Milano, Teatro alla Scala: Gala Fracci 2026

Milano, Teatro alla Scala, Stagione lirica & balletto 2025/26
“GALA FRACCI”
Coreografie di Marius Petipa, Mario Pistoni, Rudolf Nureyev, Akram Khan, John Cranko, Rudolf Nureyev da Marius Petipa, Maurice Béjart.
Musiche di Richard Wagner, Riccardo Drigo, Pëtr Il’ič Čajkovskij, Vincenzo Lamagna da Adolphe Adam, Ludwig Minkus, Maurice Ravel
Artisti ospiti: Jacopo Tissi, Maia Makhateli, Patricio Revé, Roberto Bolle 
Primi Ballerini, Solisti e Corpo di Ballo del Teatro alla Scala, Allievi della Scuola di Ballo dell’Accademia Teatro alla Scala.
Orchestra del Teatro alla Scala di Milano
Direttore Kevin Rhodes
Milano, 31 gennaio 2026
Cinque anni fa moriva Carla Fracci, la ballerina scaligera per eccellenza. E da allora questo gala annuale fu dedicato alla sua memoria: essendo una ballerina di fama mondiale, con un repertorio onnicomprensivo, non è difficile intessere un gala differente ogni anno. Rispetto a due anni fa (purtroppo lo scorso anno non abbiamo potuto essere presenti per problemi di chi vi scrive) abbiamo notato uno snellimento del numero di pezzi messi in scena, uno dei punti critici che avevamo individuato. E ciò ha giovato. (A onor del vero, va detto che già lo scorso anno il cartellone vedeva meno pezzi della sovrabbondante edizione di due anni fa). Partendo dal principio, dopo il Défilé degli allievi dell’accademia, dei soliti e dei primi ballerini, il passo a due da Il Corsaro con Martina Arduino e Mattia Semperboni ha riscosso un meritato successo, con applausi a scena aperta per Semperboni. Non stupisce, considerato che questo è un ruolo a lui confacente e con il quale è salito alla ribalta parecchi anni or sono. Il Francesca da Rimini di Mario Pistoni, ruolo creato sulla Fracci, è stato poi danzato con la poesia che Vittoria Valerio (una Giselle d’elezione) riesce a dare, insieme con un Nicola Del Freo sicuro e potente. La scena è stata successivamente ceduta ad Alice Mariani e Jacopo Tissi, con il passo a due da La bella addormentata nel bosco. Alice Mariani ha confermato il suo carisma e la caratura della sua arte, mostrandosi, già nel recentissimo successo con questo stesso balletto, come una danzatrice ormai matura, capace di donare grandi e piccole sfumature ai suoi movimenti. Jacopo Tissi torna dopo tempo alla Scala come principal dancer del Dutch National Ballet, e la stabilità di un teatro dove formarsi ed esibirsi ha giovato alla sua eleganza innata. La prima parte di questo gala si è chiusa con il primo debutto scaligero di una nuova versione di Giselle, ad opera di Akram Khan, dove è stato presentato solo il passo a due del secondo atto. A parte il titolo, e qualche nota che è presente come un’ombra (su musica registrata), non pare avere nulla a che fare con la protagonista eponima. È una Giselle immigrata, operaia in una fabbrica di tessuti che è stata chiusa, e quindi lei si ritrova senza lavoro: è un’emarginata volitiva, che morendo di dolore finisce in una fabbrica fantasma dove altre operaie hanno già seguito la stessa sorte chiedendo vendetta. Camilla Cerulli e Marco Agostino hanno affrontato i due personaggi con serietà, accettando una sfida ardua. Questa coreografia ha anche degli ottimi spunti di interesse, soprattutto nell’incontro tra la tecnica classica e il kathak, un’antica danza classica indiana, ma non capiamo il motivo di utilizzare il titolo di Giselle per questa creazione se non per sfruttarne il richiamo che esso garantisce, invece di proporre qualcosa di nuovo assumendosene tutti i rischi. Dopo un intervallo, il Gala ha ripreso con il passo a due “dello specchio” dall’Onegin di John Cranko, con una Nicoletta Manni sempre in ottima forma e un Timofej Andrijashenko pulito e leggero. Il penultimo pezzo, l’estratto dal Don Chisciotte, ha visto protagonisti due ospiti internazionali. Kitri è stata impersonata ottimamente da Maia Makhateli, una ballerina di origine georgiana, che dopo essere approdata negli Stati Uniti durante l’adolescenza, è diventata anche lei, come Tissi, prima ballerina al Balletto Nazionale Olandese (dal 2010): una performance elegante che ha messo in mostra con gusto le due doti fisiche e acrobatiche che questo pezzo richiede. Compagno perfetto il cubano Patricio Revé, formatosi con Fernando Alonso: è primo ballerino del Balletto Nazionale Cubano, e dalla prossima stagione sarà principal al Royal Ballet di Londra. Questo passo a due è stato molto applaudito, e Revé ha ricevuto anche degli applausi a scena aperta. Ha chiuso la serata un grande classico e della danza contemporanea e di Roberto Bolle, che è stato protagonista del Bolero di Maurice Ravel. È forse la coreografia più famosa di Maurice Béjart, dove il coreografo ha spogliato la danza da ogni intento narrativo, trasformandola in un rito ipnotico senza tempo, ma anche dal genere: sebbene inizialmente concepito per una donna (e Béjart stesso andò a bussare a casa di Carla Fracci per chiederle di danzarlo all’Arena di Verona), ha poi proposto varianti anche con interpreti maschili (ormai celebre il debutto con Jorge Donn). Ormai scontate le ovazioni e gli applausi calorosi a quella celebrità italiana nel mondo che Roberto Bolle incarna. Ottima, soprattutto per quest’ultima partitura, la conduzione di Kevin Rhodes, in cui l’Orchestra ha saputo restituire il crescendo dal pianissimo al grande finale potente e fortissimo, di questa melodia incantevole e molto popolare. Quest’anno il gala replica anche il 3 febbraio, con un’attesissima Marianela Núñez, che ballerà in coppia con Patricio Revé. Il teatro è già da tempo tutto esaurito! Foto Brescia & Amisano