Padova, Teatro Verdi, Stagione lirica 2025/26
“CARMEN”
Opéra-comique in quattro atti su libretto di Henri Meilhac e Ludovic Halévy dalla novella omonima di Prosper Mérimée
Carmen CATERINA PIVA
Don José PAOLO FANALE
Escamillo CLAUDIO SGURA
Micaëla FRANCESCA DOTTO
Frasquita ANGELICA DISANTO
Mercédès ELEONORA FILIPPONI
Dancairo WILLIAM HERNANDEZ
Remendado ROBERTO COVATTA
Zuniga ALESSANDRO RAVASIO
Moralès SAIDA GOBECHIYA
Orchestra di Padova e del Veneto
Coro Lirico Veneto
Coro Voci Bianche del Teatro Sociale di Rovigo
Direttore Marco Angius
Maestro del Coro Alberto Pelosin
Voci bianche dirette da Marco Angius
Regia e scene Filippo Tonon
Costumi Filippo Tonon, Carla Galleri
Luci Fiammetta Baldisseri
Coreografie Maria José Leon Soto
Produzione in coproduzione con Teatro Comunale Mario Del Monaco di Treviso – Teatro Sociale di Rovigo – Fondazione Teatro di Pisa – Fondazione Rete Lirica delle Marche
Padova, 29 dicembre 2026
È ormai luogo comune ricordare come Carmen, al suo debutto parigino del 1875, venisse accolta con sospetto e scandalo, per poi affermarsi come una delle opere più rappresentate del repertorio. Ma ribadirlo non è retorica: significa riconoscere come Bizet, in quell’incontro di opéra-comique, tragedia borghese e impulso verista ante litteram, abbia creato un teatro musicale dalla modernità sorprendente. La produzione presentata al Teatro Verdi di Padova rende evidente questa modernità, senza museificarla e senza stravolgerla. La regia di Filippo Tonon, inserisce la vicenda in un contesto legato alla modernità industriale, evitando la solita cartolina “spagnoleggiante” e riportando la vicenda alla sua crudezza umana. Le scene, costruite con funzionalità narrativa, sostengono il flusso drammaturgico: un coinvolgente ma sobrio scenario da seconda rivoluzione industriale apre il primo
atto, che si trasforma, grazie a degli originali pannelli in legno, nell’osteria di Lillas Pastia. La quinta da scenario bellico del terzo atto si presta a diventare infine una brillante e sfarzosa corrida nel quarto. Le luci di Fiammetta Baldisseri danno profondità allo spazio scenico, scolpendo atmosfere non decorative ma psicologiche composte da individui reali, desideri reali, conflitti sociali e personali. Le coinvolgenti coreografie di Maria José Leon Soto diventano parte del racconto, mai semplice contorno folclorico. Inoltre le numerose presenze sceniche si muovono senza intralci, cosa non facile, senza limitarsi certo a fare da sfondo di cartolina. Rilevanti anche i costumi che contribuiscono a creare un bellissimo quadro oleografico. Il risultato è uno spettacolo coerente, che sa parlare al presente senza mai tradire Bizet. Sul piano musicale, Marco Angius imprime alla partitura un respiro chiaro, luminoso, mai opaco o pesante. La cura dei colori orchestrali restituisce quella particolare raffinatezza francese che colloca Carmen accanto a Gounod e Massenet, pur anticipando, per densità emotiva e tensione teatrale, sensibilità successive. La tessitura ritmica della Habanera, la sottile ironia della Seguidilla, la tensione drammatica della scena delle carte, il caldo intermezzo musicale che apre il terzo atto e il progressivo scurirsi dell’ultimo atto trovano in Angius un interprete attento alla coerenza drammatica e alla verità teatrale. L’Orchestra di Padova e del Veneto risponde con precisione e duttilità, mentre il Coro Lirico Veneto preparato da Alberto Pelosin mostra compattezza e una notevole presenza scenica;
impeccabile, partecipe e musicalmente solido anche il Coro Voci Bianche del Teatro Sociale di Rovigo. Caterina Piva, bravissima e inappuntabile, offre una Carmen di grande intelligenza musicale: voce duttile, fraseggio curato, consapevolezza drammaturgica. La sua Carmen non è solo seduzione: è libertà, sfida, lucidità tragica. Paolo Fanale, Don José, scolpisce un percorso psicologico chiaro e credibile, sostenuto da una linea vocale generosa e al contempo controllata, con particolare efficacia nel progressivo crollo emotivo del personaggio. Claudio Sgura porta ad Escamillo solidità vocale e carisma scenico, in linea con la migliore tradizione del ruolo, mentre Francesca Dotto regala una Micaëla intensa e musicalmente rifinita, capace di commuovere senza sentimentalismi facili. Completano con sicurezza e coesione l’eccellente squadra di artisti che di certo non si lascia mettere in ombra dai protagonisti: Angelica Disanto e Eleonora Filipponi brillano nei momenti d’assieme; William Hernandez e Roberto Covatta offrono freschezza teatrale; Alessandro Ravasio e Said Gobechiya assicurano autorevolezza ai loro personaggi, contribuendo a un insieme vocalmente omogeneo e scenicamente vivo. Un plauso anche all’ottima dizione francese di tutti i cantanti. Accolta con grande calore dal pubblico, questa Carmen padovana dimostra come rispetto della tradizione, consapevolezza storica e lettura contemporanea possano convivere. Foto Nadia Hach
Padova, Teatro Verdi: “Carmen”