositore per la quale tutto si rinnova e si trasforma (panta rei) è proprio il dubbio a diventare il motore che porta ad ulteriore conoscenza fino a diventare un’autentica opportunità di scoperta. Per arrivare a ciò è importante approcciarsi al volume concedendosi tempo per riflettere affinché poter ritrovare, per esempio, concetti, ragionamenti come quello che porta alla nozione di germe. Nel comporre, com’è ravvisabile negli ultimi lavori di Anton Webern, essa conduce alla Metamorfosi delle piante di Goethe in cui «lo stelo è già contenuto nella radice, la foglia nello stelo e il fiore, a sua volta, nella foglia: variazione su una stessa idea». Leggere e percepire questo libro in itinere è anche, soprattutto per i non addetti ai lavori, occasione per ‘scoprire’, per esempio, che l’incipit (le prime 5 note) del soggetto della fuga iniziale della Musica per archi, percussioni e celesta di Bartók corrisponde allo stesso inizio delle Variazioni op. 30 di Webern e dulcis in fundo, come ricorda Berio, «contengono la famosa cellula melodica sul nome BACH e le prime tre sono l’incipit di una canzone popolare ungherese». Un altro tassello importante da segnalare è l’ultimo capitolo: Elogio alla complementarità ove, tra i tanti esempi, si ricorda l’universo maschile e quello femminile o l’idea di cultura e quella di natura. Ciò appare altrettanto significativo in quanto può accadere «fra le diverse voci di una polifonia» in cui ognuna apporta nuova luce dialettica considerando che «le cose non sono mai sole». Come accade alla fine di questo interessantissimo volume in cui Berio si è sentito «obbligato a formulare pensieri che altrimenti sarebbero rimasti nascosti fra le note, nelle pagine del [suo] lavoro, della [sua] musica», si invitano i lettori a riflettere sui grandi temi della cultura in cui, soprattutto attraverso il dialogo tra letteratura, poesia e filosofia, anche il pensiero compositivo può portare non solo alla riflessione sulla musica, ma all’incontro di un’umanità che ha sempre più bisogno di ascoltare con orecchie intelligenti.