Roma, Castel Sant’Angelo
CIPRO E L’ITALIA. IDENTITA’ CULTURALI CONDIVISE ALL’ALBA DELLA STORIA
Curata da Anastasia Christophilopoulou
realizzata dalla Direzione generale Musei del MiC ed all’Istituto Pantheon e Castel Sant’Angelo – Direzione Musei nazionali della città di Roma
in collaborazione con il Dipartimento per la Cultura Contemporanea di Cipro
Roma, 27 febbraio 2026
Il mare, a guardarlo senza illusioni, non ha nulla di romantico. È una superficie mobile, indifferente, che riflette il cielo senza trattenerlo. Eppure, sotto quella calma apparente, si accumulano le storie degli uomini, i loro traffici, le loro ambizioni. Il Mediterraneo, più di ogni altro mare, ha vissuto questa duplice condizione: distacco e intimità, distanza e necessità.
La mostra Cipro e Italia. Identità culturali condivise all’alba della storia, inaugurata a Castel Sant’Angelo alla presenza del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella e del Presidente della Repubblica di Cipro Nikos Christodoulidīs, prende le mosse proprio da questa ambivalenza, restituendo al mare la sua funzione primaria: non confine, ma dispositivo di relazione. L’iniziativa nasce da un accordo di collaborazione tra il Ministero della Cultura italiano guidato da Alessandro Giuli e il Vice-Ministero della Cultura della Repubblica di Cipro diretto da Vasiliki Kassianidou, inserendosi tra le iniziative legate alla Presidenza cipriota del Consiglio dell’Unione europea 2026. Tuttavia, la dimensione istituzionale resta sullo sfondo. Ciò che qui interessa è la struttura profonda delle relazioni mediterranee, indagate attraverso oggetti che precedono la scrittura e che, proprio per questo, risultano tanto più eloquenti. Curata da Anastasia Christophilopoulou e realizzata dalla Direzione generale Musei del MiC insieme all’Istituto Pantheon e Castel Sant’Angelo – Direzione Musei nazionali della città di Roma, in collaborazione con il Dipartimento per la Cultura Contemporanea di Cipro, la mostra si fonda su un impianto scientifico rigoroso.
Il comitato internazionale che l’ha sostenuta ha evitato ogni facile sovrastruttura ideologica, concentrandosi su dati, confronti, analogie formali e tecnologiche. La prospettiva è quella del lungo periodo, con un’attenzione particolare ai rapporti tra Cipro, la Sicilia e la Sardegna. Tre isole che, più che margini geografici, furono centri funzionali di un sistema articolato. In esse si concentrano rotte, merci, uomini. Sono luoghi in cui la distanza si riduce e lo scambio diventa consuetudine. Il percorso espositivo riunisce circa centoventi oggetti provenienti da musei italiani e ciprioti. La scelta non privilegia il sensazionale, ma il significativo. Il pendaglio in pietra con figurina cruciforme dal sito cipriota di Souskiou-Laona colpisce per la sua essenzialità: una forma semplice, quasi elementare, che sembra rispondere a un bisogno primario di rappresentazione. Le figurine cruciformi della cultura di Castelluccio, in Sicilia, stabiliscono un confronto diretto con esemplari ciprioti, suggerendo affinità che non possono essere spiegate come semplici coincidenze.
La navicella in bronzo rinvenuta a Orroli, in Sardegna, è uno degli oggetti che meglio sintetizzano il senso della mostra. La barca è mezzo concreto di attraversamento ma anche simbolo. In essa si riflette la necessità dello scambio, la volontà di superare la separazione naturale imposta dall’acqua. È un oggetto che parla di mobilità, di commercio, ma anche di immaginazione. I pettini in avorio da Frattesina, in Veneto, introducono un ulteriore elemento: la circolazione di materiali preziosi su distanze considerevoli. L’avorio, proveniente da contesti lontani, giunge in area padana e viene trasformato in oggetto d’uso. Ciò dimostra l’esistenza di reti articolate e complesse, in cui il concetto di periferia perde significato. Il carrello di Bisenzio del Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia rappresenta la dimensione rituale e aristocratica della mobilità. Non è solo un manufatto raffinato, ma la testimonianza di un sistema simbolico condiviso, diffuso attraverso contatti continui.
Il sigillo in steatite dalla Sicilia rimanda invece alla sfera amministrativa, suggerendo strutture economiche già organizzate e una consapevolezza dell’identità individuale e collettiva. Particolare attenzione è dedicata alla metallurgia. Cipro, con le sue miniere di rame, fu centro nevralgico della produzione e della diffusione dei metalli; la Sardegna sviluppò competenze tecniche autonome ma in dialogo costante con altri territori. Le affinità tra manufatti delle due aree non sono semplici parallelismi stilistici: indicano trasferimenti di conoscenze, mobilità di artigiani, processi di apprendimento reciproco. Fenici e Greci, in epoche successive, agirono da mediatori, intensificando scambi già avviati. Le installazioni multimediali accompagnano il visitatore senza sovrastare gli oggetti. Mappe, ricostruzioni di rotte e paesaggi costieri restituiscono la dimensione dinamica di uno spazio che fu, prima di tutto, attraversamento.
Il Mediterraneo emerge come sistema relazionale, non come somma di culture isolate. Attraverso le pratiche funerarie, le forme ceramiche, i motivi decorativi, si delineano processi di osmosi culturale continui. L’identità, in questo contesto, non appare mai come dato immobile, ma come risultato di interazioni costanti. Le isole e le coste italiane e cipriote diventano così luoghi di sperimentazione, laboratori in cui si elaborano soluzioni condivise. La scelta di Castel Sant’Angelo come sede espositiva non è neutra. Monumento stratificato, esso stesso prodotto di trasformazioni successive, incarna la logica della continuità e del riuso. Le sue mura ricordano che la storia non procede per fratture assolute, ma per adattamenti e sovrapposizioni. La mostra suggerisce una riflessione che va oltre l’archeologia.
L’Europa contemporanea, spesso impegnata a definire i propri confini, trova nelle reti mediterranee protostoriche un precedente significativo. L’orizzonte culturale comune non nasce da un atto fondativo improvviso, ma da una lenta sedimentazione di scambi. Si esce dal percorso con una percezione più sobria e più esatta del passato. Il Mediterraneo non fu mai soltanto teatro di conflitti o di dominazioni, ma spazio condiviso, attraversato da uomini che, pur parlando lingue diverse, riconoscevano nella circolazione delle merci e delle tecniche una necessità comune. In quell’alba remota si intravede già la trama di un’identità composita, costruita nel tempo e attraverso il contatto. L’archeologia, quando si libera dalla tentazione dell’enfasi, diventa strumento critico. Questa mostra lo dimostra con discrezione, restituendo al mare la sua funzione originaria: luogo di passaggio, di confronto, di inevitabile convivenza. Foto Emanuele A. Minerva e Agnese Sbaffi © Ministero della Cultura
Roma, Castel Sant’Angelo: “Cipro e l’Italia. Identità culturali condivise all’alba della storia”