Roma, Palazzo Montecitorio
Sede della camera dei Deputati
Sala della Regina
ALES VERSO IL 2026
Report Annuale: risultati e prospettive future
Roma, 22 dicembre 2025
Nel dibattito italiano sui beni culturali persiste un vizio antico: si discute con passione di ciò che appare – le grandi mostre, gli eventi, le inaugurazioni – e si trascura sistematicamente ciò che rende possibile tutto questo. La gestione, l’organizzazione, il lavoro quotidiano restano sullo sfondo, percepiti come un ambito secondario, quasi tecnico, quando invece costituiscono la struttura portante dell’intero sistema.
È in questo spazio, spesso ignorato ma decisivo, che si colloca l’esperienza di ALES S.p.A., e proprio per questo la sua recente evoluzione merita una lettura attenta, priva di enfasi ma non di giudizio. ALES è una società in house del Ministero della Cultura. Una definizione che rischia di restare astratta se non se ne colgono fino in fondo le implicazioni. Significa che lo Stato ha scelto di dotarsi di uno strumento operativo interno, capace di agire secondo logiche pubbliche senza ricorrere costantemente all’esternalizzazione di funzioni essenziali. È una scelta che comporta responsabilità elevate, perché richiede una governance capace di coniugare rigore amministrativo, flessibilità organizzativa e visione di lungo periodo. In questo quadro, il ruolo della presidenza diventa tutt’altro che formale. Negli ultimi anni, sotto la guida di Fabio Tagliaferri, ALES ha conosciuto una crescita che non può essere letta soltanto in termini quantitativi. Il dato economico – un fatturato che ha raggiunto livelli mai registrati prima – è significativo non tanto per la cifra in sé, quanto per ciò che essa indica: una crescente fiducia istituzionale e un ampliamento delle responsabilità affidate alla società. Ancora più rilevante è la scelta di reinvestire gli utili, che superano i quindici milioni di euro, attraverso atti formali dello Stato, orientandoli a obiettivi di sistema e non a logiche autoreferenziali. È un segnale di metodo, prima ancora che di risultato. Questa impostazione non nasce per caso. È il frutto di una presidenza che ha inteso ALES non come semplice esecutore di servizi, ma come infrastruttura pubblica da consolidare nel tempo.
Il Presidente Fabio Tagliaferri ha insistito su un principio che nel contesto italiano appare quasi controcorrente: la stabilità come condizione del progetto. In un sistema spesso segnato dall’emergenza permanente, governare la continuità richiede una disciplina particolare. Significa rinunciare all’effetto annuncio e lavorare sulla durata, sulla coerenza delle scelte, sulla costruzione progressiva delle competenze. Uno degli effetti più evidenti di questa linea è il rafforzamento dell’organico. L’aumento delle assunzioni non risponde a una logica espansiva indiscriminata, ma a una precisa strategia di professionalizzazione. ALES ha investito in figure capaci di affrontare la complessità amministrativa, la progettazione, il coordinamento di interventi articolati, accanto ai servizi essenziali che garantiscono l’apertura e la fruizione dei luoghi della cultura. In un settore che per decenni ha vissuto di precarietà strutturale, questa scelta segna un cambio di passo che va ricondotto a una responsabilità chiara di indirizzo. Parallelamente, la società ha avviato un processo di riorganizzazione interna che, pur meno visibile all’esterno, risulta forse ancora più decisivo. Razionalizzare i flussi decisionali, investire nella formazione, chiarire ruoli e competenze significa assumersi il compito più difficile per un’istituzione pubblica: governare l’ordinario. Non sono operazioni spettacolari, ma sono quelle che distinguono una struttura che resiste da una struttura che cresce. La capacità di operare su eventi di grande portata internazionale rappresenta un ulteriore banco di prova di questa maturazione. Manifestazioni complesse, che richiedono standard elevati, coordinamento tra soggetti diversi e rispetto rigoroso delle procedure, non tollerano improvvisazioni.
In questi contesti, ALES ha svolto una funzione di garanzia dell’azione pubblica, dimostrando che l’efficienza non è incompatibile con il controllo istituzionale, ma ne è anzi una conseguenza. Anche qui, la stabilità dell’indirizzo presidenziale ha evitato la dispersione delle responsabilità. Un ambito particolarmente significativo è quello della gestione dell’Art Bonus, strumento fiscale che consente a cittadini e imprese di sostenere il patrimonio culturale attraverso erogazioni liberali, beneficiando di un credito d’imposta. Al di là della definizione tecnica, l’Art Bonus rappresenta un tentativo serio di coinvolgere la società civile nella tutela dei beni comuni. Affinché questo strumento funzioni, tuttavia, è necessaria una gestione rigorosa, trasparente e credibile. ALES ha assunto qui una funzione di presidio che va oltre l’amministrazione: garantire che il rapporto tra pubblico e privato si fondi sulla fiducia e sulla chiarezza delle procedure. L’attenzione dedicata all’Art Bonus rivela una concezione della cultura come bene condiviso, non come ambito di interventi episodici. È una visione che dialoga con l’idea di cultura “comunitaria” richiamata dal Ministero, ma che trova nella governance di ALES una traduzione concreta, fatta di controlli, monitoraggi e responsabilità.
Il progetto che guarda al 2026 si inserisce coerentemente in questo quadro. Non promette soluzioni miracolose, ma propone un modello fondato su competenza, durata e responsabilità pubblica. La presidenza di Tagliaferri emerge così non come figura carismatica, ma come garante di metodo. Ed è forse questa la forma più alta di leadership amministrativa: rendere il funzionamento ordinario una pratica riconoscibile, affidabile e stabile nel tempo. Attribuire alla presidenza il merito di quanto costruito non significa personalizzare i risultati, ma riconoscere il valore delle scelte. ALES non è diventata un’infrastruttura credibile per caso. È il frutto di un indirizzo che ha privilegiato la coerenza alla visibilità, la struttura all’evento, la responsabilità alla retorica. In un sistema culturale spesso segnato da discontinuità e improvvisazione, questo è un dato che merita di essere registrato con attenzione. Photocredit ALES SPA