Milano, Teatro Studio Melato: “L’Olimpiade”

Milano, Teatro Studio Melato, Stagione 2025/26
L’OLIMPIADE”
Dramma per musica di Pietro Metastasio
Musica di Antonio Vivaldi
Clistene ALESSANDRO RAVASIO
Aristea CANDIDA GUIDA
Argene CHIARA BRUNELLO
Licida IVA TÁBORSKÁ
Megacle SHAKÈD BAR
Aminta VALERIA LA GROTTA
Alcandro MAURO BORGIONI
Orchestra LaFil Filarmonica di Milano
Direttore d’orchestra Federico Maria Sardelli
Esecuzione in forma di concerto
Milano, 08 gennaio 2026
Fra i molti drammi metastasiani, “L’Olimpiade” del 1733 è da sempre considerato uno dei più importanti, in grado di rinnovare e in parte correggere il parametro drammaturgico che aveva stabilito nove anni prima con la “Didone abbandonata”. “L’Olimpiade”, infatti, si emancipa radicalmente dall’influenza dell’Arcadia maior graviniana, abbandonando qualsiasi pretesa di eroismo sacrificale (che nei drammi dei primi anni ‘30 già si dimostrava problematico) e invece rinsaldando l’idea dell’eroe amoroso, ossia dell’identità tra superiorità sentimentale ed etico-sociale. Basti, in tal senso, lo stesso titolo: “L’Olimpiade” cui si allude è sì la gara sportiva, ma soprattutto una gara a conquistare la principessa Aristea, trofeo comune di chi eccelle sia nell’atletica che nell’amore. L’ambientazione, per quanto ancora arcadica, trova un nuovo twist nel complicato intreccio delle relazioni, fitto di travestimenti, non detti, conquiste per procura, menzogne a fin di bene, e, recependo in toto la coeva lezione di Marivaux, pone come unico dilemma l’onestà dei sentimenti, di qualsivoglia natura essi siano – amore, amicizia, lealtà –, e dunque le possibilità della fiducia nel prossimo, tema ancora oggi attualissimo. Per questo un poco spiace non vederla messa in scena, perché avrebbe potuto originare riflessioni interessantissime ed originali: tuttavia il coinvolgimento che il cast dimostra, a volte con momenti di gustosa teatralità, non ci fa rimpiangere troppo l’assenza di un assetto scenico vero e proprio. Sul podio troviamo Federico Maria Sardelli, un vero Maestro della renaissance barocca, e più specificamente vivaldiana: la gestione della partitura è arditamente filologica – anche perché “L’Olimpiade” è una delle poche giunteci integralmente, e quindi non consente troppe licenze – con una grande importanza data alle dinamiche e soprattutto alla gestione delle tempistiche, con pause misuratissime e cromatismi scevri del frenetico nervosismo che sovente altri conferiscono. La direzione di Sardelli è poi anche un piacere per gli occhi: la figura segaligna sa muoversi con espressività e grande eleganza, chiamando le parti, interagendo anche fisicamente con cantanti e musicisti – l’Orchestra Filarmonica di Milano sotto le sue mani si esprime con estrema omogeneità e continuità, senza quasi farci avvertire gli stacchi tra i recitativi e le arie. Il cast è pure molto omogeneo, e la sua performance  complessiva è di alto livello, specialmente in relazione all’acustica piuttosto secca del Teatro Studio Melato: sicuramente sono le voci femminili a dominare, anche dal semplice numero di voci coinvolte: tre contralti, un mezzosoprano e un soprano. In particolare il mezzosoprano  Shakèd Bar e il soprano Valeria La Grotta, si guadagnano anche gli applausi più calorosi della serata: la prima, nel ruolo en travesti di Megacle, sfodera una ragguardevole tecnica, che modella con maestria la voce dai bei colori argentini; il soprano pugliese, invece, sa mettersi in luce (il precettore Aminta), grazie alla dolcissima grazia del porgere, al suono ricco e alla naturale musicalità dell’interprete, che si esprime al meglio anche nel canto di coloratura (come nella celebre “Siam navi all’onde algenti”). Parimenti, il contralto campano Candida Guida rapisce il pubblico con una performance tanto coinvolta sul piano espressivo quanto aderente alla linea di canto: nel ruolo della protagonista, Aristea, la Guida soprattutto si distingue per la proiezione lungo l’ampia tessitura del ruolo e la piacevolezza del fraseggio. Il momento più alto della serata è il magnifico duetto con Megacle, “Ne’ giorni tuoi felici”, in cui la calda voce della Guida e la più luminosa della Bar si fondono in un superbo pezzo di bravura ricco di abbandoni lirici. Buona prova anche per Chiara Brunello (Argene), sebbene la sua emissione nel registro grave non ci è parsa sempre corretta; unica performance della serata a nostro parere più debole è quella del contralto ceco Iva Táborská, che non riesce con l’intensa ricerca espressiva a nascondere i limiti di una emissione poco a fuoco  che inficiano così il fraseggio. Positive, invece, le prove di Alessandro Ravasio  un Clistene convincente sia sul piano espressivo che su quello vocale, mostrando una coerente aderenza alla linea di canto; Mauro Borgioni, nel ruolo più risicato di Alcandro (addirittura privo di arie nel libretto originale e “nobilitato” con due sole arie da Vivaldi stesso), sfoggia una bella voce robusta, ricca di armonici, che si piega docilmente su un sapiente fraseggio. In conclusione, una serata di  successo, soprattutto per LaFil, che continuerà questa residenza al Melato a Marzo, proponendo “Miracolo a Milano” con Andreas Ottensamer sul podio. Si preannuncia da non perdere. Foto Viole Merli