Nel periodo natalizio, come di consueto, è andato in scena al Teatro di San Carlo Lo Schiaccianoci, balletto di fine Ottocento in due atti e tre scene composto sulle musiche di Piotr Ilich Tchaikovsky e su uno scenario di Marius Petipa, dalla versione di Alexandre Dumas padre del racconto di Ernst Theodor Amadeus Hoffmann, Nußknacker und Maüsekönig (Schiaccianoci e il Re dei Topi). Le coreografie sono state curate da Simone Valastro ed eseguite dall’Étoiles, dai Solisti e dal Corpo di Ballo del Massimo napoletano con la partecipazione degli allievi della Scuola di Ballo. Noi di GBOPERA abbiamo chiesto ad una delle protagoniste in palcoscenico di rispondere ad alcuni quesiti: la ballerina in questione è Luisa Ieluzzi, étoile
napoletana dal maggio 2022 diplomatasi alla Scuola di Ballo del San Carlo, all’epoca diretta da Anna Razzi. Dieci anni fa, per la seconda edizione dei GBOSCAR 2016 L’Eccellenza dell’Opera e della Danza la danzatrice è stata decretata tra i vincitori del premio che sono stati nominati dai nostri recensori basandosi sugli spettacoli della stagione di Balletto 2014/2015. Quale migliore occasione per ricordare oggi nel 2026 il percorso e la crescita di una ballerina del suo calibro, evidenziando l’importanza della costanza, dell’impegno e dei “sacrifici” per ottenere successo?! Qui di seguito si riporta l’intervista rilasciataci gentilmente dalla danzatrice:
Ciao Luisa, com’è prepararsi, sia dal punto di vista tecnico che emozionale, per Lo Schiaccianoci che è uno dei balletti più conosciuti e ormai rappresenta una tradizione nel periodo natalizio?
Prepararsi per Lo Schiaccianoci è sempre un’esperienza molto intensa, sia dal punto di vista tecnico che emotivo. Tecnica e precisione sono fondamentali, perché è un balletto estremamente codificato e il pubblico ha aspettative molto alte. Allo stesso tempo, però, ogni riproposta porta con sé coreografie nuove, ed è proprio questo che lo rende ogni anno stimolante ed emozionante: approcciarsi a nuovi passi e a nuove interpretazioni permette di riscoprire continuamente questo titolo senza mai viverlo come qualcosa di ripetitivo. Dal punto di vista emotivo, per me ha un valore ancora più speciale. Danzo Lo Schiaccianoci da quando ero bambina e ritrovarmi
oggi sul palco, soprattutto nelle vesti della Fata Confetto, è qualcosa di profondamente magico. È come chiudere un cerchio: rivivere quella stessa atmosfera che mi ha fatta innamorare della danza, ma con una consapevolezza ed una maturità completamente diverse.
Secondo te come può un balletto così famoso rinnovarsi ogni anno mantenendo allo stesso tempo la sua identità?
Penso che Lo Schiaccianoci riesca a rinnovarsi proprio grazie alle persone che lo interpretano. La sua identità è fortissima e resta intatta nella musica, nella struttura e nell’atmosfera, ma ogni nuova produzione e ogni nuovo cast portano inevitabilmente un’energia diversa. Anche per chi lo danza da molti anni, come me, non è mai lo stesso balletto: cambiano le coreografie, cambiano le dinamiche in scena e soprattutto cambia il modo in cui ci si rapporta alla storia. Crescendo, si leggono nuovi significati e si scoprono sfumature emotive che da bambini non si percepivano, ed è questo che permette allo spettacolo di restare vivo nel tempo.
Quali sono, a tuo avviso, i punti di forza del tuo personaggio nel Lo Schiaccianoci? Ti senti rispecchiata nelle caratteristiche di Clara?
Il mio personaggio, la Fata Confetto, racchiude eleganza, controllo ed una dimensione quasi eterea, ma allo stesso tempo richiede grande forza tecnica e presenza scenica. È un ruolo che rappresenta un punto di arrivo, una maturità artistica. Clara, invece, incarna l’inizio del viaggio: la scoperta, la curiosità, lo stupore. Mi sento legata a entrambe, perché Clara rappresenta la bambina che sono stata, mentre la Fata Confetto rispecchia ciò che sono oggi come artista. In questo senso, Lo Schiaccianoci racconta anche il mio percorso personale all’interno della
danza.
Cosa vuoi comunicare al pubblico attraverso la performance e che messaggio speri arrivi grazie allo spettacolo?
Attraverso la mia performance vorrei trasmettere un senso di magia autentica, quella che va oltre l’aspetto spettacolare e tocca qualcosa di più profondo. Lo Schiaccianoci parla di crescita, di sogni e di trasformazione, e credo che il pubblico possa riconoscersi in questo viaggio a qualsiasi età. Mi auguro che lo spettacolo riesca a far riscoprire la bellezza di lasciarsi andare all’immaginazione e di concedersi un momento di pura emozione, lontano dalla routine quotidiana.
Sei diventata da poco mamma: come riesci a conciliare un lavoro così impegnativo, soprattutto fisicamente, con la maternità? Hai qualche consiglio da suggerire alle neo-mamme ballerine come te?
La maternità ha trasformato profondamente il mio modo di vivere la danza. Conciliarla con un lavoro fisicamente impegnativo non è semplice, ma richiede ascolto, rispetto dei propri tempi e una grande capacità di adattamento. Oggi sono più consapevole del mio corpo e delle mie energie. Alle neo-mamme ballerine direi di non avere fretta e di non imporsi aspettative irrealistiche: ogni percorso è unico. La maternità non toglie nulla all’artista, anzi, può arricchirla enormemente dal punto di vista emotivo e umano, regalando una profondità nuova anche sul palcoscenico. Foto di Luciano Romano