Roma, Teatro dell’Opera: “Lohengrin”

Teatro dell’Opera di Roma Stagione di Opere e Balletti 2025- 2026
“LOHENGRIN”
Opera romantica in tre atti  

Poema e Musica di Richard Wagner
Heinrich der Vogler  CLIVE BAYLEY

Lohengrin DMITRY KORCHAK  
Elsa von Brabant JENNIFER HOLLOWAY  
Friedrich von Telramund TOMAS TOMASSON
Ortrud EKATERINA GUBANOVA
Der Heeruffer des Konigs ANDREI BONDARENKO

Vier brabantische edle ALEKO ALVAREZ CASTILLO*, DAYU XU,*GUANGWEI YAO*, JIACHENG FAN*
Vier edelknaben MARIKO IIZUKA, CRISTINA TARANTINO, SILVIA PASINI, CATERINA D’ANGELO
Dal progetto “Fabbrica”, Young Artist Program del Teatro dell’Opera di Roma
Coro e Orchestra del Teatro dell’Opera di Roma
Direttore Michele Mariotti
Maestro del coro Ciro Visco
Regia Damiano Michieletto
Scene Paolo Fantin
Costumi Carla Teti
Luci Alessandro Carletti
Drammaturgia Mattia Palma
Nuovo Allestimento del Teatro dell’Opera di Roma, in coproduzione con il Palau de Les Artes Reina Sofia di Valencia e Teatro La Fenice di Venezia

Roma 27 novembre 2025
Il Lohengrin di Wagner inaugura la stagione del Teatro dell’Opera di Roma dopo 50 anni di assenza dalle scene con tre interpreti che si cimentano per la prima volta con questo titolo, il regista Damiano Michieletto al suo debutto con la drammaturgia wagneriana, il direttore Michele Mariotti alla sua quarta inaugurazione romana ma al suo primo approccio alla partitura e il tenore Dmitry Korchak nel ruolo eponimo. La vicenda viene ambientata dal regista in un tempo astratto nel quale i personaggi spogliati della loro allure epica e fiabesca e delle molte incrostazioni retoriche del tempo, vivono il loro dramma interiore e la loro vicenda in una chiave di sincera, umana sofferenza. Lohengrin sembra esser giunto fra gli uomini non per coronare un sogno d’amore in un lieto fine che non vi sarà ma per ristabilire la verità e la giustizia. I tempi della lenta e ridondante drammaturgia wagneriana, così lontani da quelli del teatro italiano, vengono sapientemente vivificati da Michieletto in un insieme coerente e privo di cadute di tensione scenica, nel quale immagini e simboli non tutti immediatamente decifrabili e di nostro gusto personale, ma questo non vuol essere un giudizio di valore, trovano modo di albergare. Certo come ormai accade quasi in modo quasi ineluttabile la scena si apre sul preludio, il cigno non comparirà mai, le grigie giacchette dei coristi suggeriscono più l’immagine di un gruppo di impiegati della ASL di Anversa dei giorni nostri piuttosto che quella dei tempi di Enrico l’Uccellatore. Tuttavia, mettendo da parte aspetti legati al gusto individuale e al modo di vedere il teatro d’opera, lo spettacolo goduto con sguardo libero da aspettative, ricordi e nostalgie ha l’indubbio merito di funzionare e di offrire una narrazione convincente e densa di emozioni. Il maestro Michele Mariotti dirige la complessa e lunga partitura con bel suono, chiarezza di concertazione e una agogica forse più attenta alle ragioni del ritmo che al respiro del canto ma sempre sfumata, ricca di colori e soprattutto priva di gratuita e facile retorica. Il coro diretto dal maestro Ciro Visco in uno stato di grazia frutto senza dubbio di un felice istante di ispirazione artistica ma fiorito sul sempre fertile terreno di un profondo lavoro preparatorio, ha cantato con ricchezza di colori, magnifico fraseggio e dizione impeccabile. Nella parte del protagonista ha brillato il tenore e direttore d’orchestra russo Dmitri Korchak sensibile e raffinato interprete sul versante sia scenico che vocale. Jennifer Holloway ha ritratto una Elsa intensa e virginale con voce morbida, sicura ed omogenea. Brava anche Ekaterina Gubanova nella parte di Ortrud sia pure con qualche disuguaglianza nei registri. Su un piano di correttezza ma forse colti in una serata di forma vocale non ottimale sono apparsi Clive Bayley e Tomas Tomasson rispettivamente Heinrich e Telramund. Assai convincente è stato viceversa Andrei Bondarenko nel ruolo dell’araldo e tutti gli interpreti delle parti minori, compresi i ragazzi del progetto “Fabbrica”. Al termine lunghi e calorosi applausi per tutti gli interpreti musicali con qualche contestazione all’indirizzo della regia a nostro avviso immotivata. Prescindendo dal gusto, dalle posizioni e dalle aspettative personali crediamo che sia sempre bene confrontarsi anche con la diversità con animo libero da pregiudizi, cercando di comprendere e, perché no, di divertirsi siamo a teatro, guardando da orizzonti che siano i più ampi possibili. ph Fabrizio Sansoni-Opera di Roma