Napoli, Teatro di San Carlo: “Partenope. Musica per la sirena di Napoli”

Napoli, Teatro di San Carlo, Stagione d’Opera e Danza 2025/26
“PARTENOPE. MUSICA PER LA SIRENA DI NAPOLI”
Opera in un atto su libretto di Guido Barbieri e Sandro Cappelletto
Musica di Ennio Morricone
Edizioni SZ Sugar
Partenope 1 JESSICA PRATT
Partenope 2 MARIA AGRESTA
Persefone DÉSIRÉE GIOVE
Melanio FRANCESCO DEMURO
Narratore MIMMO BORRELLI
Orchestra e Coro del Teatro di San Carlo
Direttore Riccardo Frizza
Maestro del Coro Fabrizio Cassi
Regia Vanessa Beecroft
Regista Collaboratore Danilo Rubeca
Costumi Vanessa Beecroft e Daniela Ciancio, in Collaborazione con Chemena Kamali per Chloé
Coreografia Vanessa Beecroft e Danilo Rubeca
Luci Nunzio Perrella
Nuova produzione del Teatro di San Carlo.
Prima esecuzione assoluta
Napoli, 14 dicembre 2025
Al Teatro San Carlo, un evento di rilevanza storica: la prima esecuzione assoluta di Partenope. Musica per la sirena di Napoli di Ennio Morricone, opera in un atto. Si tratta del solo lavoro operistico scritto dal celebre compositore – la cui produzione musicale è, notoriamente, determinata dalla presenza di raffinate colonne sonore, ma – come sottolineato da Roberto Calabretto in uno scritto, inserito nel programma di sala del teatro lirico napoletano – è interessata anche dalla presenza di «partiture cameristiche» e «ensemble vocali». La preziosità del risultato teatrale ottenuto è, dunque, paradigmatica di una versatilità compositiva e di una sensibilità artistico-musicale estreme. Il soggetto operistico reca in sé una «mitica» tragicità, derivante dal mito «letterario» di Partenope e, dunque, dalla «mitica» creazione della città partenopea – la cui 2500ª ricorrenza dalla fondazione viene, pertanto, proprio celebrata anche attraverso la rappresentazione dell’opera morriconiana – su libretto composto da Guido Barbieri e Sandro Cappelletto: «Il libretto raccoglie le diverse versioni del mito di Partenope», sottolineano i librettisti in uno scritto – inserito nel summenzionato programma –, e ricordano anche che il Maestro compone l’opera nel 1996, accettando, «con entusiasmo», la proposta artistica. La regista Vanessa Beecroft riesce a collocare le vicende «mitiche» di Partenope entro un progetto registico tragicamente suggestivo, accuratamente illuminato da Nunzio Perrella. Il carattere potentemente «scultoreo» della rappresentazione è determinato dalla raffinatezza e dalla trasparenza dei costumi, di Beecroft medesima e Daniela Ciancio. L’azione scenica non viene svolta dagli attori-cantanti – impegnati, scenicamente, nella lettura del testo; viene, dunque, svolta da attrici e un attore, il cui linguaggio gestuale e i cui movimenti danzati consentono la restituzione scenica delle vicende, «poeticamente» rievocate dal testo. Il linguaggio scenico, determinato dalla coreografia di Beecroft e Danilo Rubeca, riesce a dare forma a un disegno drammaturgico «secondario». Il «Coro femminile» è scenicamente assente – collocato, pertanto, «fuori scena»; come assente è Persefone – la cui «presenza» è ravvisabile soltanto in registrati e brevi interventi parlati (la «voce […] dovrà essere registrata», come specificato nel libretto). Il carattere irrealistico e il tono «trasognato» degli interventi vengono efficacemente restituiti da Désirée Giove (soprano recentemente apprezzato in Medea). Un disegno registico estremamente essenziale. Essenzialità determinante anche la lettura della scrittura strumentale, ottimamente effettuata da Riccardo Frizza – alla testa dell’Orchestra del San Carlo. Il racconto musicale, di elegante «minimalismo», reca in sé un’atmosfera «mitica» – anche ottenuta attraverso un impiego «drammatico» delle percussioni. Il tessuto orchestrale, particolarissimo – caratterizzato dall’assenza dei violini –, viene efficacemente governato. Il costrutto musicale dell’opera appare determinato da un formalismo di fondo, entro cui sono state perfettamente innestate, dal compositore, digressioni espressive di carattere popolare (suggestive tarantelle, idealmente alludenti alla tradizione folclorica musicale napoletana, collocate nell’impianto operistico a sostegno degli interventi recitati del Narratore, in lingua napoletana. Ne parla anche Roberto Calabretto, sempre nel suddetto programma). Il formalismo appare proprio determinato dalla regolare alternanza di momenti cantati e momenti parlati, di carattere narrativo: una commistione stilista di notevole modernità – a cui Frizza riesce a donare un’evidenza sorprendente. Il ruolo di Partenope è stato, dal compositore, affidato a due soprani: soluzione drammaturgico-musicale suggestiva, perché metaforica rappresentazione scenica di un dualismo caratteriale estremo – determinato, pertanto, da sentimenti nettamente contrastanti: da un lato, una «passione» amorosa latente e parzialmente repressa; dall’altro lato, il tormento derivante dalla profanata «castità» («ostilità verso Melanio» e «desiderio ancora inconscio», viene sottolineato nel libretto). A Jessica Pratt, è stata affidata la scrittura vocale, prevalentemente «recitata», di Partenope 1; a Maria Agresta, quella di Partenope 2, prevalentemente «cantata». E, come specificato nelle indicazioni del libretto, «le due cantanti [avrebbero anche potuto] scambiarsi reciprocamente le parti», e «alternarsi [quindi] nell’intonare anche singole parole e singole frasi». Il compositore – pertanto – concede, astrattamente, una certa improvvisazione interpretativa. Ottima, dunque, Pratt: il soprano offre una notevole interpretazione del ruolo, i cui interventi – parlati e di «recitazione intonata» (come da indicazione del libretto) –, vengono risolti, nei Duetti con Partenope 2, attraverso ricchezza ed espressività di fraseggio e preziosità del colore vocale. Parimenti ottima, inoltre, anche l’interpretazione di Maria Agresta, la cui lettura del ruolo è notevolmente determinata da: dominio del registro acuto come di quello grave; impiego «espressivo» della vocalità, anche quando impegnata a esplorare zone impegnative della scrittura; appropriata padronanza di fraseggio; lucentezza del colore vocale. Il secondo Duetto, sempre come da indicazione del libretto, riesce ad «assumere via via il carattere di una competizione vocale» di suggestiva efficacia. Nel ruolo di Melanio, Francesco Demuro. Il tenore riesce a risolvere appropriatamente il ruolo, garantendo al pretendente di Partenope un notevole comportamento vocale, e – nonostante la «brevità» della parte affidatagli – riescono a emergere, con teatrale evidenza: corretta padronanza del registro acuto e drammaticità di fraseggio. A Mimmo Borrelli, invece, è stato affidato il ruolo del Narratore. L’attore risolve opportunamente i suoi interventi parlati, di carattere narrativo, scritti in lingua napoletana (determinata da un’eleganza «stilisticamente» novecentesca); una lingua, anche sostenuta dal linguaggio gestuale, sempre così attentamente governata: emerge, pertanto, un uso «drammatico» della parola, costantemente interessata, attraversata da gradazioni di colore e di tono vocali. Ottimo il «Coro femminile» del San Carlo, opportunamente preparato da Fabrizio Cassi: gli interventi, di carattere «sacrale» (il libretto parla di «invocazioni»), riescono ad assumere una funzione altamente «drammatica». Un’opera, dunque, estremamente preziosa – di cui ci auguriamo una costante presenza nei cartelloni lirici; un titolo che, al San Carlo, ha riscosso un entusiastico successo di pubblico. Foto Luciano Romano