Serenata in un atto su libretto di Francesco Fozio. Nicolò Balducci (Fama), Sophie Rennert (Gloria), Benedetta Mazzucato (Genio), Martin Vanberg (Destino), Riccardo Novaro (Valore). Canto Novo e La Stagione Armonica, Accademia Bizantina, Ottavio Dantone (Direttore). Registrazione: Haus der Musik, Innsbruck, 5-7 agosto 2024. 2 CD CPO 555-725-2
L’edizione 2024 del Festival di Musica antica di Innsbruck ha visto un cambio importante per quanto riguarda la direzione artistica. Dopo molti anni Alessandro De Marchi ha lasciato il mandato a Ottavio Dantone. Tra i titoli proposti nell’edizione è la prima ripresa moderna di “Il trionfo della fama”, serenata in un atto per soli, coro e orchestra composta nel 1723 dal fiorentino Francesco Bartolomeo Conti. La serenata venne commissionata dall’imperatrice Elisabetta Cristina di Brunswick-Wolfenbuttel per la celebrazione dell’onomastico del cesareo marito l’imperatore Carlo VI d’Asburgo, il padre di Maria Teresa. Uno delle iniziative più interessanti portate avanti dal festival tirolese è proprio la riproposta dei canti lavori commissionati nel corso di due secoli dalla corte asburgica, colonna sonora di un potere che ha fatto della musica uno dei principali mezzi di rappresentazione.
Il lavoro di Conti rappresenta al meglio un certo spirito ufficiale della corte asburgica. Una composizione musicale rigorosissima, frutto di un artigianato compositivo di acribia maniacale, un gusto rivolto sostanzialmente al passato dove l’eredità formale tardo secentesca è ancora la cifra stilistica dominante. Un lavoro magari carente di autentica ispirazione ma costruito con rigore e perfettamente adattato all’occasione formale cui era destinato. Strutturalmente l’impianto è assai semplice, si tratta di una rigorosa successione di arie alternate a recitativi secchi variate da un solo duetto e da coro conclusivo. Protagoniste sono una serie di personificazioni che a turno celebrano le virtù dell’augusto destinatario.
Dantone dirige molto bene. L’Accademia Bizantina è praticamente una diretta emanazione del direttore con cui l’intesa è totale. Questo permette la piena riuscita di una lettura che punta su sonorità piene, ricche, dall’intenso gioco di colori. La ricca base strumentale permette di dare il giusto valore anche drammatico ai singoli brani senza mai perdere di vista il rigore formale e stilistico. Per limitatamente impegnato il coro – formato dall’unione dei complessi Novo Canto e Stagione Armonica– ha la giusta imponenza per rendere il senso celebrativo della composizione. Il complesso vocale esce più che positivamente da una prova non facile essendo assai esigenti le richieste del compositore. Deliziosa Sophie Rennert nei panni della Gloria. Dizione e fraseggio italiani degni di una madrelingua, timbro cristallino, colorature nitide e pulite, linea di canto elegantissima. La parte è assai acuta, praticamente sopranile, ma la Rennert pur nascendo mezzosoprano non mostra difficoltà a reggerne la tessitura. La coppia dei contralti vede fianco a fianco una donna e un controtenore. Bellissima scoperta quest’ultimo. Nicolò Balducci (La Fama) è molto giovane e praticamente agli inizi della carriera. La voce è già assai bella, ricca e corposa, mai stimbrata o esangue e il canto di qualità molto alta, capace di risolvere con sicurezza i non facili passaggi di coloratura. La parte del Genio è più rivolta a un canto lirico ed espressivo, culminante nell’aria “Altro di più vorrei” tra i momenti più ispirati della composizione. Benedetta Mazzuccato con il suo timbro caldo e vellutato rende perfettamente il carattere della parte.
I personaggi “maschili” presentano qualche problema in più ma nulla che comprometta la riuscita complessiva. Riccardo Novaro si cimenta con l’impervia parte del Valore. Cantante esperto e grande conoscitore di questo repertorio riesce a non farsi travolgere da “L’Asia crolla” un cimento capace di mettere alla corda chiunque. Aria ampia, caratterizzata da un tempo lento e disteso su cui si innesta un canto fatto di continui passaggi di coloratura resi ancor più complessi dalla lentezza dell’andamento sembra fatta per mettere in difficoltà chiunque – ci vorrebbe il Ramey degli anni d’oro per renderla appieno. Novaro patteggia con le difficoltà ma ne viene a capo e del personaggio sa rendere tutta l’autorevolezza di accento e fraseggio. Il tenore Martin Vanberg (Destino) non ha una voce particolarmente attraente nel timbro, canta però con grande gusto e musicalità, accento e dizione sono molto buoni per un danese così come pienamente posseduto è il gusto per il canto italiano, e possiamo immaginare che molto al riguardo abbia contato il lavoro di Dantone, così da arrivare in fondo alla parte in modo convincente pur senza un materiale particolarmente significativo.
Francesco Bartolomeo Conti (1681 – 1732). “Il trionfo della Fama” (1723)