Napoli, Teatro di San Carlo, Stagione d’Opera e Danza 2025/26
“NABUCCO”
Dramma lirico in quattro parti su libretto di Temistocle Solera
Musica di Giuseppe Verdi
Nabucco LUDOVIC TÉZIER
Ismaele PIERO PRETTI
Zaccaria MICHELE PERTUSI
Abigaille MARINA REBEKA
Fenena CASSANDRE BERTHON
Il Gran Sacerdote LORENZO MAZZUCCHELLI
Abdallo FRANCESCO DOMENICO DOTO
Anna CATERINA MARCHESINI
Orchestra e Coro del Teatro di San Carlo
Direttore Riccardo Frizza
Maestro del Coro Fabrizio Cassi
Regia Andreas Homoki
Scene Wolfgang Gussmann
Costumi Wolfgang Gussmann, Susana Mendoza
Luci Franck Evin
Produzione Opernhaus Zürich
Napoli, 25 gennaio 2026
Al Teatro San Carlo, va in scena Nabucco. La regia viene affidata a Andreas Homoki: attraverso una lettura «contemporanea» del dramma lirico verdiano in quattro parti, Nabucco assume la forma di un dramma «familiare»: viene, pertanto, conferita evidenza scenica alle vicende familiari del re di Babilonia: «[Nabucco] È la storia convulsa della
famiglia formata da Nabucco e dalle sue due figlie», scrive il regista medesimo nelle sue Note di regia, inserite nel programma di sala. La determinazione delle vicende familiari avviene, dunque, attraverso un’esplorazione di sentimenti paterni e filiali contrastanti, che regolano le relazioni del sovrano con la «schiava, creduta figlia primogenita», Abigaille, e con la figlia, Fenena. La riformulazione scenica del capolavoro verdiano avviene, pertanto, attraverso soluzioni teatrali pressoché interessanti – ma che, a volte, sembrano assumere un tono «didascalico». Come quando, nella Parte seconda, il momento della Cabaletta, affidata al soprano, viene restituito come un momento scenico «ironicamente» danzato, affrontato dal Coro (di Magi e Grandi del Regno): ciò, pertanto,
costringe lo spettatore a percepire un po’ «ironicamente» il sentimento di furioso riscatto determinante il personaggio di Abigaille (sentimento, però, comunque ravvisabile, fortunatamente). L’esplorazione scenica dei sentimenti familiari viene, invece, affidata all’improvvisa apparizione di flashback: sottratte al supposto passato del re di Babilonia – ritratto come un tenero padre, accompagnato dalle figliolette (Abigaille e Fenena, da bambine) –, sono immagini che, dunque, riescono a «sovrapporsi» al racconto scenico effettivo, e la cui «pantomimica» apparizione interessa e determina – brevemente, però – anche il momento dell’esecuzione della Sinfonia. Il progetto registico reca, però, in sé anche soluzioni non «coerenti» con il disegno drammaturgico verdiano;
per esempio: Zaccaria che non brandisce un «pugnale», ma una rivoltella; Abigaille che, bevuto «il veleno», rivolge comunque contro se stessa un’arma da fuoco, ferendosi mortalmente al ventre. L’«Interno del Tempio di Salomone» o «Le sponde dell’Eufrate» sono scenicamente assenti, e lo spazio scenico, in verde smeraldo – ideato da Wolfgang Gussmann –, è soltanto caratterizzato da una parete, i cui «movimenti» determinano gli spostamenti dei Personaggi e del Coro (spazio scenico, però, accuratamente illuminato da Franck Evin). Eleganti e di estrema raffinatezza, inoltre, i costumi – di Gussmann medesimo e Susana Mendoza. Alla testa dell’Orchestra del Teatro San Carlo, Riccardo Frizza. Egli offre un’ottima lettura della scrittura strumentale verdiana, riconoscendo e
restituendo appropriato senso «teatrale» a ogni elemento determinante il disegno drammaturgico e l’invenzione musicale dell’opera. I momenti di pathos: fatale, trascinante, vorticoso; i momenti di intimistica introspezione: tutto così perfettamente inquadrato entro un’eleganza stilistica di fondo. L’impetuosa «vigoria» e i momenti di affettiva raffinatezza strumentale riescono a concorrere alla definizione scenica delle vicende biblico-familiari e all’opportuna «costruzione» dei Personaggi e del Coro. Vengono, fortunatamente, eseguite anche le riprese, con variazioni, delle Cabalette. Ottimi, inoltre, anche gli interventi della Banda, collocata –
ovviamente – fuori la scena. Nel ruolo di Abigaille, Marina Rebeka. Il soprano riesce ad affrontare – rigorosamente e abilmente – l’impegnativa scrittura vocale verdiana, consentendo al personaggio di assumere un atteggiamento drammaticamente variegato: accanto alla ferocia collerica del sentimento amoroso, accanto al sentimento di furente riscatto – fortemente determinanti l’animo del personaggio –, emerge anche una commovente mestizia. Tutto ciò è perfettamente ravvisabile nel comportamento vocale, la cui caratterizzazione avviene attraverso: «drammatica» affettività di fraseggio; incandescenza del colore vocale; notevole padronanza del registro acuto e del registro grave. La natura «dualistica» di Abigaille riesce, inoltre, a emergere anche attraverso l’opportuna restituzione di «Anch’io dischiuso un giorno» e «Salgo già del trono aurato» (Parte seconda). Nel ruolo di Nabucco, Ludovic Tézier. Il baritono garantisce al re di Babilonia un comportamento scenico-vocale estremamente notevole. La gestione della scrittura vocale – restituita infondendo pregnanza drammatica e teatrale alla parola –, e l’affettiva aristocrazia del canto (altero o, all’occorrenza, accorato o agitato) consentono all’attore-cantante di ritrarre un
sovrano-padre teatralmente «realistico». Tutto ciò è ravvisabile, per esempio, in «Tremin gl’insani – del mio furore…» (Parte prima), «Chi mi toglie il regio scettro?…» (Parte seconda) o in «Deh perdona, deh perdona» (Parte terza). Nel ruolo di Zaccaria, Michele Pertusi. Le note qualità, sceniche e vocali, del basso confermano il talento del cantante nell’essere un notevole interprete verdiano: affronta e governa – con estrema esattezza, con rigore stilistico – il ruolo affidatogli, quello del «gran pontefice degli Ebrei». Dall’esaltante Cabaletta della Parte prima alla commovente «Preghiera» della Parte seconda, tutto viene affrontato con vigorosa vocalità e intensità del colore vocale.
Parimenti inappuntabile, inoltre, è l’interpretazione scenico-vocale di Piero Pretti – che, al suo Ismaele (nonostante la «brevità» della parte affidatagli), riesce a conferire una purezza «sentimentale» e il coraggio del «prode guerrier». Fenena è, invece, interpretata da Cassandre Berthon. La cantante risulta essere, però, non totalmente a suo agio nell’affrontare la «Preghiera» (Parte quarta). Resta, però, un’interpretazione scenicamente corretta. Completano il cast, ottimamente: Lorenzo Mazzucchelli (Il Gran Sacerdote); Francesco Domenico Doto (Abdallo); Caterina Marchesini (Anna). Parimenti ottimo il Coro del San Carlo, che, preparato da Fabrizio Cassi, riesce a restituire il «Va’, pensiero», commuovendo e trasmettendo tutto il patimento per una «patria sì bella e perduta!». L’importanza drammatica, che il Coro riesce ad assumere, è ravvisabile durante tutta la rappresentazione. Gli artisti, inoltre, concedono il «bis» del «Va’, pensiero», domandato da un pubblico numeroso e acclamante. Foto Luciano Romano
Napoli, Teatro di San Carlo: “Nabucco”