Firenze, Teatro del Maggio Musicale Fiorentino: “Tosca” – cast alternativo

Firenze, Maggio Musicale Fiorentino, Stagione 2026
TOSCA
Opera lirica in tre atti di Giacomo Puccini, su libretto di Giuseppe Giacosa e Luigi Illica e tratto dal dramma «La Tosca» di Victorien Sardou.
Musica di Giacomo Puccini
Floria Tosca MARTA MARI
Mario Cavaradossi BROR MAGNUS TØDENES
Il barone Scarpia CLAUDIO SGURA
Cesare Angelotti MATTIA DENTI
Il Sagrestano MATTEO TORCASO
Spoletta ORONZO D’URSO
Sciarrone HUIGANG LIU
Un carceriere CARLO CIGNI
Un pastore DELIA SPINELLI
Orchestra e coro del Maggio Musicale Fiorentino
Coro di voci bianche dell’Accademia del Maggio Musicale Fiorentino
Direttore Michele Gamba
Maestro del coro Lorenzo Fratini
Voci bianche dirette da Sara Matteucci
Regia Massimo Popolizio ripresa da Paola Rota
Scene Margherita Palli
Costumi Silvia Aymonino
Luci Pasquale Mari
Allestimento del Maggio Musicale Fiorentino
Firenze, 17 Gennaio 2026
Tosca, composta tra il 1896 e il 1899, vide la prima al Teatro Costanzi di Roma il 14 gennaio 1900 e Puccini, pur vivendo nel nuovo secolo, sembrava ancora assorbito dall’idea teatrale e melodrammatica del periodo precedente. Sono le eroine come Mimì, Butterfly, Manon, ecc. – insieme alle donne conosciute durante la sua vita anche come amateur des femmes – a rappresentare l’humus sul quale impiantare il personaggio di Floria Tosca e il palpitante universo degli affetti come egli scrive in una lettera (Torre del Lago, 6 dicembre 1896) a Illica: «Caro poeta […] Preparami delle emozioni». Il pubblico, considerando i tanti e ripetuti applausi, è sembrato aver percepito proprio quel miscuglio di sentimenti incentrato sull’amore appassionato tra Floria Tosca e Mario Cavaradossi, benché contrastato dal barone Vitellio Scarpia, crudele e libertino al tempo stesso, e dalle agitazioni politiche della Roma del 1800, portando al finale tragico che non vede realizzato l’omnia vincit amor. Opera decisamente complessa ove convivono stati d’animo come la gelosia, il coraggio, fino allo straziante dolore della protagonista per la morte dell’amato Mario. Il tutto accade, anzi ‘vive’, sul piano drammaturgico, su quello musicale nonché psicologico, tra l’interno della Chiesa di Sant’Andrea della Valle (Atto I), Palazzo Farnese (Atto II), per concludere con La Piattaforma di Castel Sant’ Angelo (Atto III) in cui Tosca – preso atto della morte reale di Cavaradossi – dalla sofferenza e dalla disperazione sale le scale gridando: «O Scarpia, avanti a Dio!» – gettandosi nel vuoto e lasciando il pubblico, anche per il fortissimo a tutt’orchestra (fff tutta forza con grande slancio), ancora più sgomento. Se da un lato, grazie alla regia di Massimo Popolizio (ripresa da Paola Rota), si poteva cogliere la chiarezza drammaturgica e la bellezza del libretto fino a valorizzare la psicologia dei diversi personaggi, dall’altro era la musica, vista l’intenzione interpretativa di Michele Gamba, a restituire la poderosa e vivifica partitura. Attraverso l’energica ed espressiva direzione del maestro si è potuto cogliere la vibrante ed eloquente scrittura pucciniana (armonie e orchestrazione particolari, forte lirismo nelle parti del canto anche attraverso il raddoppio dei violini, utilizzo e variazione-elaborazione dei Leitmotiv, ecc.). In particolare, in alcune occasioni nel rapporto orchestra-cantanti, certi indugi potevano probabilmente interpretarsi come enfatizzazione della linea del canto. Infine non si può tacere riguardo all’edificante impegno dell’Orchestra del Maggio Musicale Fiorentino nel restituire chiari fraseggi unitamente ad un’interpretazione percepita nel modo più drammatico possibile, armonizzandosi al contenuto del libretto e ad un insieme di gesti ed espressioni realizzate sul palco dai cantanti. Con tali osservazioni va da sé che i numerosi melomani accorsi per ascoltare le varie ‘espressioni amorose’, siano rimasti sodisfatti dalle esecuzioni dei celeberrimi brani come «Recondita armonia» (Cavaradossi), «Vissi d’arte» (Tosca), «E lucevan le stelle» (Cavaradossi) o il grandioso «Te Deum» nelle loro enfatiche intonazioni. Marta Mari ha rappresentato una Tosca dal carattere intimo fino a creare una connessione profonda e commovente con l’ascoltatore, mentre Bror Magnus Tødenes (Mario Cavaradossi), attraverso una narrazione altrettanto interiore del personaggio è riuscito a restituire – con la sua nitida e spiccata vocalità tenorile – il profondo legame con la donna amata. Merita una riflessione a parte Claudio Sgura (Scarpia), che per la sua natura musicale, la ricca espressività, la padronanza tecnica, il bel colore e la riuscitissima presenza scenica, sebbene in alcuni momenti l’orchestra avrebbe potuto suonare più piano, è riuscito ad inondare il teatro di vibrazioni espressive tali da trasformarle in altrettante profonde emozioni. Positivi e con una buona prestazione dal punto di vista complessivo anche i ruoli degli altri cantanti (Mattia Denti, Matteo Torcaso, Oronzo D’Urso, Huigang Liu e di Carlo Cigni) i quali hanno contribuito sia allo sviluppo della trama che a rivelare significativi aspetti psicologici dell’opera. Ottimo l’intervento del Coro ben preparato da Lorenzo Fratini, come quello delle voci bianche da Sara Matteucci segnalando, in particolare, la giovane Delia Spinelli (Io de’ sospiri) nel ruolo del pastore, della quale si segnala la corretta interpretazione dell’espressione a voce spiegata, ma molto lontano voluta dal compositore. Il risultato complessivo dello spettacolo può sintetizzarsi in un crogiolo di emozioni, di momenti intensi e di convergenza in cui le voci, la grande tavolozza orchestrale e l’azione scenica erano tutti proiettati ad avvicinarsi il più possibile alle intenzioni di Puccini. Un meritato successo per tutti anche per il modo di trasmettere, con una certa vitalità e realismo, la contrapposizione dell’amore pragmatico rispetto a quello idealizzato in una gamma cromatica capace di ‘colorare’ anche sentimenti contrastanti tanto che, nonostante tutto, Tosca è un’opera che continua a farsi amare. Foto Michele Monasta