Roma, MUCIV-Museo delle Civiltà
LABORATORIO NEANDERTHAL: Le scoperte di Grotta Guattari
progettato da Studio Azzurro
sotto la direzione artistica di Leonardo Sangiorgi e Giuseppe Carmosino
a cura di Maria Grazia Filetici e Andrea Viliani
Comitato Tecnico-Scientifico formato da Luigi La Rocca (Capo del Dipartimento per la Tutela del Patrimonio Culturale), Massimo Osanna (Direttore Generale Musei), Alessandro Betori e Antonio Borrani (Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio per le Province di Frosinone e Latina), Andrea Viliani, Francesca Alhaique, Francesca Candilio e Alessandra Sperduti (MUCIV-Museo delle Civiltà), Stefano Benazzi (Alma Mater Studiorum – Università di Bologna), David Caramelli (Università degli Studi di Firenze), Giorgio Manzi e Alessia Nava (Sapienza Università di Roma), Mario Federico Rolfo (Università degli Studi di Roma Tor Vergata)
Roma, 18 dicembre 2025
Nel nuovo spazio inaugurato dal MUCIV–Museo delle Civiltà, intitolato Laboratorio Neanderthal. Le scoperte di Grotta Guattari, il passato più remoto della presenza umana nella penisola italiana viene restituito non come reliquia cristallizzata, ma come sistema di conoscenze in continua trasformazione.
L’allestimento, ospitato nella nuova Sala Guattari del Palazzo delle Scienze, si configura come un luogo in cui la ricerca scientifica, la conservazione museale e la trasmissione del sapere convergono in un unico dispositivo narrativo, capace di tenere insieme rigore metodologico e apertura interpretativa. Al centro del progetto vi sono i reperti provenienti da Grotta Guattari, sito preistorico di rilevanza internazionale situato sul promontorio del Circeo. Il loro trasferimento e la loro musealizzazione permanente segnano un passaggio decisivo: non si tratta soltanto di esporre materiali fossili e litici, ma di ricollocarli all’interno di un contesto stratigrafico, ambientale e storico che ne restituisca la complessità. La riunificazione dei reperti rinvenuti nel 1939 con quelli emersi a partire dal 2019 consente oggi di leggere quel sito non più come episodio isolato, ma come un archivio coerente di dati sulla frequentazione del territorio, sulle dinamiche ecologiche e sulle forme di adattamento di una popolazione umana estinta. Il celebre cranio rinvenuto nell’“Antro dell’Uomo”, a lungo interpretato come prova di pratiche rituali violente, viene sottratto definitivamente a letture sensazionalistiche. Gli studi più recenti, fondati su analisi tafonomiche e contestuali, hanno mostrato come la grotta fosse, in determinate fasi, una tana di iene, e come i resti umani siano stati probabilmente introdotti da questi carnivori insieme a quelli faunistici.
Questo ribaltamento interpretativo non riduce il valore del ritrovamento, ma lo rafforza: dimostra quanto la conoscenza scientifica sia un processo cumulativo, fondato sulla revisione critica delle ipotesi precedenti. Le campagne di scavo avviate dal 2019 hanno restituito quindici ulteriori resti umani, tra cranio, post-cranio e denti isolati, configurando il complesso di Grotta Guattari come il più consistente insieme di resti neanderthaliani finora noto in un singolo sito italiano. A questi si affiancano strumenti litici e una ricca documentazione faunistica che include cervi, bovini selvatici, cavalli, iene, elefanti e rinoceronti. Tale insieme permette di ricostruire non solo le condizioni ambientali e climatiche del Pleistocene superiore, ma anche le relazioni tra specie diverse all’interno di un medesimo ecosistema. L’allestimento museale traduce questa complessità in un’esperienza percettiva e cognitiva. Lo spazio espositivo, ispirato alle descrizioni del diario di scavo del 1939, evoca l’ambiente ipogeo della grotta senza ricorrere a ricostruzioni mimetiche.
Luci radenti, superfici scure e fenditure luminose accompagnano il visitatore in un percorso che privilegia la comprensione progressiva, più che l’accumulo di informazioni. I reperti non sono isolati in vetrine neutre, ma inseriti in una narrazione che mette in relazione materia, tempo e conoscenza. Particolarmente significativo è il ricorso a dispositivi multimediali che non sostituiscono il dato scientifico, ma lo amplificano. Tavoli interattivi, postazioni immersive e voci dei ricercatori permettono di seguire le fasi dello scavo, le analisi di laboratorio e le interpretazioni in corso. La scienza viene così mostrata nel suo farsi, come pratica condivisa e mai definitivamente conclusa. Il museo si presenta non come luogo di verità statiche, ma come infrastruttura pubblica della conoscenza. In questo senso, il Laboratorio Neanderthal assume un valore che va oltre il singolo progetto espositivo. Inserendosi nel programma di celebrazioni per i 150 anni dalla fondazione del Regio Museo Preistorico Etnografico di Luigi Pigorini, esso riafferma la vocazione del MUCIV come istituzione dedicata allo studio delle origini, ma capace di dialogare con il presente.
L’evoluzione viene proposta non come linea retta conclusa, bensì come processo aperto, in cui le interazioni tra esseri umani, animali e ambiente continuano a interrogare il nostro tempo. La riflessione finale suggerita dal percorso – la possibilità che le società contemporanee divengano, un giorno, oggetto di studio come lo sono oggi i Neanderthal – non è una provocazione retorica, ma un invito alla responsabilità. Conservare, studiare e rendere accessibili questi reperti significa riconoscere che la memoria profonda della specie umana è parte integrante del presente. In questa prospettiva, Grotta Guattari non è soltanto una grotta, e la sala che oggi la ospita non è soltanto un museo: sono entrambi luoghi in cui il tempo lungo della storia naturale incontra il tempo critico della conoscenza. Installation view LABORATORIO NEANDERTHAL. Le scoperte di Grotta Guattari. MUCIV-Museo delle Civiltà, Roma. Foto Giorgio Benni
Roma, MUCIV-Museo delle Civiltà: “Laboratorio Neanderthal. Le scoperte di Grotta Guattari”