Roma, Parco Archeologico del Colosseo
LA CASA DEI GRIFI
Roma, 13 gennaio 2025
La recente apertura al pubblico della Casa dei Grifi, sul versante nord-orientale del Palatino, restituisce alla comunità scientifica e al pubblico colto uno dei più rilevanti complessi abitativi di età repubblicana finora noti nel cuore topografico di Roma antica. Non si tratta soltanto della riemersione di una domus eccezionalmente conservata, ma di un intervento che consente di riconsiderare, alla luce di nuove modalità di tutela e valorizzazione, il tema dell’abitare aristocratico tra la tarda Repubblica e le soglie dell’età imperiale.
Convenzionalmente datata tra la fine del II e la metà del I secolo a.C., la Casa dei Grifi venne individuata nel 1912 durante gli scavi condotti da Giacomo Boni. La sua fortuna conservativa è legata a una precoce obliterazione, avvenuta già in età augustea e poi definitivamente sancita dalla monumentalizzazione flavia del colle, le cui poderose fondazioni intercettarono e disarticolarono l’assetto originario della domus, preservandone tuttavia le superfici decorative. Il risultato è un complesso stratigraficamente complesso, ma straordinariamente leggibile, nel quale convivono almeno tre secoli di trasformazioni, riusi e abbandoni. Il nome convenzionale della casa deriva dalla presenza, in uno degli ambienti ipogei, di due grifi affrontati in stucco bianco su fondo rosso, collocati entro una lunetta decorativa. La scelta iconografica, tutt’altro che casuale, rimanda a un repertorio simbolico di matrice ellenistica, nel quale la creatura ibrida assume un valore apotropaico e araldico, suggerendo un programma decorativo coerente con lo status sociale del proprietario.
L’apparato pittorico, tra i più significativi esempi di decorazione illusionistica tardo-repubblicana, si articola in partizioni architettoniche dipinte che simulano colonnati, lesene e rivestimenti marmorei, secondo un linguaggio figurativo ormai pienamente emancipato dallo stucco plastico. Particolarmente rilevanti sono le pavimentazioni musive, realizzate in tessellato bianco e nero con inserti policromi e pseudoemblemata centrali, che testimoniano una raffinata cultura materiale e una consapevole adesione ai modelli decorativi di matrice italico-ellenistica. La resa prospettica delle architetture dipinte e la calibrata alternanza cromatica confermano la Casa dei Grifi come un unicum nel panorama delle domus repubblicane note sul Palatino. Il recente intervento di consolidamento e restauro, inserito nel quadro dei progetti PNRR Caput Mundi, ha rappresentato un passaggio decisivo per la piena restituzione scientifica e pubblica del complesso.
Responsabile unico del progetto è stata Federica Rinaldi, che ha coordinato le diverse fasi di studio, intervento e valorizzazione, mentre la direzione dei lavori e il coordinamento complessivo dei progetti PNRR sono stati affidati ad Aura Picchione, garantendo una rigorosa integrazione tra esigenze conservative e nuove modalità di fruizione. Il consolidamento strutturale, diretto da Stefano Podestà, ha affrontato una delle problematiche più delicate della conservazione archeologica contemporanea: la necessità di intervenire su strutture già interessate da restauri precedenti, talvolta non più compatibili con gli attuali criteri di reversibilità e minimo intervento. Le operazioni hanno incluso il rinforzo delle strutture lignee, iniezioni di malte a base di calce per il ripristino della continuità muraria e la realizzazione di un nuovo spazio di accesso, concepito come elemento reversibile e non invasivo. Sul piano conservativo, il restauro delle superfici pittoriche, coordinato da Angelica Pujia con Francesca Isabella Gherardi, ha consentito di recuperare la leggibilità cromatica e compositiva degli apparati decorativi.
L’impiego di metodologie avanzate, tra cui la pulitura laser, ha permesso di rimuovere depositi e alterazioni senza compromettere la materia originale, restituendo nitidezza alle architetture dipinte e ai raffinati dettagli degli stucchi figurati. Uno degli aspetti più innovativi dell’intervento riguarda tuttavia la modalità di fruizione. Poiché l’accesso diretto agli ambienti ipogei avviene tramite una scala particolarmente ripida, incompatibile con una fruizione inclusiva e con la tutela del microclima, si è scelto di sviluppare un sistema di visita in real time. Tale soluzione, ideata da Federica Rinaldi con la supervisione tecnica di Stefano Borghini, consente ai visitatori di seguire in diretta la visita guidata all’interno della domus, mediata da una guida munita di videocamera. L’impianto illuminotecnico e audiovisivo costruisce una vera e propria narrazione stratigrafica dello spazio: la luce accompagna progressivamente il percorso, enfatizzando pavimenti e pareti affrescate, per poi spegnersi in corrispondenza delle strutture tarde che segnano la fine dell’abitazione.
Le ricostruzioni tridimensionali e i contenuti multimediali, realizzati da Katatexilux sotto la supervisione scientifica di Roberta Alteri, Paola Quaranta e della stessa Rinaldi, completano il quadro interpretativo, offrendo una restituzione contestuale dell’edificio nel suo sviluppo storico. La Casa dei Grifi si configura così come un modello avanzato di archeologia della complessità, in cui tutela, ricerca e divulgazione non procedono in compartimenti stagni, ma si integrano in un progetto unitario. In questo spazio sotterraneo, apparentemente marginale, si concentra una riflessione di ampio respiro sul rapporto tra memoria materiale e costruzione del sapere archeologico, riaffermando il Palatino come laboratorio privilegiato per la comprensione delle origini monumentali di Roma. Foto Simona Murrone © Ministero della Cultura