Venezia, Palazzetto Bru Zane, Stagione 2025-2026, Eventi fuori festival
“CHAMPAGNE!”
Quatuor Våren
Violini Jean-Baptiste Iachemet, Elliott Pages
Viola David Heusler
Violoncello Adèle Quartier de Andrade
Auguste de Sayve: Quatuor à cordes en ré majeur n° 2, op. 13; Charles Dancla: Quatuor à cordes en sol majeur n° 8, op. 87
Venezia, 11 dicembre 2025
Una soirée in puro ‘stile-Palazzetto Bru Zane’ – festosa e ben augurante come una coppa di champagne bevuta in buona compagnia – ha concluso, a Venezia, l’attività concertistica, relativa al 2025, del Centre de Musique Romatique Française, in prossimità dell’inizio del nuovo anno. Protagonista un gruppo di giovani, talentuosi musicisti di Tolosa – Jean-Baptiste Iachemet e Elliott Pages (violini), David Heusler (viola), Adèle Quartier de Andrade (violoncello) –, fondatori nel 2017 del Quatuor Våren. Si tratta di una formazione, che con il suo stesso nome – våren è un temine svedese, traducibile in italiano con ‘la primavera’ – esprime la propria missione artistico-culturale: quella di infondere nuova vita anche a repertori meno conosciuti, come quello cameristico francese del XIX secolo. E in effetti una brezza primaverile ha piacevolmente solleticato l’interesse del pubblico – che gremiva la deliziosa sala dei concerti del palazzetto veneziano –, soggiogato dalla maestria con cui gli esecutori hanno saputo proporre due titoli assai poco frequentati: il Quatuor à cordes en ré majeur n° 2, op. 13 di Auguste de Sayve e il Quatuor à cordes en sol majeur n° 8, op. 87 di Charles Dancla. In entrambi i più che promettenti solisti si sono fatti apprezzare per l’indiscutibile qualità del suono, la perfetta intesa, la consapevolezza interpretativa. Il Quartetto di Auguste de Sayve – appartenente a quella generazione di compositori francesi della prima metà dell’Ottocento, che si dedicava alla musica da camera, guardando al classicismo viennese e contemporaneamente alla nuova sensibilità romantica – lascia trasparire l’eredità di Haydn e Mozart, filtrata dall’esperienza post-beethoveniana. Se la forma generale segue il modello classico in quattro parti, il linguaggio è già quello del XIX secolo: l’assetto strutturale si adegua all’espressività, le modulazioni si fanno talora audaci, ricorrono cantabili “all’italiana”. In questo pezzo, dalla scrittura chiara ed equilibrata, il primo violino non ha dominato come solista, ma ha dialogato autorevolmente con i suoi partner, in particolare con il prestante violoncello di Adèle Quartier de Andrade e le morbide sonorità della viola di David Heusler, spesso utilizzata per dare colore. Passione e lirismo si coglievano nel primo movimento, Allegro ma non troppo; grazia e leggerezza, senza affettazione, nel Minuetto e nel Trio; cangiante espressività e padronanza tecnica nell’Andante con variazioni, a partire da un tema intriso di mestizia; fascino discreto – quello di una valse veloce, ma non troppo – e atmosfera sognante nel conclusivo Allegro moderato. Mirabile esempio di classicismo tardivo – flessibile nella forma per corrispondere alle esigenze di un’intensa espressività –, il quartetto di Charles Dancla ha visto imporsi il primo violino di Jean-Baptiste Iachemet, senza nulla togliere agli altri tre strumenti concertanti, che hanno saputo contribuire con precisione e giusto accento al discorso musicale. Se una vivace teatralità ha animato il Moderato grazioso, il gusto per i cantabili sostenuti si evidenziava all’inizio dell’Andante espressivo, dove agli interventi appassionati del primo violino rispondeva in tono lirico la viola. Una conversazione a volte scherzosa e impulsiva – in cui gli strumenti si rispondevano per imitazione – conferiva particolare vivacità al Minuetto, inizialmente caratterizzato da un tema puntato dei violini (a due) sul pizzicato degli altri archi. L’energico movimento finale, Allegro vivace – tra l’altro basato su un sorprendente gioco di segmentazione dei motivi – culminava in una frenetica ‘corsa verso l’abisso’, espressa da una sorta di moto perpetuo del primo violino. Reiterati applausi a fine serata, placati dall’esecuzione di un fuoriprogramma: dal Quatuor à cordes “À ma Bretagne” di Jean Cras, il secondo movimento: Calme.
Venezia, Palazzetto Bru Zane: “Champagne!” con il Quatuor Våren