Napoli, Teatro Bellini, Stagione Dance&Performance 2025/26
“TO MY SKIN”
Coreografia Mauro de Candia e Antonio Ruz
Musica Julia Wolfe, Aire
Collaborazione coreografica e danzatori Ginevra Conte, Leopoldo Guadagno (Before/After), Manuela Facelgi, Nicolas Grimaldi Capitello, Marta Ledeman, Francesco Russo, Antonio Tello (Ardor)
testo Andrea Gibson
voice-over Simona De LeoEm
performer Eleonora Greco
costume designer Francesco Massaro
set designer Rosita Vallefuoco
referente tecnico Cosimo Maggini
foto Sabrina Cirillo
Napoli, 24 gennaio 2026
Nel calore delle sue mura, il Piccolo Bellini ha accolto To My Skin, dittico di danza contemporanea che vede protagonisti i danzatori della compagnia napoletana Cornelia, fondata nel 2019 da Nyko Piscopo, per la stagione Dance&Performance curata da Emma Cianchi ed Emanuela Barbato. Il sipario si apre: al centro della scena, sospeso, un grande globo illuminato da un azzurro metallico, massiccio e quasi non corporeo. I danzatori Ginevra Conte e Leopoldo Guadagno, nella coreografia Before/After firmata da Mauro de Candia, attraversano un linguaggio corporeo meccanico, a tratti singhiozzato, costruito su
frammentazioni e ripetizioni. Pur senza toccarsi né avvicinarsi, i performer restano legati da una connessione invisibile, abilmente trasmessa in scena. La potenza del gesto non esplode all’istante, ma si costruisce nel tempo, insistendo e ritornando fino a diventare quasi ossessiva. Mauro de Candia, due volte nominato “Coreografo dell’anno” dalla rivista online tedesca Tanznetz, è frequentemente invitato come docente e coreografo ospite presso prestigiose istituzioni coreutiche internazionali. In scena costruisce gestualità che comunicano disagio e disconnessione; i performer mettono in scena un senso di inadeguatezza che dialoga con il tema eco-ambientale, centrale nella
drammaturgia. Glaciali ma incredibilmente presenti, i loro movimenti fendono l’aria, sezionandola. Un voice-over irrompe nell’atmosfera e, delicatamente, il globo ceruleo inizia a riscaldarsi, tingendosi di toni caldi. La seconda coreografia, Ardor, curata da Antonio Ruz, coinvolge cinque performer: Manuela Facelgi, Nicolas Grimaldi Capitello, Marta Ledeman, Francesco Russo e Antonio Tello, vestiti di beige. Come attratti dalla figura circolare sospesa sopra le loro teste, costruiscono un’unica macchina umana pulsante: un agglomerato di corpi iperconnessi, magnetici e boccheggianti, un corpo solo che si autosostiene e si autostimola. Ruz dopo il successo come ballerino nel corpo di ballo di Ullate, dove interpretava ruoli principali, nel 2001 si è unito al Balletto
del Grand Théâtre de Genève, debuttando come coreografo. Il suo linguaggio scenico è incredibilmente personale. Il distacco improvviso dei performer crea un ambiente nervoso e caotico, enfatizzato dal cambio di qualità dei movimenti a ritmo incessante. Se con Before/After il clima era glaciale, in Ardor il calore è asfissiante, generando una tensione nevrotica, un sentimento di insofferenza e inadeguatezza. La potenza dei corpi e degli sguardi, che a volte si rivolgono direttamente al pubblico, arriva fino all’ultima poltrona. Infine, il grande globo sospeso sulle teste dei performer si tinge di rosso; Eleonora Greco, decisa e rabbiosa, lo fa scoppiare in un boato sonoro. Sulla voce di Simona De Leo e il testo di Andrea Gibson Homesick: A Plea for our Planet, si concentra la direzione della performance: un bisogno di ascolto, la necessità di salvaguardare la Terra, fonte stessa di arte. Il testo ricorda che “i rovi sono stati i miei primi eroi, perché proteggevano qualcosa di dolce”: una sorta di preghiera, un inno alla natura e all’immensità del pianeta, mai scontata. La performance entusiasma e commuove il pubblico, che risponde con applausi sentiti e sonori per To My Skin e i suoi artisti. Foto Flavia Tartaglia