Le Cantate di Johann Sebastian Bach: terza domenica dopo l’Epifania

Si ritiene che la Cantata n. 156 di Bach,  dal titolo assai originale e cupo “Ich steh’ mit einem Fuss im Grabe!” (“Sono già con un piede nella fossa”)  sia stata eseguita per la prima volta il 23 gennaio 1729. La partitura, su testo di Christian Friedrich Henrici (noto anche con lo pseudonimo di Picander), era destinata ad essere eseguita durante le funzioni religiose della terza domenica dopo l’Epifania. L’opera si apre con una sinfonia in fa maggiore per oboe e archi, un “adagio” che ha origine da un movimento di concerto (ora perduto) che Bach ha ulteriormente rielaborato come movimento lento del suo concerto per clavicembalo in fa minore. Nella versione della cantata, la linea dell’oboe solista è molto sobria,  notevolmente meno ornata in un uno stile cantabile e terminando sulla dominantesi collega direttamente con l’aria per tenore. Un’altrettanto bella pagina che vede l’interazione della voce del tenore con un Corale, cantato dai soprani del Coro, è attribuito a Johann Schein, uno dei predecessori di Bach a Lipsia. Il corale è accompagnato da un tema suonato dagli archi all’unisono degli archi. La melodia degli archi si apre con una nota sostenuta che corrisponde alla linea del tenore “Ich steh'” (“Io sto”), ma Bach assicura ingegnosamente che i collegamenti tra la frase e angosciata alla fine (sempre in do minore) e le parole cantate dal tenore nella seconda linea ripetuta, “kranke Leib” (“corpo malato”), rimangano impressi nell’ascoltatore. Questo è sicuramente uno degli esempi più alti in cui Bach utilizza e intreccia i Corali nella trama delle sue cantate. Segue un recitativo del basso, (Nr.3) che  conduce a sua volta a un’aria per contralto in si bemolle maggiore, (Nr.4)  “Herr, was du willt” (“Signore, ciò che tu vuoi sia il mio piacere”), impostata in uno stile da capo modificato (la ripresa della parte A è senza ritornello).  In questo punto, l’atmosfera si alleggerisce notevolmente grazie all’accompagnamento  dell’ oboe  e un violino concertanti e basso continuo. Un secondo recitativo del  basso (Nr.5) ci porta a un arrangiamento in quattro parti del corale “Herr, wie du willt” di Kaspar Bienemann (1582), la cui frase iniziale è già stata anticipata dal recitativo che lo precede.
Nr.1 – Sinfonia
Nr.2 Aria e Corale (Tenore Soprano)
Tenore
Sono già con un piede nella fossa,
Soprano
Fa di me, o Dio, secondo la tua bontà,
Tenore
presto il mio corpo malato vi cadrà
Soprano
aiutami nel mio dolore
Tenore
vieni, mio Dio, se lo vuoi
Soprano
ciò che ti chiedo, non negarmelo
Tenore
ho già dato disposizioni per le mie proprietà
Soprano
Quando la mia anima dovrà partire
prendila, Signore, nelle tue mani.
Tenore
ma rendi beata la mia fine.
Soprano
Tutto è bene, ciò che finisce bene.
Nr.3 Recitativo (Basso)
La mia angoscia e la mia sofferenza,
la mia vita e la mia morte
sono poste, caro Dio, nelle tue mani;
volgi dunque verso di me
i tuoi occhi misericordiosi.
Se mi lasci, a causa dei miei peccati,
malato nel letto,
ti supplico, mio Dio,
fa che la tua bontà prevalga sulla giustizia;
ma se tu invece permetti
alle mie pene di consumarmi,
allora sono pronto,
sia fatta la tua volontà su di me,
non mi risparmiare, vai avanti,
fa che il mio dolore non perduri;
più a lungo quaggiù, più tardi lassù.
Nr.4 – Aria (Contralto)
Signore, ciò che tu vuoi sia il mio piacere,
poiché il tuo consiglio è il migliore.
Nella gioia,
nel dolore
nella morte, nella preghiere e nelle suppliche
lascia che sempre si compia,
Signore, ciò che tu vuoi.
Nr.5 – Recitativo (Basso)
E se la tua volontà è che io non soffra,
ti ringrazio dal profondo del cuore;
ma nello stesso tempo assicurami
che nel mio corpo sano
la mia anima sia immune da malattia
e resti in buona salute.
Prendila in cura per mezzo dello Spirito Santo
e della Parola, poiché questa è la mia salvezza,
e se il mio corpo e la mia anima venissero meno,
sii tu, Dio, mio sostegno e parte del mio cuore!
Nr.6 – Corale
Signore, sia fatto di me secondo la tua volontà,
nella vita e nella morte;
il mio desiderio è rivolto a te solo,
Signore, non farmi perire!
Custodiscimi solo nella tua grazia,
e qualsiasi cosa vuoi, donami pazienza,
poiché la tua volontà è per il meglio.
Traduzione Emanuele Antonacci