Venezia, Teatro La Fenice: Kazuki Yamada ed Ettore Pagano in concerto

Venezia, Teatro La Fenice, Stagione Sinfonica 2025-2026
Orchestra del Teatro La Fenice
Direttore Kazuki Yamada
Violoncello Ettore Pagano
Tōru Takemitsu: “Star-Isle”; Camille Saint-Saëns: Concerto per violoncello e orchestra n. 1 in la minore op. 33; Sergej Rachmaninov: Sinfonia n. 2 in mi minore op. 27

Venezia, 13 dicembre 2025
Kazuki Yamada – da anni alla guida di prestigiose orchestre ed istituzioni musicali, futuro direttore principale ed artistico della Deutsches Symphonie-Orchester Berlin – al suo debutto sul podio dell’Orchestra del Teatro La Fenice, ha affrontato un articolato programma: Star-Isle di Tōru Takemitsu, il Concerto n. 1 in la minore per violoncello e orchestra op. 33 di Camille Saint-Saëns (solista: Ettore pagano, vincitore nel 2025 del prestigioso Premio Abbiati e dell’autorevole Classek Award agli ICMA), nonché la Seconda Sinfonia in mi minore op. 27 di Sergej Rachmaninov. Perfetta l’intesa tra Direttore ed Orchestra, nonostante interagissero per la prima volta. Di grande fascino è risultata l’esecuzione di Star-Isle (L’Isola delle Stelle) – un pezzo nato nel 1982 per celebrare i cent’anni dell’Università di Wareda, tra le più prestigiose del Giappone, tra l’altro, dotata di un’orchestra di prim’ordine –, che ha rappresentato un omaggio tributato da Kazuki Yamada a Tōru Takemitsu, il compositore più rinomato del proprio Paese. La suggestiva pagina – che impegna, in poco meno di dieci minuti, un ampio organico: archi, legni, corni, percussioni, arpe e celesta – si è rivelata in tutta la sua raffinatezza armonica e timbrica, che rimanda a Debussy e Messiaen – da sempre riferimenti privilegiati dell’autore –, ma anche al Britten del Peter Grimes con i suoi Preludi marini, a rappresentare musicalmente un paesaggio lagunare. Procedendo tra densi cluster ed eterei passaggi, Star-Isle è culminata in un finale, dove risuonavanoevocati dai legni – echi dell’Après-midi d’un Faune e in extremis il richiamo sospeso dei corni (cifra distintiva del musicista nipponico), come un segnale lanciato da un luogo lontano e misterioso, che si trova “chi sa dove, chi sa dove!”, sussurrerebbe il D’Annunzio di Alcyone. Superlativa la prova offerta da Ettore Pagano nel Concerto n. 1 op. 33 di Saint-Saëns. Composto tra il 1872 e il 1873, il lavoro rappresenta un importante contributo, da parte dell’autore, alla realizzazione – all’indomani della sconfitta di Sedan – di un repertorio strumentale squisitamente francese, in grado di competere con quello prodotto dai compositori d’area austro-tedesca. Se la struttura ritmica del Concerto rimanda ad Haydn, altri aspetti – tra cui la tonalità di la minore – lo legano al puro romanticismo dell’omologo Concerto di Schumann, del 1850. Il giovane concertista ha conquistato il pubblico grazie alla grande sensibilità, al giusto accento, alla tecnica trascendentale con cui ha affrontato questo caposaldo della letteratura per violoncello, nel quale, tra l’altro, lo strumento è spesso chiamato ad esprimersi in un linguaggio melodrammatico, che costituisce il collante di questa eclettica partitura. Lo si è colto nell’Allegro non troppo, quando il violoncello ha intonato il primo tema, così come nel movimento centrale, Allegretto con moto, allorché lo strumento solista sembrava preparare l’entrata di un cantante – e all’inizio del terzo tempo, Molto allegro, dove ha magnificamente intonato una sorta di Lied. Una certa teatralità, oltre al richiamo a forme antiche, si è colta nel movimento centrale con la comparsa di un Minuetto, trasformatosi successivamente in un in un Valzer con uno straniante scarto stilistico. Sotto l’aspetto virtuosistico – tutt’altro che secondario nel Concerto –, Pagano ha particolarmente brillato nei passi più funambolici del terzo movimento. Esemplare la concertazione di Yamada, che – assecondato da un’orchestra in gran forma – ha valorizzato l’estrema raffinatezza dell’orchestrazione, dagli affascinanti chiaroscuri, in linea con le tendenze più innovative della musica francese dell’epoca. Particolari manifestazioni di stima ed affetto hanno salutato il violoncellista romano dopo la sua splendida performance. Due fuoriprogramma: il frenetico Black Run, dal sapore country, di Svante Henryson; Lamentatio di Giovanni Sollima, che prevedeva anche la voce del solista. La serata si è felicemente conclusa con la Sinfonia in mi minore di Sergej Rachmaninov, Assolutamente encomiabili Direttore ed Orchestra nell’affrontare questa monumentale partitura, in cui l’influenza di Čajkovskij è testimoniata, come in molti altri lavori strumentali e sinfonici del compositore russo, dalla forma ciclica – un motto iniziale (il tema gregoriano del “Dies irae”) costituisce l’idea base, a partire dalla quale sono costruiti molti dei suoi temi –, oltre che dall’ampio respiro delle melodie, funzionale a rendere quella ridondante effusione del sentimento, che sarà caratteristica peculiare di tanta musica da film americana. L’ampio primo movimento, Largo. Allegro moderato, si è lentamente avviato dal motto di cui sopra, annunciato sommessamente da violoncelli e contrabbassi, per poi trasformarsi nel lungo, malinconico primo tema dell’Allegro moderato, esposto dai violini. Il secondo movimento, Allegro molto, aveva i caratteri di un vigoroso Scherzo, introdotto imperiosamente dal tema iniziale dei corni (ancora un’eco del “Dies irae”), cui ha risposto un inquieto intervento dei violini, rasserenato poi dalle sonorità del glockenspiel. Dopo un tema “molto cantabile”, esposto dai violini, una fuga – ai violini, oboi e clarinetti – si è conclusa con la ripresa dell’Allegro molto. Il terzo movimento, Adagio, si è segnalato per l’intensa cantabilità, soprattutto quando il clarinetto solo ha esposto una lunga linea melodica di struggente poesia con l’accompagnamento di un’orchestra discreta e raffinatissima. Carico di vitalità il quarto movimento, Allegro vivace – scandito da un ritmo trascinante quasi di saltarello, con l’intermezzo di ampi squarci lirici – che comprende una ricapitolazione dei temi ascoltati in precedenza. Entusiastici applausi a fine serata.