Napoli, Teatro Bellini: “La città dei vivi”

Napoli, Teatro Bellini, Stagione 2025/26
“LA CITTÀ DEI VIVI”
Liberamente tratto dal romanzo di Nicola Lagioia
Con: SERGIO LEONE, PIETRO DE TOMMASI, DANIELE DI PIETRO, CRISTIAN ZANDONELLA

Interpreti in video: TINDARO GRANATA, ARIANNA SCOMMEGNA, PASQUALE MONTEMURRO, MARCO TÉ, SAMUELE FINOCCHIARO, STEFANO CARENZA, PIETRO SAVOI, LORENZO VIO, IOANA MIRUNA, PENELOPE SANGIORGI, BARBARA CAPECE, LUIGI DE LUCA, PIETRO GENNUSO, GIUSEPPINA MANARESI, OLMO BROGLIA ANGHINONI
Regia, video, drammaturgia, videomaking, regia video Ivonne Capece
Scene Rosita Vallefuoco
Costumi, concept visivo, assistente alla regia Micol Vighi
Light designer Luigi Biondi

Sound designer Simone Arganini
Riprese Antar Corrado
Produzione Elsinor Centro di Produzione Teatrale, TPE Teatro Piemonte Europa, Teatri di Bari, Fondazione Teatro di Napoli – Teatro Bellini, Teatro di Sardegna

Napoli, 28 gennaio 2026
Al Teatro Bellini, viene proposta la «rielaborata» storia di un martirio. Un martirio consumatosi in una Roma popolata da droga e topi: la Roma, cioè, de La città dei vivi, dramma «liberamente tratto» dal romanzo di Nicola Lagioia: la costruzione drammaturgica del lavoro teatrale e il progetto registico sono a firma di Ivonne Capece. È una Roma «straniante», quella pensata dalla scenografa Rosita Vallefuoco. Una Roma determinata da presenze ironicamente «metafisiche»: sculture «classicheggianti» collocate sopra strutture in legno o elettrodomestici: un metaforico «dialogo», un’ironica convivenza tra elementi scenici che – benché differenti – sembrano dare appropriatamente forma a una Roma «alienante», il cui evocativo concept visivo è curato da Micol Vighi (ideatrice, inoltre, anche dei costumi, adatti al contesto scenico). Il soggetto del dramma è tratto da un «fatto di cronaca realmente accaduto», come precisato in uno scritto, inserito nel numero 50 del Belliner, magazine del Bellini, ma – come precisato nel suddetto testo e come ricordato da una voce in sala, poco prima dell’inizio della rappresentazione – si tratta di un lavoro teatrale che: «non ha finalità informative, documentaristiche o giornalistiche», non «intende rappresentare fatti, persone o responsabilità realmente accertate» e che, dunque, «eventuali riferimenti a nomi, situazioni […] sono frutto di elaborazione drammaturgica». Fatta quest’essenziale precisazione, anche la nostra recensione verte – pertanto – su ciò che è apparso sul palcoscenico, su ciò che è accaduto in teatro, ovvero: la creazione drammatica di un evento di estrema violenza: due giovani – sotto effetto di sostanze, martirizzano, ammazzano un altro ragazzo – attratto in casa, dietro promessa di denaro. Le vicende estreme avvengono, inoltre, in una Città sapientemente illuminata da Luigi Biondi. Ma, prima della rappresentazione artistica dell’evento, e prima degli antefatti, viene collocato un «prologo» di carattere vagamente storico: viene proiettata un’immagine capovolta riproducente  il ritratto del papa Giulio II, quello realizzato da Raffaello, mentre un uomo – un papà-narratore o, forse, il padre di ogni essere umano (notevolmente interpretato da Sergio Leone) – «allatta» due ragazzi, i figli di Roma, i due carnefici. Il medesimo attore sarà metaforicamente impegnato, poi, nella commovente interpretazione dei papà dei tre ragazzi. Il testo è drammaticamente efficace, interessato da momenti linguistici prevalentemente in «romanesco» e ciò, pertanto, consente allo spettatore di avvertire come passionalmente «vivo» il soggetto teatrale: escamotage di carattere vagamente «neorealistico», che catapulta lo spettatore «dentro» i fatti, almeno emotivamente – ma, a trattenerlo opportunamente «fuori», ci pensano: le atmosfere sceniche «espressive» (anche determinate dall’assordante presenza di brani musicali da discoteca; il design sonoro è curato da Simone Arganini) e un disegno registico estremamente frenetico, irrealistico – anche interessato da interventi canori (l’esecuzione a due voci di Vedrai, vedrai di Luigi Tenco) e da solistici momenti di danza. Il dramma appare strutturalmente costituito da «macro-blocchi», attraverso cui vengono progressivamente presentati i personaggi allo spettatore: appare, dunque, costituito da: un già menzionato «prologo», di carattere vagamente storico-narrativo; duetti padre e figlio – o interazioni con altri attori, astrattamente «presenti» sul palcoscenico attraverso video proiettati sugli elementi scenici e su una «tela» (video, inoltre, a firma della regista medesima); il «terzetto» finale, prevalentemente gestuale e «corporeo» (la vittima e i due carnefici). Il macro-tema drammaturgico risiede, dunque, nella ricorrente presenza di droga e denaro – elementi drammaticamente e ferocemente determinati la vita dei tre ragazzi. Altri tre temi, inoltre, riescono perfettamente a innestarsi nel tessuto drammaturgico: la drammaticità dei conflitti familiari; il tema della sessualità «giovanile»; il tema del suicidio (quest’ultimo tema evocato verbalmente, attraverso un commovente riferimento al suicidio di Tenco e al suicidio di Dalida). Pietro De Tommasi, Daniele Di Pietro, Cristian Zandonella – con notevole dominio della scena, con profonda e suggestiva partecipazione emotiva – riescono a ritrarre, opportunamente, i ruoli affidatigli: un talento che, pertanto, consente agli attori di poter delineare «espressivamente» i personaggi. L’acme drammatica del lavoro teatrale viene raggiunta alla fine, al momento scenico di ciò che abbiamo definito «terzetto» gestuale e corporeo, attraverso cui viene, artisticamente e freneticamente, proposto il martirio del ragazzo. Ciò accade consentendo, inoltre, ai corpi di poter trasmettere, allo spettatore, un’amara, un’estrema, una tragica «sensualità». I movimenti, vibranti e nervosi, dei corpi assumono un valore linguistico e comunicativo superbo – e ciò, pertanto, conferisce forma a una composizione drammaturgica prevalentemente «scenica». Notevoli, inoltre, anche le prove teatrali degli attori in video: Tindaro Granata, Arianna Scommegna, Pasquale Montemurro, Marco Té, Samuele Finocchiaro, Stefano Carenza, Pietro Savoi, Lorenzo Vio, Ioana Miruna, Penelope SangiorgiBarbara Capece, Luigi de Luca, Pietro Gennuso, Giuseppina Manaresi, Olmo Broglia Anghinoni. Applausi finali decretano il successo di questo interessante lavoro teatrale. Foto Luca Del Pia