Novara, Teatro Coccia: “Macbeth”

Novara, Teatro Carlo Coccia, stagione lirica 2026.
MACBETH”
Tragedia lirica in quattro atti su libretto di Francesco Maria Piave e Andrea Maffei
Musica di Giuseppe Verdi
Macbeth SERGIO VITALE
Banco ROBERTO SCANDIUZZI
Lady Macbeth MONICA ZANETTIN e MARIA CRISTINA BELLANTUONO
Dama di Lady Macbeth ELENA MALAKHOVSKAYA
Macduff IVAN MAGRÌ
Malcolm XIOSEN SU
Medico OMAR CEPPAROLI
Domestico/Araldo PIERO SANTI
Sicario LUIGI VARRIALE
Prima apparizione ROBERTO MESSINA
Seconda apparizione ERIKA FORNERO
Terza apparizione AGNESE JURKOVSKA
Re Duncano MARCO BALDINO
Orchestra Filarmonica Italiana
Schola Cantorum San Gregorio Magno di Trecate
Direttore Jordi Bernàcer
Regia, scene e costumi Daniele Piscopo
Luci Ivan Pastrovicchio
Novara, 23 gennaio 2026
La stagione lirica novarese si apre ancora nel segno di Verdi e Shakespeare. Dopo “Otello” lo scorso anno la stagione 2026 inaugura con una nuova produzione di “Macbeth”. Il teatro novarese conferma una particolare sensibilità per la componente scenica che già abbiamo apprezzato negli scorsi anni. Il nuovo allestimento di Daniele Piscopo ha proprio nella parte visiva il suo punto di forza. Quella di Piscopo è un’ottima fusione tra tradizione e innovazione, dove quest’ultima si declina principalmente sul piano tecnico posto al servizio della vicenda. L’ambientazione è sostanzialmente tradizionale pur rinunciano a coordinate storico geografiche precise. E’ un medioevo distopico fatto di quinte pietrose, di palazzi stravolti dalle apparizioni spettrali che deformano le scene in chiave espressionista – davvero molto ben eseguito il disegno luci. Su questa base medioevale si insinuano sentori di un Ottocento tra romantico e decadente come nella camera da letto della Lady di sapore stokeriano. I costumi alternano armature, laceri vesti del popolo oppresso e il bianco e rosso quasi brutali degli abiti della Lady. Durante il prologo la vicenda è evocata con proiezioni che uniscono vicende terreni e segni astrali e di nuovo un ottimo gioco di proiezioni permette un’ottima riuscita della scena delle apparizioni. Vere protagoniste sono le streghe, dal gruppo tre si distinguono per ruolo e costumi, tre come nella tragedia di Shakespeare ma anche come le triadi di divinità fatali ovunque presenti in Europa e come dee del Fato manovrano i momenti centrali della vita umana. Jordi Bernàcer è un direttore solido e di grande esperienza e riesce a far rendere al meglio delle loro possibilità i complessi a disposizione Sia l’Orchestra Filarmonica Italiana sia Schola Cantorum San Gregorio Magno di Trecate si impegnano con grande zelo ma il peso di una maggior qualità di fondo manca, ma sono guidati con mano ferma e ottimo senso stilistico. Bernàcer ha una lunga frequentazione con il repertorio verdiano che si apprezza nella capacità di articolazione drammatica e nel saper trovare il giusto colore per ogni elemento. Particolarmente ammirevole il lavoro fatto sulla dizione di tutti gli interpreti.
Le maledizioni delle streghe hanno purtroppo colpito il cast. Monica Zanettin è parsa subito in difficoltà e nella grande aria d’entrata si sono sentiti evidenti problemi di tenuta. Al momento del cambio scena tra primo e secondo atto l’annuncio di un’indisposizione e il subentro in extremis di Maria Cristina Bellantuono. I problemi di salute della Zanettin ci hanno privato di una lettura che, nei limiti delle condizioni, ci è parsa assai interessante. Giocando su una fisicità minuta la sua Lady anche scenicamente tutta ripiegata su se stessa non appariva banale e sarebbe stato interessante vederne l’evoluzione. La Bellantuono è più convenzionale sul piano interpretativo tende a caricare un po’ troppo la “cattiveria” della Lady ma porta a termine in modo dignitoso la recita in una situazione, anche emotiva, non facile tanto più considerando la giovane età della cantante. La voce è forse ancora “leggera”  di natura più lirica che drammatica ma il volume e buono, l’emissione corretta e le difficoltà della parte sono nel complesso risolte. Considerando la situazione della serata non le si poteva chiederle di più. Molto interessante il debutto di Sergio Vitale nei panni del protagonista. Il timbro è forse un po’ chiaro per la parte e manca un maggior velluto ma canta con gusto e sensibilità. La dizione è impeccabile – cosa che emerge in modo esemplare nella scena delle apparizioni – e la linea di canto non manca di nobiltà ed eleganza negli abbandoni lirici e della giusta forza brutale quando la parte lo richiede. Molto valido interpretativamente rende molto bene il carattere tormentato del personaggio con un fraseggio sensibile e vario. Robero Scandiuzzi è un autentico lusso come Banco. I lunghi anni di carriera hanno lasciato ben poche tracce sul materiale vocale con una cavata ampia e ricca di suono oltre che di colore davvero bello. In un ruolo come questo può far valere una pregnanza d’accento e una nobiltà da autentica lezione di canto verdiano. Ivan Magrì ha un timbro alquanto personale ma la voce è solida, lo squillo sicuro e la grande aria di Macduff del IV atto cantata con il giusto abbandono lirico. Poco consistente il Malcolm di Xiaosen Su mentre ottime prove vocali hanno caratterizzato sia il medico di Omar Cepparoli sia la Dama di Elena Malakhovskaya. Altalenanti ma nell’insieme funzionali le parti di fianco. Ottima presenta di pubblico e successo pieno per tutti.