Modena, Teatro Comunale, Stagione Opera 2025/2026
“DON GIOVANNI”
Dramma giocoso in due atti su libretto di Lorenzo Da Ponte
Musica di Wolfgang Amadeus Mozart
Don Giovanni MARKUS WERBA
Commendatore RENZO RAN
Donna Anna CLAUDIA PAVONE
Don Ottavio MARCO CIAPONI
Donna Elvira MARTA TORBIDONI
Leporello TOMMASO BAREA
Masetto ALBERTO PETRICCA
Zerlina ELEONORA BOARETTO
Orchestra Filarmonica Italiana
Coro del Teatro Municipale di Piacenza
Direttore Enrico Pagano
Maestro del Coro Corrado Casati
Maestro al cembalo Andres Jesus Gallucci
Regia Andrea Bernard
Scene Alberto Beltrame
Costumi Elena Beccaro
Luci Marco Alba
Coproduzione Fondazione Teatri di Piacenza, Fondazione Teatro Comunale di Modena
Nuovo allestimento
Modena, 8 febbraio 2026
Don Giovanni collezionista, che accumula senza elaborare, processare, interiorizzare. Leporello che gli fa da archivista, Donna Elvira da mamma
ingombrantissima, mentre Donna Anna ne rappresenta l’ancestrale ideale femminile: già da bambini, la piccola Anna lo distraeva dai compiti di scuola, con piccato disappunto di Mamma Elvira. Zerlina? L’unica che sul lettino del dottor Freud non abbia bisogno di stendersi, perché vive in spontanea connessione con il proprio stato di natura. Questo, a grandi linee, l’impianto registico di Andrea Bernard. Come si vede bene, tutto si regge: del resto l’elemento infantile, giocherellone, è proprio del carattere di Don Giovanni, che, come ogni bambino, è crudele e amorale. Se però qualcuno vuol azzardarsi a pensare che lo spettacolo cominci ad apertura di sipario, ovvero che per il pubblico non sia prescrizione obbligatoria la preventiva lettura delle note di regia (si segnala al candidato spettatore che sarà valutata
positivamente anche una generale infarinatura di storia della regia teatrale nel Novecento, nonché delle principali nozioni di psicologia), ecco che allora diventa legittima l’alzata di sopracciglio. Perché se le tesi della regia possono esser valide, restano molti dubbî sulla chiarezza espositiva dello spettacolo, linguaggio visivo che, solo, dovrebbe bastare a comunicarle al pubblico che ancora non le conosca. Il che non vuol dire che la scena di Alberto Beltrame non sia ben congegnata e perfettamente funzionale alla rappresentazione del teatralissimo archivio onirico sentimentale del protagonista, o che i costumi pensosi di Elena Beccaro abbiano qualcosa di incongruo. Enrico Pagano sembra avere con la musica di Mozart una speciale affinità. La sua direzione è senz’altro fresca e vivace, trascorsa da quello slancio vitale che tanto ben si addice al titolo, ma soprattutto è carica di inventiva. Il gesto è di inequivocabile chiarezza, ma generoso e, una volta spogliato di una certa schematica rigidità, saprebbe certo rivelare appieno quella personalità
che già ne traspare. Markus Werba esibisce il proprio timbro eletto, luminoso e di connaturata eleganza d’emissione, confermandosi cantante di classe. Non è poco, ma a questo non poco non aggiunge molto: tradendo forse una punta di spaesamento registico. O magari la cosa dipende anche dalle indicazioni dell’abile concertatore, che pare più sensibile alla pregnanza d’accenti di quanto non lo sia all’edonismo vocale. E che, quanto a questo, sfonda porte spalancate con Tommaso Barea: un Leporello che, pur avendo dalla sua una voce notevolissima per volume, tonicità e pregio timbrico, non esita a passarci sopra se si presenta l’occasione di spremerne una goccia d’espressione in più, o esaltare la squisita naturalezza del recitativo mozartiano, così ben modellato sul nostro miglior parlato.
Marco Ciaponi canta con gusto squisito: nella cremosa morbidezza della sua voce la fluidità del fraseggio conduce a pianissimi sognanti, ammantati di malinconia; mentre nella sua sfolgorante Donna Anna vibra la voce luminosa e slanciata di Claudia Pavone. Marta Torbidoni (in sostituzione di Carmela Remigio) è un’Elvira con le unghie, anzi gli artigli, ma mai espressivamente sopra le righe: sempre stilisticamente ineccepibile, nelle agilità e nelle note più gravi la bellissima voce conserva sempre timbrature sfumate e deliziosamente femminili. Nella coppia paesana, le voci tornita e pastosa di Eleonora Boaretto, vigorosa e gagliarda di Alberto Petricca. Unica pecca il Commendatore di Renzo Ran, che ha voce di vasto volume ma di piuttosto precaria intonazione. Pubblico festosissimo, acclamante, soddisfatto, compiaciuto: trionfi per tutti alle uscite finali. «È il regista, quello? Ah, no: è il direttore. Bravo!». Foto GCravedi
Modena, Teatro Comunale: “Don Giovanni”