Milano, MTM – Teatro La Cavallerizza: “Due Partite” di Cristina Comencini

Milano, MTM – Teatro La Cavallerizza, Stagione 2025/26
“DUE PARTITE”
di Cristina Comencini
Sofia/Rossana BEATRICE BELTRANI
Gabriella/Sara ANCILLA OGGIONI
Beatrice/Giulia SABRA DEL MARE
Claudia/Cecilia CECILIA BROGGINI
Regia a cura del cast
Produzione Associazione WOW
Milano, 17 febbraio 2026
Alla piccola sala La Cavallerizza del teatro Litta – sovente ricettacolo di produzioni più interessanti, rispetto a quelle di più magniloquenti spazi – approda quello che ormai è un classico italiano contemporaneo, “Due partite” di Cristina Comencini: consacrato da un film del 2009, il testo, che coinvolge, a discrezione registica, quattro o otto attrici, non richiedendo particolari cambi di scena e toccando temi dell’universale femminile (coniugalità, maternità, fedeltà a se stesse) con una comunicativa semplice e diretta, è sdoganato ormai nei laboratori teatrali, persino nelle compagnie amatoriali. Questo, beninteso, senza sminuirne né elevarne il portato drammaturgico, che è rassicurante, tradizionale, ma gode di un ritmo particolarmente brillante e di alcuni risvolti narrativi non scontati. Insomma, come si direbbe in gergo: funziona. La messa in scena proposta dall’Associazione WOW non si può dire aggiunga qualcosa a quanto detto: le due case, a distanza di trent’anni, non cambiano, il light design è fisso, tutto si vuole giocare unicamente sul testo e i talenti delle quattro interpreti, probabilmente poiché consapevoli di poterselo permettere. Il cast, infatti, cura anche la regia corale, che è senza dubbio il pregio maggiore di questa produzione: ogni personaggio è esattamente dove deve essere, e, per quanto risicato sia il palco, una volta ingombro di divano, tavolo, sedie ed altre amenità, le quattro attrici sembrano muoversi come in una danza, sempre sincrone, ciascuna consapevole di dove si trovino le altre tre, capaci anche di creare piccoli efficaci tableau – come quando si raggruppano attorno al divano per soccorrere Beatrice. La regia, così, dà vita a una scena di per sé ultra anonima, conferendo anche la giusta dignità al testo. Le interpreti sono state davvero il motore della recita, incarnando nelle loro performance lo stesso equilibrio della regia: nel primo atto Beatrice Beltrani ha una personalità scandalosa e impositiva, cui si oppone la repressa bon ton Cecilia Broggini, come l’ingenua e sognatrice Sabra Del Mare trova nella disincantata e sferzante Ancilla Oggioni il suo contraltare; nel secondo atto questo gioco di opposizioni si complica ancor più con il confronto tra le figlie delle quattro donne, ed ecco la trasformazione anche delle interpreti: se la Beltrani e la Del Mare sembrano essere le eredi dei loro personaggi dell’atto precedente, la Broggini e la Oggioni invece si diversificano esteriorizzando quello che le loro “madri” vivevano – l’una le fragilità e insicurezze di una donna incapace di procreare, l’altra il bisogno di controllo e quasi dominio sulla propria vita e sul partner. Ne emerge un quartetto ben assortito, che offre al pubblico un vivace spaccato su quello che significa essere donna, al di là delle solite banalità. Una nota di merito va, infine, anche alla cura dei costumi, che nei pochi minuti del brevissimo intervallo sanno cambiare radicalmente dagli anni Sessanta ai primi Duemila, in maniera convincente. Nel complesso, dunque, uno spettacolo gradevole e godibile, certamente dalla vocazione popolare e dal portato artistico limitato, ma che sa mettere ben in luce i propri punti di forza, a favore del pubblico.