Milano, Teatro Menotti: “Gli innamorati”

Milano, Teatro Menotti, Stagione 2025/26
GLI INNAMORATI”
di Carlo Goldoni
Fabrizio CLAUDIO CASADIO
Flamminia LOREDANA GIORDANO
Eugenia VALENTINA CARLI
Fulgenzio LEONE TARCHIANI
Lisetta MARIA LAURIA
Roberto LORENZO CARPINELLI
Tognino DAMIANO SPITALERI
Ridolfo/Clorinda ALBERTO GANDOLFO
Adattamento e Regia Roberto Valerio
Scene e Costumi Guido Fiorato
Musiche Paolo Coletta
Light Design Michele Lavagna
Produzione Accademia Perduta / Romagna Teatri, La Contrada Teatro stabile di Trieste – La Pirandelliana in collaborazione con Comune di Verona – Estate Teatrale Veronese
Milano, 05 febbraio 2026 – per le altre date qui
Gli innamorati” di Goldoni è un testo che la contemporaneità sta amando molto, per ragioni piuttosto chiare: appartenente alla seconda fase della riforma teatrale, quella considerata più “intellettuale“, nella quale Goldoni abbandona i retaggi veneziani per ricreare una possibile lingua italiana di registro medio, questo testo si lascia alle spalle anche dinamiche farsesche per aprirsi a riflessioni che definire psicologiche sarebbe eccessivo, ma perlomeno interiori, sull’animo umano, le relazioni, la società. Inoltre, questa commedia è ambientata a Milano, cosa che ha spinto alcuni registi lombardi a prenderlo in considerazione per creare collegamenti con vizi e virtù del capoluogo meneghino odierno. E proprio a Milano intercettiamo la versione di questa commedia portata in scena da Roberto Valerio, la cui regia si contraddistingue per moderazione, sviluppo situazionale accurato (grazie alla bella scena approntata da Guido Fiorato) in qualche trovata brillante – come l’uso di un parallelepipedo di plexiglas per isolare personaggio situazioni, o il bonario riferimento al milanesissimo e compianto Philippe Daverio per il personaggio di Fabrizio, che qui diventa un connaisseur di arte contemporanea, con tanto di opere giganti in scena. La scelta di attualizzare l’ambientazione, ma di mantenere il testo originale (certo non nuova), può destare qualche perplessità, non tanto per il linguaggio incredibilmente moderno di Goldoni, ma per alcune dinamiche tra personaggi che fino agli Anni Sessanta del Novecento avrebbero potuto reggere, ma trasportati nel presente non funzionano del tutto: in primis, proprio quelle che girano attorno al rapporto tra i protagonisti Eugenia e Fulgenzio, che non sono solo di gelosia ed insicurezza, ma implicano questioni sociali ed economiche che oggi non esistono più; probabilmente, dunque, per far funzionare più coerentemente la drammaturgia, si sarebbe dovuto procedere a un più coraggioso adattamento. Detto questo, lo spettacolo è molto godibile, sia visivamente, grazie alle luci di Michele Lavagna, che tendono a sottolineare gli stati d’animo dei personaggi, sia sul piano performativo, grazie a un cast di professionisti rodati, quasi tutti molto efficaci. Il già citato Fabrizio interpretato da Claudio Casadio, ad esempio, riesce ad accaparrarsi il favore del pubblico grazie all’attitudine da morbido e svaporato burattinaio delle nipoti, aiutato anche dai colori sgargianti con i quali si veste; il ventiquattrenne Leone Tarchiani (Fulgenzio) si rivela pure una bella scoperta, grazie alla fisicità imponente e aggraziata, la voce fresca ed espressiva, dalla dizione e impostazione leggere quanto basta. Molto riusciti i due ruoli di servitori, Lisetta e Tognino, interpretati da Maria Lauria e Damiano Spitaleri, capaci di caratterizzare con gusto e senza calcare troppo la mano a personaggi che facilmente potrebbero rivelarsi macchiette; buona prova di sé dà pure Alberto Gandolfo nel ruolo dell’amico di Fulgenzio, Ridolfo, ma pure dell’enigmatica cognata Clorinda, che compare brevemente, ma attorno alla quale si impernia l’intera vicenda. Più manierate le interpretazioni di Loredana Giordano e Lorenzo Carpinelli, l’una forse troppo in là con gli anni per essere la giovane vedova sorella di Eugenia, l’altro un po’ esteriore nella caratterizzazione del Conte d’Otricoli. Infine, spiace constatare come l’interpretazione più alterna della recita l’abbia fornita Valentina Carli nel ruolo della protagonista Eugenia, dalla dizione discontinua, l’espressività ridotta, la vocalità poco educata (specie nelle scene urlate); a suo svantaggio va anche una fisicità efebica e un piglio adolescenziale, che, se di per sé potrebbe essere una buona chiave di lettura del personaggio, mal si accorda agli altri ruoli – un Fulgenzio giovane quanto compiuto, una Flamminia âgée in tacchi alti, un trentenne elegante Roberto che la corteggia. Peccato, ma, nonostante il ruolo preponderante, l’insieme del cast riesce a riportare la recita su un livello di buona godibilità. Foto Filippo Venturi