Milano, Teatro dell’Elfo, Stagione 2025/26
“L’AMICO RITROVATO”
di Fred Uhlman
Hans Schwarz CIRO MASELLA
Konradin von Hohenfels FILIPPO LAI
Traduzione, adattamento e regia Ciro Masella
Scena Aldo Zucco
Costumi Chiara Lanzillotta
Luci Max Mugnai
Produzione Le Parole di Hurbinek/Mana Chuma/Uthopia
Residenze artistiche: Giallomare Minimal Teatro, Teatro Popolare d’Arte, Catalyst, Teatrodante Carlo Monni, Teatro Manzoni-Calenzano
By arrangement with The Random House Group Ltd, a Penguin Random House company
Milano, 13 gennaio 2026 – per le altre date della tournée v. qui
Più volte abbiamo espresso perplessità nei confronti degli adattamenti teatrali di romanzi, per motivi sia “economico” – le migliaia di testi drammatici a disposizione – sia di realizzazione artistica – un romanzo non è nato per la scena e la sua traslazione inevitabilmente porta a cambiamenti talvolta radicali e distorcenti. Con questi pensieri in testa ci siamo dunque avvicinati a “L’amico ritrovato” di Ciro Masella, dalla celebre novella di Fred Uhlman, per rimanere, tuttavia, felicemente contraddetti: Masella punta a una resa scenica essenziale e ibrida, né monologo né adattamento, che risulta una scelta corretta soprattutto nel mantenere un ritmo narrativo avvincente. Il testo, poco adattato, ha già di per sé una struttura proustiana, è una splendida e sofferta elegia dell’abbandono: la regia di Masella calca dolcemente la mano su questo aspetto, tramite un processo prima di svelamento e poi di ricattura del personaggio di Konradin (con posizioni di tre quarti, spoliazione dal costume, e che Max Mugnai sottolinea con pesanti chiaroscuri e luci in silhouette), rendendolo il vero oggetto del desiderio del pubblico, oltre che del protagonista. Filippo Lai, peraltro, incarna alla perfezione il giovane aristocratico prussiano: la postura eretta, lievemente allampanata, le spalle ampie costrette nel completo (perfettamente sagomato da Chiara Lanzillotta), i capelli corti che ricadono ai lati del volto, il tono di voce fermo e pacato, vagamente monotono, tutto in lui urla conformismo, immobilità, mentre il piccolo, nervoso Masella, emotivo ed espressivo, per quanto più anziano, è un ribollire di sensazioni e movimento, voglia di infrangere le regole, di cose nuove. In effetti un altro merito di questo adattamento è proprio quello di restituire all’ebreo Hans la sua carica vitale, quasi erotica, anch’egli oggetto del desiderio di Konradin, senza lasciarlo a sterili contemplazioni estetizzanti. Il finale è quello noto: dopo la separazione dovuta al Nazismo, e la bufera della Seconda Guerra Mondiale, l’adulto Hans riceve una richiesta di sovvenzione per un monumento ai caduti, grazie alla quale scopre che il suo amico ha preso parte a un attentato contro Hitler; la resa scenica non si limita a un “ritrovamento”, ma porta a un ricongiungimento fisico degli amici, che diventa anche e soprattutto una struggente pacificazione tra gioventù e maturità, quasi un viatico. Il pubblico commosso accoglie con calore i due attori sugli applausi finali, e noi non possiamo che concordare con esso.
Milano, Teatro dell’Elfo: “L’amico ritrovato”