Napoli, Teatro di San Carlo: “Falstaff”

Napoli, Teatro di San Carlo, Stagione d’Opera e Danza 2025/26
“FALSTAFF”
Commedia lirica in tre atti su libretto di Arrigo Boito

Musica di Giuseppe Verdi
Sir John Falstaff LUCA SALSI

Ford ERNESTO PETTI
Fenton FRANCESCO DEMURO
Dott. Cajus GREGORY BONFATTI
Bardolfo ENRICO CASARI
Pistola PIOTR MICINSKI
Mrs. Alice Ford MARIA AGRESTA
Nannetta DÉSIRÉE GIOVE
Mrs. Quickly ANITA RACHVELISHVLI
Mrs. Meg Page CATERINA PIVA
Orchestra e Coro del Teatro di San Carlo
Direttore Marco Armiliato
Maestro del Coro Fabrizio Cassi
Regia e Costumi Laurent Pelly
regia ripresa da Benoît De Leersnyder

Scene Barbara de Limburg
Luci Joël Adam
Produzione Teatro Real di Madrid in coproduzione con La Monnaie / De Munt, Opéra National de Bordeaux e Tokyo Nikikai Opera Foundation

Napoli, 22 febbraio 2026
È il 1893, il 9 febbraio, e Giuseppe Verdi – drammaturgo settantanovenne – consegna al mondo teatrale l’ultima sua creazione operistica: Falstaff – che torna sul palcoscenico del San Carlo (mancava dal 2016). Il progetto registico, la cui costruzione è affidata a Laurent Pelly, potrebbe apparire – almeno esteticamente – come un’operazione pressoché «contemporanea»: la rilettura «scenica» dell’opera avviene, però, nel rispetto formale della costruzione drammaturgica originale – in ossequio, pertanto, alle regolari proporzioni determinanti la struttura interna (la rappresentazione, dunque, continua a recare in sé quel «gusto per il raddoppiamento ordinato, [per] le strutture geometriche» del libretto – ricordato da Françoise Decroisette in uno scritto, inserito nel programma di sala del teatro lirico napoletano). Il progetto registico resta, cioè, perfettamente coerente con la strutturazione librettistica boitiana – e appare determinato da un tono affettuosamente «favolistico», attraverso cui Falstaff viene, in fondo, anche clementemente perdonato o, meglio, compreso. Osservato dalle allegre comari «moralisticamente», il «vecchio John» riesce poeticamente a rappresentare l’«incubo borghese» (come leggiamo in estratti di intervista al regista – realizzata da Sébastien Herbecq –, inseriti nel suddetto programma). Nel progetto registico, le vendicative punizioni, inflitte a Falstaff, vengono sottoposte a indagine «scenica»: l’operazione consente uno «svelamento» di ragioni socio-psicologiche profonde: John appare prevalentemente intenzionato a effettuare, attraverso l’inganno sentimentale, una «ricostruzione», benché momentanea, di uno status economico non oltremodo degno del suo passato – quello di «audace e destro cavaliere»: status che, nella concezione registico-scenografica, assume il carattere di condizione sociale di tipo «borghese» e, insieme, «antiborghese». Dunque: Mrs. Ford, il marito e le comari condannano «moralisticamente» la condizione di «precarietà» e «indeterminatezza» entro cui il vecchio cavaliere appare totalmente incastrato – e, castigando e condannando ciò, tendono a neutralizzare – inconsciamente, almeno – il timore dell’impoverimento, perfettamente impersonato da Falstaff. La sua «sfrontatezza» gli consente, dunque, un’audace e antiborghese esaltazione dell’inutilità dell’«onore». Il carattere «contemporaneo» della rappresentazione risiede nella costruzione scenografica, a firma di Barbara de Limburg (egregiamente illuminata da Joël Adam): «L’interno dell’Osteria della Giarrettiera» assume la forma di un bar, arredato in modo particolareggiato. La «casa di Ford» assume, invece, la forma di una struttura in legno composta metaforicamente da scale. Incantevole, inoltre, l’atmosfera favolistica caratterizzante «Il Parco di Windsor». I costumi, a firma del regista medesimo, concorrono ottimamente alla definizione scenica dei personaggi. Alla testa dell’Orchestra del San Carlo, Marco Armiliato: egli propone una lettura estremamente corretta della scrittura strumentale e drammaturgica – le cui «particolarità», opportunamente evidenziate (dall’impiego raffinatamente «essenziale» di mezzi espressivo-compositivi a una visione prevalentemente «unitaria» della costruzione drammaturgica verdiana), consentono la «sublimazione» musicale, la poetica valorizzazione di una «grazia» umoristica e vivace, brillante e commoventemente «comica». La ricercata versificazione boitiana – sostenuta e impreziosita dalla «pregnanza» del racconto strumentale – assume un efficace valore teatrale. Gemma musicale resta il finale ultimo in forma fugata: un risultato drammaturgico e polifonico supremo. Nel ruolo di John Falstaff, Luca Salsi. L’attore-cantante – già padrone di notevoli qualità interpretative e vocali – riesce a risolvere opportunamente il ruolo assegnatogli, quello del vecchio cavaliere – sventuratamente squattrinato, deliziosamente vanitoso, un «comico» conquistatore. Una verve espressiva riesce a caratterizzare il comportamento teatralmente «declamatorio» della voce – sostenuto, inoltre: dall’inconfondibile colore vocale; da un’impeccabile gestione della scrittura vocale; dalla pregnante varietà di fraseggio – che (ora, «umoristicamente» enfatico; ora, fintamente o smaniosamente languido) concorre all’edificazione scenica del personaggio, perfettamente operata dal baritono. Nel ruolo di Mrs. Alice Ford, Maria Agresta. Il soprano garantisce all’allegra comare una condotta teatrale graziosa, frizzante, irresistibilmente «estrosa». La risoluzione del ruolo avviene, inoltre, attraverso l’assunzione di una condotta vocale opportuna, caratterizzata da: morbidezza del colore vocale; gestione del carattere «declamatorio» della scrittura – la cui lettura, all’occorrenza, conosce anche momenti di «comica svenevolezza». Parimenti graziosa, Mrs. Meg Page – interpretata da Caterina Piva, che offre una notevole risoluzione scenico-vocale del ruolo, funzionale alla determinazione drammaturgica. Parimenti notevole l’interpretazione di Gregory Bonfatti – che, attraverso un «tono minaccioso» (e, dunque, seguendo l’indicazione del libretto), riesce a risolvere «umoristicamente» il ruolo. Invece: il tono fintamente e comicamente «reverenziale» (nelle «conversazioni» col cavaliere), un colore vocale particolarmente scuro, il registro grave adeguatamente gestito: tutto ciò consente al mezzosoprano, Anita Rachvelishvili, di ritrarre appropriatamente il suo personaggio, Mrs. Quickly. Nel ruolo di Fenton, Francesco Demuro. Il tenore riesce a scolpire un pregevole ritratto teatrale del suo personaggio. Innamorato perfetto, è preda di un ardente sentimento – romanticamente sublimato nel momento di affettivo lirismo dell’atto terzo («Dal labbro il canto estasïato vola»). Un «canto estasïato» che anche Désirée Giove riesce a garantire alla sua Nannetta, teneramente graziosa (ottima, inoltre, l’esecuzione di «Sul fil d’un soffio etesio» (atto terzo) il cui tono – giocosamente elegiaco – riesce anche a concorrere alla costruzione dell’atmosfera «fatata»). Nel ruolo di Ford, Ernesto Petti. Il baritono garantisce al suo personaggio – marito geloso, furibondo e amareggiato – una condotta scenica contrassegnata da: saldo dominio del profilo vocale; efficacia di fraseggio; corretta gestione del registro acuto. In Ford, è ravvisabile una sottile «drammaticità», risolta anche attraverso un certo pathos espressivo. Completano il cast: Enrico Casari e Piotr Micinski – che riescono ad affrontare, con appropriatezza vocale, i rispettivi ruoli, quelli di Bardolfo e Pistola, «seguaci» di Falstaff. Ottimo, inoltre, il Coro del San Carlo – notevolmente preparato da Fabrizio Cassi. Un pubblico, divertito e numeroso, accoglie positivamente l’allestimento proposto e saluta, con calorosi applausi, il cast artistico. Foto Luciano Romano