Napoli, Teatro Bellini: “Come gli uccelli”

Napoli, Teatro Bellini, Stagione 2025/26
“COME GLI UCCELLI”
di Wajdi Mouawad
Consulente storico Natalie Zemon Davis Traduzione Monica Capuani del testo originale “Tous des oiseaux”. Adattamento Lorenzo De Iacovo e Marco Lorenzi

Eitan FEDERICO PALUMERI
Wahida BARBARA MAZZI
Eden / Leah giovane FRANCESCA OSSO
Leah IRENE IVALDI
Norah / Infermiera REBECCA ROSSETTI
Etgar ALEKSANDAR CVJETKOVIĆ
David / Cameriere ELIO D’ALESSANDRO
Al Wazzân SAID ESSERAIRI
Etgar giovane / Rabbino / Medico RAFFAELE MUSELLA
Regia Marco Lorenzi
Drammaturgia Monica Capuani
Scene e costumi Gregorio Zurla
Disegno luci Umberto Camponeschi
Disegno sonoro Massimiliano Bressan
Vocal coach e Composizioni originali Elio D’Alessandro
Video Full of BeansEdoardo Palma & Emanuele Gaetano Forte
Un progetto de Il Mulino di Amleto

Napoli, 11 febbraio 2026
Proposto nell’adattamento di Lorenzo De Iacovo e Marco Lorenzi, arriva, al Teatro Bellini, Come gli uccelli del drammaturgo Wajdi Mouawad. A Lorenzi, viene affidata anche l’ideazione del disegno registico. Al centro della trama, una vicenda sentimentale e amorosa estrema, quella tra un ragazzo, Eitan – la cui famiglia ha origini israeliane –, e una ragazza, Wahida, con origini arabe. Una storia sentimentale estremamente complessa, drammaticamente radicata in un quadro storico-politico entro cui anche le vicende – soprattutto familiari – dei due ragazzi sono così irrimediabilmente inserite. Attraverso un disegno registico particolarmente articolato, Lorenzi riesce a donare rilievo scenico alla ricchezza emotiva e sentimentale dei personaggi – riuscendo ad attuare quel percorso di “incontro”, quell’andare verso l’Altro che – come per Mouawad così per il Mulino [di Amleto – compagnia fondata da Lorenzi e Barbara Mazzi] – è una ragione di vita e di poetica»: scrive il regista in uno scritto, inserito nel numero 51 del Belliner, magazine del teatro. Il dramma – strutturalmente determinato da una suddivisione in parti – riesce ad assumere la forma di un monumento teatrale e «testuale». La «complessità» del dramma, però, non risiede tanto in ciò – perché essa appare prevalentemente presente nel carattere fortemente «cinematografico» del disegno registico: un «romanzo» teatrale, esteticamente «televisivo», caratterizzato da: una struttura drammaturgico-compositiva nettamente episodica (e determinata, però, da un’opportuna scorrevolezza narrativa); un’organizzazione «frammentaria» delle vicende: una sequenza di momenti e avvenimenti frequentemente intervallata da flashback. La rappresentazione resta, inoltre, ancorata a una forma prevalentemente «testuale»: la restituzione verbale di indicazioni di tipo «registico» consente un’astratta realizzazione scenica dell’azione: un attore, attraverso interventi di carattere narrativo in lingua araba, risolve verbalmente le azioni sceniche degli attori – soprattutto, però, quelle «marginali». Gli attori, dunque, restano prevalentemente impegnanti nell’esposizione del testo – sostenuta da una risoluzione dell’azione e da una gestione dello spazio scenico prevalentemente «sintetiche». L’attore-narratore, Said Esserairi, è inoltre, anche opportunamente impegnato a impersonare Al Wazzân (figura storica, la cui vita è oggetto di studio della protagonista). Ciò, dunque, consente allo spettatore di avvertire il carattere anche parzialmente «cronachistico» della pièce. Il testo assume una funzione «totalizzante», anche grazie alle suggestive proiezioni video a firma di Full of Beans – Edoardo Palma & Emanuele Gaetano Forte: alle frasi – proiettate sul «fondale» ed esposte dall’attore-narratore –, viene affidata una funzione «scenografica»: attraverso la proiezione di frammenti testuali avviene, dunque, anche un’astratta restituzione scenico-ambientale: un’evocativa «integrazione» di elementi e dati scenici, visivamente assenti, nell’impianto scenografico fortemente minimalista – progettato da Gregorio Zurla (ideatore, inoltre, anche di costumi dal carattere opportunamente «contemporaneo»). Lo spazio scenografico – interessato da movimenti del «fondale» – è accuratamente illuminato da Umberto Camponeschi, e concorrono alla formazione delle atmosfere sceniche anche Massimiliano Bressan – curatore del disegno sonoro – ed Elio D’Alessandro, compositore di suggestivi brani musicali. Risulta ravvisabile, inoltre, anche un tono vagamente «irrealistico» del disegno registico, interessato dalla presenza di momenti pressoché «onirici». Il testo – proposto nella versione in italiano realizzata da Monica Capuani (un’interessante traduzione del testo originale di Mouawad, Tous des oiseaux) – riesce ad assumere un senso «metaforico» estremo. Prevalentemente in italiano, presenta – inoltre – interventi in lingua araba, ebraica, tedesca. I suddetti interventi di carattere «narrativo», in lingua araba (motivo linguistico ricorrente, dunque) e gli altri momenti scenici (brevi conversazioni o incisi linguistici) concorrono alla composizione testuale, complessa e poeticamente suggestiva. A impersonare Eitan è Federico Palumeri. L’attore riesce a risolvere scenicamente il ruolo attraverso un’interpretazione costantemente caratterizzata da un coinvolgimento emotivo profondo e commovente: l’attore, pertanto, riesce a collocare il personaggio nella condizione di figlio innamorato e, dunque, «ribelle». Il ruolo di Wahida viene, invece, notevolmente affrontato da Barbara Mazzi – le cui abilità scenico-interpretative consentono all’attrice di garantire al suo personaggio un notevole ventaglio emozionale: tormenti, patimenti, sentimenti riescono a emergere con estrema naturalezza. Tutti gli attori propongono una recitazione caratterizzata da potenza espressiva e notevole efficacia drammatica. Ciò consente loro di ritrarre opportunamente i personaggi, la cui risoluzione scenica avviene attraverso una collettiva coerenza stilistica e interpretativa – che resta salda e costante durante tutta la durata della rappresentazione (180 minuti). Davvero bravi: Francesca Osso (Eden / Leah giovane); Irene Ivaldi (Leah); Rebecca Rossetti (Norah / Infermiera); Aleksandar Cvjetković (Etgar); Elio D’Alessandro (David / Cameriere); Raffaele Musella (Etgar giovane / Rabbino / Medico). Accanto alla vicenda amorosa dei due ragazzi, un’altra vicenda riesce perfettamente a emergere: essa riguarda la vita del papà di Eitan, David, che – in seguito a un attacco terroristico, in cui Eitan resta coinvolto (riesce, però, a svegliarsi dal coma) –, scopre di essere figlio di genitori palestinesi. Ottimo, dunque, D’Alessandro – la cui notevole interpretazione consente all’attore la costruzione dell’animo complesso del personaggio, così irrimediabilmente determinato da emozioni estreme. Alla fine della rappresentazione, il pubblico napoletano tributa entusiastici applausi agli artisti. Foto Giuseppe Distefano