Roma, Villa Bonaparte
“SOIREES MUSICALES”
Raffaella Milanesi, soprano
Giulio Plotino, violino
Costantino Mastroprimiano, pianoforte e pianoforte storico
(Replica da Anton Walter, ca. 1795 – Urbano Petroselli)
Programma del Concerto
Camille Pleyel (1788–1855)
Premier Mélange d’Airs tirés des opéras de Rossini
Pianoforte Bechstein
Jean-François Le Sueur (1760–1837)
Trois Odes d’Anacréon, tradotte in versi francesi da Jean-Baptiste Gail
Soprano e pianoforte storico
(Prima esecuzione in tempi moderni)
Niccolò Paganini (1782–1840)
Variazioni su “Nel cor più non mi sento” di Giovanni Paisiello
Violino
François-Adrien Boieldieu (1775–1834)
Adagio non troppo dalla Sonata op. 2 n. 2
Pianoforte storico
Giovanni Paisiello (1740–1816)
Capriccio per Cembalo o Pian-Forte e Violino
(Ms. C.218 del Fondo Malerbi, Biblioteca Comunale di Lugo di Romagna)
Violino e pianoforte storico
(Prima esecuzione moderna)
Ferdinando Paër (1771–1839)
Clorinda. Stanze del Tasso nel Canto XII «Giunto a la Tomba».
Declamazione con musica
Voce sola e pianoforte storico
Luigi Cherubini (1760–1842)
Romance du Roman d’Estelle
Soprano, violino e pianoforte storico
Roma, 04 dicembre 2025
Con il concerto di questa sera si conclude il ciclo delle Soirées Musicales alla Villa Bonaparte, sede dell’Ambasciata di Francia presso la Santa Sede, inaugurato due anni fa e rapidamente affermatosi come uno dei progetti culturali più eleganti e coerenti della sede diplomatica. Questa serata finale non rappresenta soltanto la chiusura di una stagione di ascolto colto, ma un vero e proprio compendio del metodo che ha guidato il ciclo: riportare alla luce repertori rari, intrecciare ricerca storica e rigore esecutivo, restituire alla Villa la sua vocazione originaria di luogo dove la musica si fa conversazione intellettuale. Il concerto si è articolato come un viaggio attraverso le atmosfere frequentate da Lady Sydney Morgan, autrice irlandese fra le più acute dell’Ottocento europeo. Nei suoi Diari di viaggio in Italia, Lady Morgan osservò con sorprendente lucidità la vita culturale romana, facendo emergere la Villa della principessa Paolina Borghese come un laboratorio di sociabilità colta, dove la musica assumeva un ruolo centrale nella definizione delle identità e dei gusti dell’epoca. La programmazione odierna si pone dunque come un raffinato esercizio di ricostruzione di quel mondo perduto, nel quale la musica non era semplice intrattenimento, ma chiave interpretativa di un’intera civiltà.
L’apertura con il Premier Mélange d’Airs tirés des opéras de Rossini di Camille Pleyel ha introdotto alla perfezione il carattere franco-italiano dell’intera serata. La scrittura brillante e duttile di Pleyel restituisce infatti lo spirito cosmopolita della prima metà dell’Ottocento, quando il gusto per Rossini si diffondeva rapidamente nei salotti aristocratici europei. Di particolare rilievo la prima esecuzione moderna delle Trois Odes d’Anacréon di Jean-François Le Sueur, testimonianza di un classicismo vocale severo ma intriso di eleganza retorica. Il brano conferma quella sensibilità poetica che Lady Morgan riconosceva nelle migliori espressioni musicali francesi della sua epoca: un equilibrio tra misura formale e intensità emotiva, tra purezza della linea melodica e dignità della declamazione. Con le Variazioni su “Nel cor più non mi sento” di Niccolò Paganini il concerto ha toccato uno dei vertici espressivi della serata. La pagina, spesso interpretata come mero esercizio virtuosistico, è emersa in tutta la sua logica interna: un’evoluzione tematica che, pur fondata su audacia tecnica, segue un percorso musicale coerente e sorprendentemente narrativo. L’effetto complessivo richiama proprio quelle esecuzioni che Lady Morgan descriveva negli anni del suo soggiorno italiano, quando il virtuosismo diventava fenomeno sociale oltre che estetico. L’Adagio non troppo dalla Sonata op. 2 n. 2 di Boieldieu ha costituito un momento di raccoglimento rarefatto, tipico delle intime conversazioni musicali degli anni napoleonici, mentre la sezione finale dedicata a Paisiello, Paër e Cherubini ha completato il quadro: tre figure che, secondo la stessa Lady Morgan, contribuirono a ridefinire il gusto francese e italiano tra XVIII e XIX secolo. Il Capriccio paisielliano, l’intensa declamazione di Clorinda di Paër e la luminosa Romance du Roman d’Estelle di Cherubini hanno restituito una gamma di atmosfere che, pur diverse, condividono un comune senso della misura e della chiarezza, cifra musicale di tutto il concerto. La qualità dell’esecuzione è dipesa anche dalla finezza degli interpreti. Giulio Plotino, violino di linea pura e articolazione impeccabile, ha saputo unire controllo tecnico e consapevolezza stilistica, restituendo alle variazioni paganiniane un equilibrio raro tra virtuosismo e lettura strutturale.
Raffaella Milanesi, con un’emissione salda e luminosa, ha valorizzato la scrittura di Le Sueur grazie a un fraseggio attento alla prosodia e alla trasparenza timbrica, rendendo vive e intelligibili le sfumature poetiche del testo. Costantino Mastroprimiano, al pianoforte storico e moderno, ha assicurato un fondamento interpretativo rigoroso: tocco calibrato, chiarezza di articolazione e piena aderenza alla prassi esecutiva tra Sette e Ottocento, qualità che hanno donato coerenza e solidità all’intero impianto musicale. Oltre alla dimensione artistica, il concerto ha assunto un valore istituzionale profondo. L’Ambasciatrice Florence Mangin, che con sensibilità e visione ha rilanciato la vita culturale della Villa Bonaparte, saluta con questa serata la sua lunga e prestigiosa carriera diplomatica. La sua presenza, sempre discreta e attenta, ha segnato un periodo di straordinaria vitalità culturale. Insieme a lei, il marito Pino Adriano, figura di grande umanità e partecipazione, lascia un’impronta altrettanto preziosa: entrambi hanno contribuito a creare un ambiente di autentica ospitalità e raffinata convivialità, difficile da replicare. Il ciclo delle Soirées Musicales si chiude dunque con una serata che incarna perfettamente il suo spirito: rigore, eleganza, memoria e dialogo. In un’epoca di rapida trasformazione, Villa Bonaparte riafferma la cultura come strumento di continuità e di civiltà. La musica, come accadeva per Lady Morgan, torna a essere una forma di conoscenza, un ponte tra epoche, un gesto simbolico che ci permette di ascoltare il passato per comprendere meglio il presente.