Tutto Strauss per il debutto di Hossein Pishkar con l’Orchestra RAI

Torino, Auditorium Rai “Arturo Toscanini”, Stagione Sinfonica 2025-26
Orchestra Sinfonica Nazionale della RA

Direttore Hossein Pishkar
Oboe Nicola Patrussi
Richard Strauss:  “Tanzsuite” da brani per clavicembalo di Couperin TRV 245 (1923); Concerto in re maggiore per oboe e piccola orchestra (1945); “
Der Bürger als Edelmann” (Il borghese gentiluomo) Suite dalle musiche di scena op.60, TRV 228 c (1919)
Torino, 16 gennaio 2026.
Per questo concerto era prevista la direzione di Ottavio Dantone che, impedito da forza maggiore, è stato sostituito dal giovane maestro iraniano Hossein Pishkar. È la prima volta che il Maestro Pishkar, che ha già frequentato in Italia i corsi di perfezionamento di Muti, sale sul podio dell’Orchestra Sinfonica Nazionale RAI e lo fa per dirigere un programma sicuramente già selezionato accuratamente dal maestro Dantone. Tutto Richard Strauss, ma lo Strauss “regressivo”, quello che, abbandonato il selvaggio urlare di Elettra e le focosità giovanili dei poemi sinfonici, si pacifica col morbido decadentismo, quasi rococò, di Marescialle e Ottaviani, Zerbinette e maschere italiane. Strauss fu fortemente tentato dal grande Hofmannsthall di riallacciarsi, con un elaboratissimo prologo all’Arianna a Nasso, ai fasti della Versailles di Luigi XIV e della coppia artistica, leader del tempo, il musico danzatore Lully e il poeta Molière. L’operazione fallì perché, fin dalla prima recita, non trovò il consenso del pubblico. Ma persistette nel musicista la volontà di una svolta classicista, che, con più decisione e più carica poetica, si rinforzò in vecchiaia, al crollo del REICH. Il secondo Concerto per Corno, le Metamorfosi per 23 archi e i 4 Ultimi Lieder ne sono i massimi estremi capolavori. Ma a smuoverlo dall’eroico gigantismo degli anni giovanili non fu per niente un insuccesso artistico, quanto il doloroso risveglio dalla bruciante sconfitta militare e civile della Germania e del suo mondo. Il Maestro si chiuse, avendo perso quasi tutto, in un faticoso e povero esilio svizzero e vi cercò comunque occasioni per riprendere carriera e guadagni. Credette di cogliere un’occasione favorevole scrivendo il Concerto per oboe, per ingraziarsi il soldato americano, oboista professionista, che in una perquisizione della villa di Garmisch, evitò di attivarne il sequestro e di mandare lui al tribunale di denazificazione. Era il 1945 e in molte aule tedesche di tribunale c’era chi non andava troppo per il sottile con le condanne e le epurazioni, da cui non venivano risparmiati né artisti né musicisti. Lo pseudo-barocco della Tanzsuite si rifà ai fantasiosi quaderni delle suites clavicembalistiche di François Couperin le Grand. Musica stilizzata di danza che Strauss raggruppa e orchestra, in otto sottogruppi, di cui tre sono quelli eseguiti nel primo titolo del concerto RAI. L’orchestrazione variatissima contempla strumenti quali il clavicembalo, il pianoforte, la celesta e il Glockenspiel. Vivace la Pavane d’inizio e la Wirbeltanz di chiusura, patetica e cantabile la mediana Gavotta. Straordinaria l’Orchestra Sinfonica Nazionale RAI, che qui suona come fosse una grande orchestra da Camera costituita da solisti di gran pregio. Pishcar, che pur non sempre mantiene gli attacchi immacolati, conduce con la brillantezza di un passo marcato. Sicuramente il Ridotto della Hofburg, in cui nacque la Tanzsuite, vi ha lasciato un sapore ben più deciso della galleria specchiata di Versailles. A Nicola Patrussi, primo oboe dell’orchestra, amatissimo dal pubblico torinese, spetta, per lodevolissima decisione artistica, il protagonismo della parte solistica del Concerto per oboe. Il concerto inizia con un lungo solo che richiede allo strumentista fiati e tecnica respiratoria fuori dal comune. L’orchestra lo contrappunta molto discretamente e al più lo servono, con affinità di timbro, in rimandi ed echi, un clarinetto e una viola. Bello il suono, bella la continuità delle linee e ottimo il disbrigo della parte acrobatica. Pishcar mantiene un impasto fluido e sempre omogeneo. Con l’Andante che segue è il canto appassionato e patetico che domina. La sensibilità di Patrussi si espande in volute morbide e accarezzanti che qui l’orchestra, più compattamente, sostiene e accompagna fino alla straziata cadenza solistica, che conclude il tempo e che suona quasi come sofferta richiesta di aiuto e di soccorso. Da lì, senza discontinuità, si sfocia nell’Allegro – Vivace finale, in cui gli archi danno una gran mano all’oboe per ritrovare una visione più serena. Lo stimolo, pur continuo, degli archi trova l’oboe restio nel farsi assorbire dalla massa orchestrale. Le sole viole con il clarinetto e un singolare intervento solista del violoncello, si accomunano allo spirito umbratile dell’oboe protagonista. Gli archi, in massa, non desistono ma riescono a cavargli solo sprazzi di sorrisi, assediati da scabri cromatismi. Orchestra e pubblico compatti festeggiano, rumorosamente e a lungo, la splendida prestazione e la sensibilità coraggiosa e contagiosa offerta loro dall’amico Nicola Patrussi. La serata si chiude con le musiche dal Borghese Gentiluomo, nelle intenzioni originarie di Strauss e del librettista, prologo con recitazione e canto dell’Arianna a Nasso. Sono più di una decina di scene, con pochissimi richiami tematici tra di loro e nessuna struttura a sostenerle. La musica pur bella e piacevolissima non è, a nostro parere, facile a seguirsi e potrebbe pure indurre una certa stanchezza. Con la sala a luci spente, risulta impossibile seguire quanto riportato sulle Note al Concerto e quindi la “trama” dello svolgersi delle vicende e degli avvenimenti a cui la musica vorrebbe riferirsi e illustrare. Forse, in questi casi, la guida vocale di un attore o l’aiuto di un tabellone per sottotitoli, presente ormai in tutti i teatri, ma sconosciuto nelle sale da concerto, potrebbero aiutare. Sarebbe certamente anche un ausilio ai neofiti che volessero accostarsi, dal vivo, alla musica colta. La musica di Strauss ha comunque un suo grande fascino e la raffinatissima e coinvolgente orchestrazione ha trovato negli strumentisti dell’OSN Rai e nella bacchetta di Hossein Pishcar una realizzazione unica e degna dei grandi applausi che hanno coronato e chiuso la serata.