Roma, Teatro dell’Opera: “La Bohème”

Teatro dell’Opera di Roma – Stagione Lirica 2025/2026
“LA BOHÈME”
Scene liriche in quattro quadri su libretto di Luigi Illica e Giuseppe Giacosa da Scènes de la vie de bohème di Henri Murger e Théodore Barrière

Musica di Giacomo Puccini
Mimì  ROBERTA MANTEGNA

Rodolfo  RENE’ BARBERA
Marcello VITTORIO PRATO
Shaunard  BIAGIO PIZZUTI
Colline MANUEL FUENTES
Musetta  ELISA BALBO
Benoit  MATTEO PEIRONE
Parpignol YOOSSANG YOON
Alcindoro MATTEO PEIRONE
Sergente dei doganieri ANTONIO TASCHINI
Doganiere CARLO ALBERTO GIOJA
Venditore ambulante MICHAEL ALFONSI
Coro e Orchestra del Teatro dell’Opera di Roma
con la partecipazione degli Allievi della Scuola di Canto Corale del Teatro dell’Opera di Roma
Direttore Alessandro Palumbo
Maestro del Coro Ciro Visco
Regia, scene, costumi e luci Davide Livermore
Video D-Wok
Allestimento del Teatro dell’opera di Roma in collaborazione con il Palau des Artes Reina Sofia di Valencia

Roma, 21 gennaio 2026
Al Teatro dell’ Opera di Roma il 2026 si apre con la ripresa de “La Bohème” di Giacomo Puccini pensata da Davide Livermore per quanto riguarda regia, scene, luci e costumi. La messa in scena è concepita in un gioco di fusione con le elaborazioni tecnologiche offerte dal videomapping di D-Work del quale il regista torinese si avvale da diversi anni per modificare l’estetica degli spettacoli operistici. Usando strumenti tecnici e superfici come spazi narrativi aggiuntivi, questo allestimento – già sperimentato all’aperto, prima a Caracalla e poi al Circo Massimo – vero trionfo della digital art, approda ora anche negli spazi chiusi del Costanzi. L’opera vene collocata temporalmente nell’epoca in cui fu scritta e sostanzialmente raccontata in modo abbastanza scorrevole e tale da non sovrapporre ad essa ed al suo universo degli affetti trovate, idee interpretative o visioni ideologiche tali da poterne alterare il perfetto e sapiente equilibrio con il quale è stata composta. Lo spazio scenico viene ben definito ed adattato ai tre diversi quadri pur con qualche incongruenza rispetto al testo e alle situazioni. Difficile è per esempio trasmettere l’idea del freddo del primo quadro con il tipo di luce scelta, Rodolfo seduto a scrivere su un grande divano abbastanza tranquillamente. Oppure strano appare il finale primo nel quale i due protagonisti restano “a parlare” sul divano invece di raggiungere il gruppo degli amici. Senza voler inutilmente entrare nella descrizione del dettaglio dei tanti particolari scenici dei quali l’opera abbonda, di che cosa ci è più o meno piaciuto o secondo noi poteva esser migliorato, lo spettacolo nell’insieme funziona sia pure senza comunicare grandi emozioni fino a giungere al finale dove la cifra espressiva trova il giusto focus anche grazie alla notevole bravura degli interpreti. Alla guida dell’orchestra del teatro per una sola recita ma che abbiamo avuto la fortuna di ascoltare, il maestro Alessandro Palumbo dirige l’opera con gesto essenziale e sicuro, offrendo una concertazione chiara ed accurata unita ad una ampia tavolozza cromatica e ad una agogica sempre al passo con l’azione scenica. Il coro diretto dal maestro Ciro Visco ripete l’incanto dell’eccellente livello al quale ci ha ormai abituato per bellezza ed omogeneità timbrica, eleganza del fraseggio e chiarezza di dizione. E veniamo agli interpreti vocali di questa Bohème. Nel ruolo della gaia fioraia Roberta Mantegna, beniamina del pubblico romano, dipinge il ritratto di una giovane bella, diretta e spontanea con una vocalità ricca di sfumature e colori, unita ad un profondo senso della parola scenica. Il poeta Rodolfo è stato impersonato dal tenore René Barbera in maniera garbata e gradevole con voce sicura, fraseggio controllato e raffinato, trovando la sua valida cifra espressiva nel seguire la linea musicale. Vittorio Prato impersona un Marcello vitale e irresistibilmente simpatico grazie ad un sapiente uso del proprio strumento vocale e ad una presenza scenica senza ombra di dubbio accattivante. Assai buono è parso lo Schaunard di Biagio Pizzuti sia sotto il profilo vocale che scenico e così pure il bel colore vocale di Manuel Fuentes ha conferito a Colline la giusta connotazione espressiva. Vivacissima nel secondo e terzo quadro, la Musetta di Elisa Balbo trova una singolare e non comune drammaticità nel finale dove i suoi interventi contribuiscono assai efficacemente a realizzare la commozione del momento. Bravi e funzionali gli interpreti dei ruoli minori tra i quali vogliamo ricordare il più che collaudato Matteo Peirone nel doppio ruolo di Benoit e Alcindoro. Alla fine lunghi e calorosi applausi per il direttore e gli interpreti vocali di questa Bohème che forse avrebbe potuto cogliere un successo ancor maggiore con un altro tipo di regia. Non sempre la tecnologia, pur consentendo nuovi linguaggi espressivi un tempo inimmaginabili, rafforza la potenza espressiva di un capolavoro musicale. Photocredit Fabrizio Sansoni Teatro dell’Opera di Roma