Verona, Teatro Filarmonico: “Don Giovanni” di Mozart

Verona, Teatro Filarmonico, Stagione Lirica 2026
“DON GIOVANNI”
Dramma giocoso in due atti su libretto di Lorenzo Da Ponte
Musica di Wolfgang Amadeus Mozart
Don Giovanni CHRISTIAN FEDERICI
Leporello PAOLO BORDOGNA
Commendatore RAMAZ CHIKVILADZE
Donna Anna ELISA VERZIER
Don Ottavio EDGARDO ROCHA
Donna Elvira MARTA TORBIDONI
Zerlina EMMA FEKETE
Masetto ALESSANDRO ABIS
Orchestra e Coro della Fondazione Arena di Verona
Direttore Francesco Lanzillotta
Maestro del coro Roberto Gabbiani

Regìa e Scene, Enrico Stinchelli
Costumi Maurizio Millenotti
Luci Paolo Mazzon
Visual design Ezio Antonelli
Allestimento della Fondazione Arena di Verona 
Verona, 18 gennaio 2026
“Vivan le femmine! Viva il buon vino! Sostegno e gloria d’umanità”. Con queste parole l’impenitente Don Giovanni resta fedele al proprio credo sino alla fine preferendo dunque consacrare la propria morte in un ultimo rituale laico ad una più comoda ma vigliacca redenzione. Il mito di Don Juan Tenorio, leggendario cavaliere spagnolo apparve la prima volta nel dramma El burlador de Sevilla y convidado de pedra di Tirso de Molina (1630) ed ispirò in seguito anche la penna di Molière, Byron e Balzac. Anche il teatro musicale non restò insensibile ad un soggetto così interessante come testimoniano i lavori di Alessandro Melani (1669), Vincenzo Righini (1777) e Giacomo Tritto (1783) per arrivare a quel Convitato di pietra di Giuseppe Gazzaniga (1787) a all’omonimo lavoro di Dargomyzskij del 1872. Va da sé tuttavia che quando si nomina il Don Giovanni si intende subito il capolavoro prodotto dal genio musicale e letterario della coppia Mozart/Da Ponte e le novità teatrali in esso apportate a cominciare dalla definizione di dramma giocoso: sebbene modellato sullo schema dell’opera italiana si regge in straordinario equilibrio tra farsa e tragedia cancellando la linea di demarcazione tra l’uno e l’altra. Ogni momento comico è infatti adombrato dal dramma incombente ed allo stesso modo ogni istante tragico presenta singolari risvolti comici che troveranno l’apoteosi nel grande sestetto finale. In particolare Mozart seppe trarre un personaggio idealizzato in epoca romantica come l’eroe in lotta contro gli uomini e Dio a difesa della propria libertà, al punto che la sua presenza è viva e palpabile in ogni momento, anche quando è fuori scena. I versi di Lorenzo Da Ponte, così irresistibili e trasgressivi trovarono dunque nella musica del salisburghese la loro piena compiutezza; in particolare la parte del protagonista scritta per il ventunenne basso baritono Luigi Bassi è fra le più belle mai scritte per questo ruolo vocale. Opera inaugurale della stagione di opera e balletto 2026 al Teatro Filarmonico, questo allestimento della Fondazione Arena è affidato alla regìa di Enrico Stinchelli, già presentata nel 2019, con largo uso (forse eccessivo) del video mapping per rievocare un immaginaria dimensione cinematografica ma di fatto colma di riferimenti a precedenti produzioni (Losey, Zeffirelli e Strehler). Il risultato può avere una certa efficacia all’inizio durante l’ouverture con proiezioni di fulmini, saette, fiammate infernali e la terrificante visione del Commendatore pietrificato seguiti da un un’idea di teatro interattivo sul palcoscenico che si anima come fosse una prova con tanto di cantanti, mimi, coristi, tecnici e macchinisti. Alle videoproiezioni di Ezio Antonelli si alternano alcune cornici sospese che ritraggono il perfido protagonista nella sua bieca spavalderia; una di queste, più grande, sarà quella che incarnando il Commendatore invitato a cena, condannerà definitivamente il feroce seduttore alla giusta pena. Di fatto la regìa di Stinchelli offre una sequela di stimoli visivi senza tuttavia entrare nella complessità del dramma e lasciando un’idea di lettura generica ed incompiuta; del resto le note riportate nella brochure si limitano a menzionare una “regìa aperta a tante possibilità ma condizionata dal rigido schema settecentesco”. I costumi di Maurizio Millenotti, già utilizzati nel magniloquente allestimento areniano di Zeffirelli, dipingono un Settecento classico (nei protagonisti) e bucolico (coro e mimi) mentre l’impianto scenico (sempre di Stinchelli) è dominato da due praticabili posti ai lati della buca dell’orchestra utilizzati dai personaggi per entrare ed uscire. Efficaci e senza mai eccedere le luci di Paolo Mazzon. Il cast vocale si presenta complessivamente brillante con Christian Federici nel ruolo eponimo, abilmente fatto oscillare tra sensualità e lussuria; voce morbida e ben cesellata, dipinge l’impenitente e dannato libertino con proprietà teatrale e scenica e con spiccata intelligenza musicale. Bene anche Paolo Bordogna, fedele Leporello, disinvolto e divertente in scena; ottimo nelle sottolineature del personaggio e nei momenti di confronto con il suo soverchiante padrone. L’ottima Donna Anna di Elisa Verzier, chiamata all’ultimo a sostituire l’indisposta collega prevista in cartellone, sfoggia una bella linea vocale sorretta da adeguata gestione dei fiati e ricchezza espressiva portando a compimento una grande prova. Anche Edgardo Rocha risulta vocalmente in linea con il ruolo di Don Ottavio mostrando eleganza di varietà dinamiche, dolcezza di accento, agilità appropriate e timbro limpido.  Da parte sua Marta Torbidoni, Donna Elvira, domina il suo personaggio mantenendolo in equilibrio tra l’impeto furioso e la lotta interiore dei sentimenti, con vocalità generosa e sempre a fuoco. Convincente il Masetto di Alessandro Abis mentre Emma Fekete, Zerlina, eccelle di più sul versante scenico che in quello vocale non sempre limpido e condizionato da un fastidioso vibrato nel registro acuto. Non impeccabile il Commendatore di Ramaz Chikviladze la cui prova opaca è stata inficiata anche dalla pessima idea di farlo cantare nell’ultima scena all’interno e con una discutibile amplificazione. Abbastanza in linea la concertazione di Francesco Lanzillotta che cerca di equilibrare la linearità settecentesca con alcuni elementi romantici già presenti nella partitura; se l’ouverture è risultata musicalmente generica, l’esecuzione dell’orchestra si è resa sempre più consapevole con particolare bellezza di suono nei legni e negli ottoni e fine cesellatura negli archi. Corretto l’apporto del coro, seppure nell’esiguità della parte, preparato da Roberto Gabbiani. Pubblico numeroso, con il Filarmonico che sfiora l’esaurito: applausi vibranti alternati (al termine) ad alcune sonore contestazioni per la regìa. Repliche mercoledì 21, venerdì 23 e domenica 25. Foto Ennevi per Fondazione Arena di Verona.