Genova, Teatro Carlo Felice, Stagione 2025-2026
“IL TROVATORE”
Dramma in quattro parti di Salvatore Cammarano e Leone Emanuele Bardare, da un soggetto di Antonio García Gutiérrez.
Musica di Giuseppe Verdi
Il Conte di Luna ARIUNBAATAR GANBAATAR
Leonora IWONA SOBOTKA
Azucena CHIARA MOGINI
Manrico SAMUELE SIMONCINI
Ferrando FABRIZIO BEGGI
Inez IRENE CELLE
Ruiz MANUEL PIERATTELLI
Un vecchio zingaro LORIS PURPURA
Un messo MAURIZIO RAFFA
Orchestra e Coro della Fondazione Teatro Carlo Felice di Genova
Direttore Gianpaolo Bisanti
Maestro del coro Claudio Marino Moretti
Regia Marina Bianchi
Scene e Costumi Sofia Tasmagambetova, Pavel Dragunov
Maestro d’armi Corrado Tommaselli
Luci Tommaso Novelli
Allestimento della Fondazione Teatro Carlo Felice di Genova
Genova 17 gennaio 2026
Il teatro genovese ha festeggiato questo nuovo inizio d’anno con una pregevolissima edizione del verdiano Trovatore. Allestimento tradizionale, senza fronzoli inutili, curatissimo in ogni dettaglio, sia scenico che musicale. L’impianto voluto dalla Regia di Marina Bianchi, col supporto delle scene e dei costumi di
Sofia Tasmagambetova e Pavel Dragunov e delle suggestive illuminazioni di Tommaso Novelli, mette al centro della scena l’ormai immancabile tavola rotante che sostiene intelaiature che, a seconda della rotazione, sono castello, convento, spianata di accampamento militare o gitano. Gabbie di tortura, forche con appesi e roghi in allestimento sono i macabri, sovrabbondanti, corredi visivi. Altrettanto non necessarie sono le controscene di giochi e duelli che sopraffanno, soffocandolo, l’iniziale racconto di Ferrando, geniale portale dell’opera. Di duelli e schermaglie all’arma bianca, pur allestiti con perizia dal Maestro d’Armi Corrado Tommaselli, non c’è risparmio, si accendono sovente, lungo l’intera durata dello spettacolo. Se i
neri costumi maschili sono tradizionali, sempre adatti e opportuni; quelli femminili sono di un biancore abbacinante. Le luci di Tommaso Novelli conferiscono poetiche atmosfere alle notti dei “Tacea le notte placida” e dei “D’amor sull’ali rosee” e le rendono incandescenti per roghi immaginati, ricordati e concretamente fiammeggianti. In questo clima di accese passioni visive la direzione di Gianpaolo Bisanti si inserisce con più oculata prosaicità, facendo avanzare il racconto con inesorabile ed ammirevole continuità. La magnifica Orchestra della Fondazione del Teatro Carlo Felice mantiene sia l’entusiasmo che la compostezza che si addicono a un clima di Nobile
Romanticismo. Bisanti riveste di assoluta dignità e di grande discrezione quegli accompagnamenti che spesso, nel Verdi popolare, rischiano note derive bandistiche. Uguali lodi se l’è anche conquistate l’assai (troppo?) sonoro Coro del Teatro guidato, con conosciuta efficienza, da Claudio Marino Moretti. La Locandina di questa prima replica ha avuto, per indisposizione momentanea del titolare, il baritono mongolo Ariunbaatar Ganbaatar come Conte di Luna. Una voce sicuramente eccezionale per stupefacenti doti naturali, temperate comunque da una buona educazione sia musicale che tecnica. È saldo, ha sangue freddo e l’imponente figura domina il
palco; il personaggio, al momento, pare comunque vivere quasi esclusivamente dell’imponenza della dimensione vocale. Se l’italiano della pronuncia e degli accenti è irreprensibile, la scarsità dei colori, in cui si articola il suo fraseggiare, fa dubitare di una piena comprensione della lingua. Ne “Il balen del suo sorriso” un certo anonimato psicologico viene emendato dalla spettacolarità vocale che gli ha promosso una straordinaria reazione del pubblico. Samuele Simoncini: Manrico di encomiabile vigoria e di tutta intelligenza. Scolpisce ogni frase con la precisione linguistica che ai soli toscani appartiene. Colore bronzeo, animato da folgoranti illuminazioni metalliche, caratterizza timbro e canto. Con consapevolezza, convinzione e studio meticoloso riesce a soggiogare le asperità della parte e soprattutto a conciliare l’appassionato patetismo cantabile con l’eroismo svettante dell’acuto.
Commendevoli, per stile e per passione, “Deserto sulla terra”, “Mal reggendo” “Ah! Sì ben mio”; da gran professionista La Pira. Voce molto equilibrata che si valorizza ulteriormente nei confronti con le sue partner (Leonora & Azucena) contribuendo alla sostanziale resa unitaria dello spettacolo. Dallo studio e dalla pratica di palcoscenico gli deriva il sorvegliato controllo vocale e psicologico del personaggio a cui non difettano né colori né sfumature caratteriali. Un cammeo prezioso: la lettura del messaggio di Ruiz, nel secondo atto, come non si è mai sentita più chiara ed efficace. Iwona Sobotka è una Leonora in bella evidenza e di tutto rispetto. Non sempre di giusta espansione le messe di voce all’attacco di frasi in piano-pianissimo, ma l’espansione che ne segue è sempre di ottima qualità. La voce corre e l’aderenza al personaggio è garantita. Di personalità, anche fisicamente, importante, domina la scena. Dal “Tacea la notte” al “Mira di acerbe lacrime” non c’è accento o sfumatura che le sia sfuggita o trascurata. La preparazione tecnica è di tal saldezza da garantirle
percorsi sempre impeccabili. Il timbro di velluto e cangiante, unito ad una preparazione che si percepisce saldissima, l’aiutano nel definire un personaggio risoluto e saldo nei propri intenti. Sicuramente più forte e determinata di quanto suoni, nei panni della madre (seppur adottiva), Chiara (di nome e di fatto) Mogini. Un’amorosa e amorevole Azucena, dalla voce ben educata, più soprano falcon che mezzosoprano. Sempre in preda alle paure suscitatale da quanto precedentemente accaduto e dal timore per quanto incombe su Manrico pare dimenticare l’ossessione per la vendetta. Con voce di buona educazione, non cede mai alle tentazioni veriste di bassi urlati e viscerali, ma snocciola i suoi terribili racconti come fossero memoria di strazi quasi occultati. Miracolo del Verdi popolare che di tre “reietti” (la traviata, il gobbo e la strega zingara) ha fatto tre Persone. Folgorante il tragico racconto di Ferrando, per la salda voce e per il forte piglio di Fabrizio Beggi; altrettanto apprezzabili gli interventi di Ines, Irene Celle, e di Ruiz, Manuel Pierattelli e di Manuele Raffa e di Loris Purpura che completano l’ottimo cast. Sala gremita che, con entusiasmo, sia lungo la recita che alla fine, apprezza e festeggia quanto offertole. Foto Marcello Orselli
Genova, Teatro Carlo Felice: “Il Trovatore”