Milano, Teatro fACTORy32, Stagione 2025/26
“RICHIAMO PER FAGIANI”
di Igor Chierici
David IGOR CHIERICI
Branislav LUCA CICOLELLA
Regia e Produzione Compagnia Chierici/Cicolella
Milano, 29 novembre 2025
Ritorniamo con piacere alla fACTORy32 di Milano per un dramma contemporaneo dalle tinte forti, “Richiamo per fagiani”, scritto dal genovese Igor Chierici. Il testo è breve e serratissimo, ed è lo scontro tra due uomini, in Svizzera, nel 1977, coinvolti nel rapimento di una bambina – un testo che vorrebbe avere la forza di una rasoiata, ma che in realtà sul piano drammaturgico non è del tutto riuscito, principalmente per tre motivi: il primo è che non c’è quasi pólemos tra i due protagonisti, giacché uno spara all’altro, da quel momento (cioè per circa due terzi del dramma) questi è costretto a terra, sofferente, incapace di poter reagire a quello che l’uomo con la pistola dice o fa, e così il testo prende
più l’andamento di una lunga confessione estorta che di un thriller. Il secondo motivo per cui troviamo acerba questa drammaturgia è la scarsa credibilità del soggetto in generale (e qui, si avvisa il lettore che seguiranno degli spoiler): due uomini russi, nel ‘77, con scarsissime probabilità avrebbero potuto trovarsi in Svizzera; costoro, in Russia, nel ‘77 con altrettanto scarse probabilità avrebbero potuto essere coinvolti in un traffico di organi e bambini, ma, se anche fosse stato plausibile, di certo il governo sovietico non avrebbe consentito a nessuno coinvolto in esso (vittima o carnefice che fossero) di lasciare il Paese per una meta al di là della cortina di ferro; men che meno dalla Russia una donna avrebbe potuto ripetutamente telefonare con semplicità in una birreria svizzera; insomma, un risultato più credibile si sarebbe raggiunto se l’ambientazione fosse stata contemporanea. Infine, il finale è troppo svelto e incoerente col resto della storia: è poco plausibile che un bambino non si svegli dopo due colpi di pistola, ma in seguito a un rumore da interno; inoltre, se il personaggio di Branislav fosse ancora coinvolto in un traffico di neonati (cosa assai
complessa nel contesto geopolitico del ‘77, ma glissons), certo non potrebbe tenerseli nel retrobottega della birreria che gestisce come copertura, almeno non senza un aiuto, con ogni probabilità femminile: la mancanza di un terzo personaggio, che si incarichi anche di articolare l’azione scenica dopo il ferimento del “cattivo”, si fa sentire – contribuirebbe peraltro a chiarire spunti poco sviluppati, e a dare un terzo punto di vista sulla questione, aumentando sensibilmente il dubbio e lo smarrimento dello spettatore. Per queste ragioni la rasoiata si trasforma in una serie di pugni, talvolta più cattivi, altri più goffi, e non tutti vanno a segno. Le interpretazioni dei due attori, d’altro canto, sono davvero di livello alto: probabilmente tra il “buono” Chierici, folle per la perdita della figlia, e il cattivo Luca Cicolella, rapitore di bambini, il secondo emerge di più, grazie a un personaggio più interessante e complesso, impegnato in lunghi soffertissimi monologhi mentre si contorce dal dolore. Igor Chierici, dal canto suo, si muove con eleganza e crescente intensità, in un ruolo forse più stereotipato, ma cui sa conferire il giusto mix di tensione e drammaticità. Queste performance efficaci compensano le falle della drammaturgia, rapendo di fatto l’attenzione degli spettatori, che alla fine coprono di molti applausi gli interpreti. Foto Valerio Iglio
Milano, Teatro fACTORy32: “Richiamo per fagiani”