Genova, Teatro Carlo Felice: “Tristan und Isolde”

Teatro Carlo Felice di Genova, stagione d’opera 2025/2026
“TRISTAN UND ISOLDE”
Dramma musicale in tre atti.
Libretto e musica di Richard Wagner dal racconto “Tristan” di Gottfried von Straßburg
Tristan TILMANN UNGER
Isolde MARJORIE OWENS
Brangäne DANIELA BARCELLONA
Kurwenal NICOLÓ CERIANI
König Marke EVGENY STAVINSKY
Melot SAVERIO FIORE
Ein Seemann/Ein Hirt ANDREA SCHIFAUDO
Ein Steuermann MATTEO PEIRONE
Orchestra e  Coro  del Teatro Carlo Felice di Genova
Direttore d’Orchestra Donato Renzetti
Maestro del Coro Claudio Marino Moretti
Regia Laurence Dale
Scene e Costumi Gary McCann
Luci John Bishop
Video design Leandro Summo
Regista Collaboratore e Coreografo Carmine De Amicis
Nuovo allestimento della Fondazione Teatro Carlo felice di Genova
Genova, 22 Febbraio 2026
Tristan & Isolde è dramma musicale in 3 atti, sostanzialmente carente d’azione, abbondantemente verboso, che viene spinto a vette sublimi dall’innovata e fantastica concezione musicale. Pochi secondi dall’inizio del Preludio e l’accordo del Tristano è lì a sconvolgere e a rivoluzionare tutta la storia della musica. Per felicissima ventura, ovvero per oculatissima scelta artistica, qui a Genova, al Carlo Felice, le ineffabili trame musicali dell’opera sono affidate alle mani sicure del Maestro Donato Renzetti. Una conduzione certa e consapevole che ha guidato l’Orchestra del Teatro Carlo Felice, in gran spolvero, ad esiti entusiasmanti. Il suono chiaro, luminoso, deciso, senza esitazioni, ci conduce alle nostrane scogliere mediterranee, allontanandoci forse dalle gelide falesie nordiche: ampi sprazzi vitalistici squarciano un panorama potenzialmente e idealmente mortuario. Gli ottoni, i corni, i legni, l’eccellente corno inglese di Pietro Corona, l’insieme degli archi dell’Orchestra Genovese riescono, con la correttezza di un procedere sempre vivo e appassionato, a ottenere la prolungata attenzione e la decisa approvazione del pubblico. Renzetti non si trattiene nell’animare e nel variare il serrato e coinvolgente fraseggio, così come non disdegna di espandere ed illanguidire isole di affettuosa cantabilità. La regia di Laurence Dale, vista la carenza d’azione del Dramma, fatica oggettivamente a trovar spazi per potersi caratterizzare. A dispetto dell’impegno posto da Carmine De Amicis, regista collaboratore e coreografo, non paiono poi felicissimi i tentativi di animazione mimica volti ad illustrare, nel corso del primo atto, gli avvenimenti narrati da Isotta e, nel finale, sull’isola di Tristano, le mortali schermaglie conclusive. Gary McCann ha allestito scene vuote e spoglie, visivamente sulle tracce dell’operato da Wieland Wagner nel Bayreuth dell’immediato dopoguerra. Domina l’ormai onnipresente piattaforma girevole che anacronisticamente ruota senza nulla mostrare. Sospesa alla volta, quasi a specchio accoppiato alla piattaforma, un’enorme ellisse che si tinge delle medesime intensissime e mutevoli luci che John Bishop, crediamo in un buon accordo con Leandro Summo, il video designer, ha previsto come essenziale contributo alla movimentazione dell’azione e alla definizione degli stati d’animo dei personaggi. Gary McCann, oltre alle scene, ha provveduto ai costumi che, genericamente neri o molto scuri, contribuiscono ad annientare i personaggi nel buio del fondo. Unica eccezione per i reali, Marke ed Isolde, che abbondantemente ingioiellati, ammantati chi d’oro chi di strabordanti veli candidi, si vorrebbero più contenuti e discreti. L’accorta direzione di Claudio Marino Moretti garantisce l’efficacia degli interventi, sempre eccessivamente udibili, del Coro (maschile) del Teatro Carlo Felice, seppur canti celato tra le quinte. Sono decenni che il personaggio di Tristano non trova interpreti completamente all’altezza del compito. È dall’eroe perdente di Vickers che attendiamo un Tristano che ci emozioni sia nella disperazione dell’attesa che nell’autoannientamento dell’immenso terzo atto. Il Tenore Tilmann Unger, per quanto fisicamente e attorialmente credibile, si trova ad affrontare ostacoli naturali, tecnici e forse anche psicologici troppo impegnativi per le sue attuali caratteristiche vocali. Quantità e qualità del suono lo costringono ad una prestazione complessiva, seppur apprezzabile per impegno, dagli esiti “in minore”. Il suo Tristan vorrebbe essere un heldentenor dal timbro chiaro e luminoso, purtroppo la realtà non soddisfa le intenzioni. Le doti naturali di squillo e di potenza rifulgono nell’Isolde di Marjorie Owens che, senza difficoltà, supera la barriera della buca e, senza freni, colma di suono la sala. Il lungo racconto del primo atto, come il duetto del secondo sono assolutamente tutti nelle sue corde, come pure l’ultimo quarto d’ora dell’opera. Il fraseggiare poco variato e monotono fa dubitare della conoscenza del significato intimo di un testo che peraltro risulta sempre arduo da affrontare e da disvelare. Il timbro e l’aspetto fisico ci consegnano una Isolde più virago che amorosa. Una matrona possessiva che, quasi maternamente inglobando il timido Tristano, domina, nell’interminabile duetto del secondo atto, la scena. Daniela Barcellona si impone come la voce più affascinante e convincente della recita. Timbro dall’indiscutibile fascino, tecnica superiore, maestria nel porgere che pare di madrelingua. Il suo intervento che interrompe, nel corso dell’atto secondo, il duetto amoroso, consigliando prudenza e cautela, ha il fascino di un’emozione autentica. Evgeny Stavinsky affronta con sicurezza ed efficacia, lo aiuta una vocalità sana ed espansa, l’insidiosa e poco accattivante figura del Re tradito. Si impone, non solo vocalmente, per una ben timbrata voce di basso e per un portamento adattissimo alla sua regale dignità. Kurwenal è Nicolò Ceriani: canta bene e fraseggia ottimamente. Attorialmente e timbricamente ideale per impersonare il fedele, ardimentoso e impavido amico inseparabile dell’eroe: il compagno che tutti si vorrebbe accanto. Come per la Barcellona, la voce “italiana” gli promuove un fraseggio così espressivo da ipotizzare che il tedesco sia una sua seconda lingua. Melot è l’apprezzabile Saverio Fiore. Andrea Schifaudo è assolutamente positivo come Marinaio e come Pastore; mentre Matteo Peirone è altrettanto efficace come Pilota. Il vasto pubblico, è stato conquistato e molti e prolungati sono stati gli applausi a chiusura di sipario. Renzetti, Barcellona e Ceriani li hanno condivisi con il rimante del cast e con l’intera equipe tecnica. Foto Marcello Orselli