Milano, Teatro alla Scala. “La bella addormentata nel bosco” – cast alternativo

Milano, Teatro alla Scala, Stagione di Balletto 2025/26
“LA BELLA ADDORMENTATA NEL BOSCO”
Balletto in un prologo e tre atti dalla fiaba La Belle au bois dormant di Charles Perrault. Libretto di M. Petipa e I.A. Vsevoložskij
Musica Pëtr Il’ič Čajkovskij
Coreografia e regia Rudolf Nureyev
Supervisione Coreografica Laurent Novis
Ripresa Coreografica Sabrina Mallem, Laurent Novis, Béatrice Martel, Lionel Delanoë
La principessa Aurora NICOLETTA MANNI
Désiré TIMOFEJ ANDRIASHENKO
Solisti, Corpo di Ballo e Orchestra del Teatro alla Scala

Direttore Kevin Rhodes
Scene e Costumi Franca Squarciapino
Luci Andrea Giretti
Milano, 7 gennaio 2026
Siamo tornati alla Scala per rivedere La bella addormentata, questa volta con Nicoletta Manni e Timofej Andriashenko. Tornarci è stato un gesto di conferma per capire cosa resta dopo il primo impatto. L’étoile Nicoletta Manni ha affrontato Aurora con sicurezza. Sia nell’Adagio della Rosa che in tutto il balletto il controllo è saldo e la sua danza non cerca l’effetto: tutto è tenuto, senza fratture tecniche, e nei passaggi più lirici del balletto capita che abbia un’interpretazione che non alza la voce, ma convince per coerenza. Timofej Andriashenko è un Desiré elegante e presente. Il suo non è un principe decorativo, ma accompagna, sostiene. Le variazioni sono quasi sempre pulite e i salti leggeri. È sempre un partner affidabile, generoso, che permette ai passi di respirare, e non solo quando danza con Nicoletta Manni, sua moglie. Considerando il resto dello spettacolo, troviamo solo conferme in confronto a quanto abbiamo già visto: una nota di merito sempre per Edward Cooper, perfetto come Uccello Blu, in coppia con Camilla Cerulli; Maria Celeste Losa aveva il medesimo ruolo tra le sette fate, ma in questa serata era in sostituzione di Virna Toppi, assente per indisposizione; anche Caterina Bianchi si è fatta notare tra le fate, con la sua variazione; ma tutto ciò non va a discapito del resto del cast, che anche in questa rappresentazione ha ballato all’altezza dell’occasione. Per quanto riguarda la struttura del balletto confermiamo la nostra impressione che il primo atto sia forse eccessivamente lungo e pieno di variazioni e passi d’insieme, ma abbiamo notato in sala commenti positivi sulle singole performance e sulla loro bellezza, nonostante questa nostra sensazione. Forse ecco spiegato il perché questo spettacolo continua a richiamare spettatori: ce n’è per tutti i gusti! La conduzione di Kevin Rhodes, infine, ci è sembrata migliore della volta precedente, ma comunque ben differente da quelle sue passate (ad esempio di quelle registrate circa vent’anni fa). Avevamo accennato, la scorsa volta, al ruolo di Carabosse come figura centrale nell’equilibrio drammaturgico del balletto. Approfittiamo di questo spazio aggiuntivo per aggiungere qualche considerazione. Negli intenti di Nureyev, il ruolo della strega Carabosse nella Bella addormentata vuole assumere sfumature più profonde e psicologiche. Riavvicinandosi in parte alla fiaba di Perrault, non nasce come una strega, ma come una fata, dotata di un’intelligenza raffinata. La sua cattiveria non vuole apparire un “male assoluto” fine a se stesso, ma scaturisce da un profondo senso di umiliazione. Il suo rancore nasce dall’essere stata esclusa dalla corte, venendo così estromessa dai giochi di potere e dalle apparenze sociali. La principessa Aurora rappresenta, quindi, per Carabosse solo un tramite per riaffermare la propria importanza. La sua rabbia è rivolta più verso il mondo e il “perbenismo” della società che l’ha messa da parte che verso la fanciulla in sé. A differenza delle versioni classiche che la vedono spesso come una vecchia arcigna (talvolta interpretata en travesti sin dalla prima assoluta, sotto i cui panni v’era men che meno Enrico Cecchetti), Nureyev la trasforma in una dama secentesca magnifica e raffinata, che indossa abiti sontuosi che sottolineano la sua originaria appartenenza al mondo regale. In parte, il prestigio restituitole, quando già nella fiaba era descritta come una vecchia fata, se non viene proprio chiamata vecchiaccia, sembra simile a quanto già operato dalla Disney, nel cui cartone si chiama Malefica e si presenta, seppur da strega, non certo come una vecchia e neppure con scarso fascino. Sulla carta, quindi, nella coreografia di Nureyev, Carabosse è una cattiva complessa, che agisce non per odio puro, ma per un disperato bisogno di riconoscimento in un mondo che ha cercato di dimenticarla. Se tutto ciò rappresenta un’intuizione interessante, nella resa scenica qualcosa sembra però mancare a chiarire tutto ciò drammaturgicamente, e c’è bisogno troppo spesso di leggere la spiegazione della storia, prima o dopo lo spettacolo, perché più di qualcosa non si riesce a cogliere (e crediamo, quindi, in questo caso, che nella celebre disputa Noverre-Angiolini, l’ago della bilancia penda verso quest’ultimo: libretti troppo minuziosi, dove si pretende che in scena si restituisca ogni singola virgola di essi, faticano a funzionare fino in fondo). Quindi, questa azione su Carabosse, e l’aver riportato anche il ruolo della Fata dei Lillà, che si impone come contraltare morale dello spettacolo, a pantomimico, non sembra aver giovato fino in fondo nel restituire la giusta complessità psicologica retrostante il personaggio di Carabosse. E crediamo, inoltre, che ciò sia forse anche stato amplificato dall’aver voluto modificare e adattare il personaggio all’interno di una scatola coreografica e musicale preconfezionata e tarata su un’altra drammaturgia. Ma, abbandonando queste questioni, e concludendo, possiamo senz’altro affermare che la Bella addormentata di Nureyev alla Scala funziona e richiama un pubblico cospicuo perché non cerca di reinventarsi, ma di raccontare bene ciò che è: un grande balletto classico, sorretto da interpreti che sanno stare dentro la tradizione. Prossime repliche: 10, 11 e 13 gennaio. Foto Brescia & Amisano