Gaetano Donizetti (1797–1848): “Lucie de Lammermoor”

Gaetano Donizetti (1797–1848): “Lucie de Lammermoor”. Opera in tre atti su libretto francese di Alphonse Royer (1803–1875) e Gustave Vaëz (1812–1862) dal libretto originale di Salvadore Cammarano (1801–1852), tratto da The Bride of Lammermoor di Walter Scott (1771–1832). Vito Priante (Henri Ashton). Patrick Kabongo (Edgard Ravenswood). Julien Henric (Lord Arthur Bucklaw). David Astorga (Gilbert). Roberto Lorenzi (Raimond). Caterina Sala (Lucie). Coro dell’Accademia Teatro alla Scala. Salvo Sgrò (maestro del coro). Orchestra Gli Originali. Pierre Dumoussaud (direttore). Registrazione: Donizetti Opera Festival 2023, Teatro Sociale, Bergamo, 1 dicembre 2023. T. Time:  42′ 04″ (CD1) 49′ 22″ (CD 2). 2 CD Naxos 8.660578-79
Autentico capolavoro del teatro musicale, che, nel corso della sua storia, conta svariate incisioni anche con interpreti diventati leggendari, la Lucia di Lammermoor di Donizetti è presentata, in questa proposta discografica dell’etichetta Naxos, nella versione francese che il compositore realizzò nel 1837 su un libretto francese approntato da Alphonse Royer (1803–1875) e Gustave Vaëz (1812–1862) da quello originale di Salvadore Cammarano (1801–1852), e che fu rappresentata per la prima volta nel 1837 a Parigi presso il Théâtre Italien con un grande successo. Per la verità quest’incisione non è un’assoluta novità nel panorama discografico dal momento che esiste una registrazione effettuata all’Opera di Lione nel 2002 con Patrizia Ciofi e Roberto Alagna nelle vesti rispettivamente di Lucia e di Edgardo. Dopo questa doverosa segnalazione, non si può negare che, comunque, susciti  sempre un certo interesse la ripresa della versione meno nota e uscita dal repertorio di un’opera famosa. Certo, però, questa Lucia francese, oggi, come nel 2002, quando  è stata ripresa per la prima volta, non regge il confronto con la versione in italiano sia perché nel libretto francese si perde quell’apparato di figure retoriche e quei costrutti sintattici di matrice alfieriana che contribuiscono a creare quel linguaggio antirealistico,  tipico del melodramma italiano ottocentesco, sia perché alcune delle parti modificate risultano meno interessanti, come la belcantistica cavatina di Lucia Que n’avons nous des ailes. Tratta, quest’ultima dalla Rosmonda d’Inghilterra (Perché non ho del vento), che, conosciuta dalla prima interprete parigina, il soprano Fanny Tacchinardi Persiani, è stata riciclata da Donizetti con la sola aggiunta della parte del flauto in sostituzione  dell'”italiana” Regnava nel silenzio. In essa, però, la mancanza del pertichino Alisa fa saltare il tempo si mezzo, che creava un contrasto anche a livello drammaturgico e trasforma la scena quasi in un piatto pezzo da concerto, costituito dal recitativo, dal cantabile e dalla cabaletta, del tutto depauperato di elementi drammatici e di quel punto di vista diverso di cui è portatrice la confidente di Lucia. Anche il sistema dei personaggi, con la soppressione di Alisa, che pur ha un ruolo limitato, ma importante nella suddetta scena, e il ridimensionamento del ruolo di Raimondo, al quale viene tolto anche il bel duetto con Lucia nel secondo atto, penalizza l’opera, in quanto la protagonista perde, dal punto di vista drammaturgico, delle persone su cui appoggiarsi e di cui può fidarsi. Al contrario, nella versione francese, più approfondite sono le parti di Gilbert che appare più subdolo del suo omologo Normanno, dal momento che fa il doppio gioco, fingendosi confidente di Lucie, e al tempo stesso svolgendo il ruolo di consigliere fraudolento nei confronti di Henri, e quella di Arthur, che interviene già nel primo atto e del quale viene accentuata la nobiltà d’animo. Passando all’esecuzione, va segnalata la complessivamente discreta concertazione di Pierre Dumoussaud, il quale, sul podio dell’Orchestra Gli Originali, che si avvale di strumenti storici, opta per tempi abbastanza serrati, forse anche troppo, in alcuni passi di collegamento e nelle strette, ma segue, comunque, con attenzione la linea del canto nei lirici cantabili. Adeguate sono, nel complesso, anche le sonorità. Caterina Sala è una Lucie convincente. L’artista sfoggia, infatti, un’ottima tecnica che le consente di superare agevolmente le agilità di cui è intrisa la partitura oltre a una bella voce, omogenea e ricca di armonici. Anche sul piano interpretativo l’artista riesce a rendere bene le complesse sfaccettature psicologiche del suo personaggio. Apprezzabile lo sforzo interpretativo del tenore Patrick Kabongo che, però, sembra, all’ascolto, avere una voce un po’ troppo leggera per il ruolo. La buona linea del canto lo fa comunque un Edgardo musicalmente centrato, anche se la parte eroica dell’animo del personaggio spesso non emerge con la giusta evidenza.  Convincente la prova di Vito Priante, che, grazie a una voce particolarmente centrata per il ruolo, riesce a rendere con autorevolezza il carattere subdolo e malvagio del suo personaggio. Ottima la prova del Coro dell’Accademia Teatro alla Scala ben preparato dal Salvo Sgrò e corrette le parti di fianco: Julien Henric, un dolce e tenero Lord Arthur Bucklaw, perfettamente adeguato alla parte, David Astorga, che riesce ben a mostrare le diverse facce dell’anima nera del suo Gilbert, e Roberto Lorenzi, un autorevole Raimond nei pochi passi in cui, purtroppo, in questa Lucia francese, appare.