Milano, Teatro alla Scala, Fuori Stagione 2025
“ANNA A.”
Opera in frammenti su libretto di Paolo Nori in collaborazione con Fabrizio Sinisi
Musica di Silvia Colasanti
Anna del Presente ELENA GHIAUROV
Lidija Čukovskaja CARLOTTA VISCOVO
Anna del Passato LAURA LOLITA PEREŠIVANA*
Nina Berberova/ Marina Cvetaeva ALEKSANDRINA MIHAYLOVA
Zinaida Gippius/ Nadežda Mandel’štam VALENTINA PLUZHNIKOVA
Osip Mandel’štam HAIYANG GUO*
Sergej Gorodeckij/ Nikolaj Punin GEUNHWA LEE*
Nikolaj Gumilëv/ Michail Bulgàkov WONJUN JO*
Il Potere DAMIANO SALERNO
Boris Pasternàk XHIELDO HYSENI*
*Allieva e allievi dell’Accademia di perfezionamento per cantanti lirici del Teatro Alla Scala
Orchestra e Coro Giovanile dell’Accademia del Teatro alla Scala
Direttore Bruno Nicoli
Maestro del Coro Dario Grandini
Regia Giulia Giammona
Scene Lisa Behensky
Costumi Giada Masi
Luci Andrea Giretti
Video Martin Mallon
Coreografia Alessandra Bareggi
Commissione e Nuova Produzione del Teatro alla Scala
Milano, 01 dicembre 2025
Il talento operistico di Silvia Colasanti è adamantino: poche e pochi in Italia hanno oggi il naturale intuito drammaturgico delle sue partiture, elemento che la pone al di sopra di stanche mode compositive, in nome della massima fruibilità da
parte del pubblico dei linguaggi musicali contemporanei. Operazione riuscita anche con questa “Anna A.”, opera sulla vita della poeta russa Anna Achmatova, affidata alle voci giovani della Scala di Milano e accolta con ottima risposta da un pubblico singolarmente caloroso. La vicenda è ricreata per flashback, grazie a un sapiente libretto di Paolo Nori (recentemente in tournée con due suoi monologhi, v. qui) e alterna personaggi recitati e cantati. Anna, da anziana, conversa con l’amica Lidija del suo passato, facendo rivivere il formidabile milieu culturale sovietico degli Anni Trenta, ma anche capitoli più personali e sofferti, come l’amore, la maternità, la militanza politica. Ecco allora che la scena diviene il palcoscenico dei ricordi, a volte dei martìri di un sistema ingiusto, quanto percepito come inevitabile. La nutrita compagine canora vede brillare ben più della sola
protagonista, a dimostrazione che l’Accademia scaligera funziona ancora bene. In ogni caso spicca il soprano Laura Lolita Perešivana grazie ad una prova tecnicamente di livello alto, una linea di canto impeccabile e un fraseggio sempre accutato e attento; accanto a lei si fanno notare Aleksandrina Mihaylova (nel doppio ruolo di Nina Berberova e Marina Cvetaeva) per lo smalto e l’omogeneità del canto, e Damiano Salerno, baritono dal suono chiaro un po’ asprigno, in questo caso adattissimo al ruolo mefistofelico (l’incarnazione del Potere) che interpreta. Tra gli allievi dell’Accademia della Scala, invece, si distinguono Haiyang Guo (nel sofferto ruolo di Mandelštam), il baritono Wonjun Jo (Gumilëv/Bulgàkov) e il basso Xhieldo Hyseni, (Pasternàk), dotati di colori particolarmente piacevoli e capaci di un’ottima aderenza alla linea di canto. Tuttavia la protagonista assoluta della
produzione, oltre che della recita, è l’attrice Elena Ghiaurov, che interpreta la parte dell’anziana Anna, protagonista anche delle belle proiezioni di Martin Mallon che sovrastano la scenografia d’interno minimalista di Lisa Behensky; Ghiaurov conosce perfettamente l’arte di porre la sua voce sulla musica e talvolta di intrecciarla al canto: le sue note capacità interpretative suggellano una prova di attrice che poche possono vantare di aver sostenuto con così largo successo. Una particolare nota di merito va anche al Coro Giovanile della Scala, diretto dal maestro Dario Grandini, che, nella sola compagine femminile, ha saputo impreziosire con grande coinvolgimento l’azione scenica (come nel drammatico momento dell’assedio di Leningrado). La regia di Giulia Giammona si sviluppa in maniera coerente al libretto: un angolo del proscenio è dedicato all’anziana Anna e a Lidija, mentre il pieno della scena è il sito del ricordo e della riflessione, nel quale
si animano svariati personaggi e luoghi, siano essi la casa di Zinaida Gippius o le strade di Leningrado – in tal senso è stata molto efficace l’uso anche di proiezioni, che, per una volta, hanno implementato, e non sminuito, l’azione scenica. In generale, l’intera iniziativa si rivela pienamente riuscita, sia sul piano della più pura divulgazione culturale (l’opera è un omaggio sincero e spassionato alla Achmatova, ma anche rispettoso delle sue coordinate storico-letterarie), sia su quello drammaturgico e operistico: “Anna A.” merita senza dubbio di ritornare in stagione presso questo teatro, dato che per quest’anno è stato rappresentato per sole sei repliche. Foto Brescia & Amisano
Milano, Teatro alla Scala: “ANNA A.”