Roma, Museo Nazionale degli Strumenti Musicali
SINESTESIE DAL MONDO
diretto da Sonia Martone e afferente all’Istituto Pantheon e Castel Sant’Angelo, Direzione Musei nazionali della città di Roma, guidato da Luca Mercuri
Roma, 08 febbraio 2025
Ci sono musei che si attraversano come si sfoglia un catalogo, e musei che invece chiedono al visitatore un gesto più ardito: non guardare soltanto, ma mettersi in ascolto. Sinestesie dal Mondo, il nuovo percorso inclusivo e accessibile inaugurato il 30 gennaio 2026 al Museo Nazionale degli Strumenti Musicali di Roma, appartiene senza esitazione a questa seconda, più rara, famiglia.
Qui la musica non sta buona dentro le teche: vibra, chiama, disturba talvolta, e soprattutto invita a essere percepita con tutto il corpo, non solo con l’orecchio educato del melomane. Il Museo, diretto da Sonia Martone e afferente all’Istituto Pantheon e Castel Sant’Angelo – Direzione Musei nazionali della città di Roma guidata da Luca Mercuri, sceglie con questo progetto di cambiare postura. Non più il tempio silenzioso dell’oggetto sacralizzato, ma una sorta di piazza sensoriale dove lo strumento musicale torna a essere ciò che è sempre stato: un intermediario fra l’uomo e il mondo, fra la materia e il suono, fra il gesto e il racconto. Il concetto chiave è quello, affascinante e un po’ eretico, di sinestesia. Fenomeno percettivo in cui uno stimolo ne richiama un altro – un suono che diventa colore, una vibrazione che si fa immagine – la sinestesia è qui assunta come metodo narrativo e come strumento di democrazia culturale. Perché se è vero che la musica non si vede, è altrettanto vero che può essere toccata, immaginata, sentita sulla pelle. E che esistono molti modi legittimi di comprenderla, anche al di fuori dell’ascolto canonico. Il nuovo allestimento al piano terra del Museo è dedicato agli strumenti dei cinque continenti, con una particolare attenzione all’Italia, non come centro egemonico ma come crocevia di culture sonore.
Il percorso si articola in aree tematiche che alternano approfondimenti sonori, esperienze tattili e stimoli visivi, consentendo l’accesso a contenuti descrittivi anche in lingua dei segni tramite QR code o piattaforme digitali. È un museo che parla molte lingue, e soprattutto accetta che non tutti ascoltino allo stesso modo. Il progetto nasce da un approccio dichiaratamente interdisciplinare, dove musicologia e organologia dialogano con arte contemporanea, tecnologia e linguaggi multimediali. Un dialogo che si fa anche geografico e politico nella sezione dedicata al water drumming, interpretato da rappresentanti delle comunità Baka del Camerun, della Repubblica Centrafricana e del Congo. Qui un gesto arcaico, apparentemente semplice, si trasforma in atto performativo e in messaggio universale: la musica come linguaggio primordiale, capace di superare confini, alfabeti e sordità culturali. Non folklore da cartolina, ma cultura viva che interroga il presente.
Fondamentale è stato il contributo dei professionisti dell’accessibilità e dei referenti della Commissione Cultura dell’Unione Italiana dei Ciechi, che hanno collaborato alla realizzazione dei contenuti tattili e sonori. Così come preziosa è stata la partecipazione dell’AES – Accademia Europea Sordi, della Cooperativa Sociale CREI e di partner internazionali quali il National Theatre of the Deaf e la Gallaudet University. Non un’accessibilità concessa per dovere, ma progettata come valore aggiunto per tutti. Questo nuovo percorso si innesta in una storia lunga e stratificata. Il Museo Nazionale degli Strumenti Musicali nasce nel 1974, ma affonda le sue radici nella collezione acquistata dallo Stato nel 1949 dal tenore Evan Gorga, figura singolare e visionaria. Da allora il patrimonio si è ampliato, raccontando la storia della musica dagli strumenti del mondo antico greco-romano fino alla contemporaneità, passando per le tradizioni popolari, religiose, militari ed extraeuropee. Un atlante sonoro che oggi si arricchisce anche di significati simbolici: dalla bandura ucraina donata dal Ministero della Cultura di Kiev agli strumenti giapponesi, dal violino wixarica messicano al nay mediorientale, fino alla fisarmonica delle sorelle Pascucci.
Ogni strumento è una storia diplomatica che suona. Al secondo piano, la sezione There Let Be Bass, nata dalla collezione di bassi elettrici di Pablo Echaurren, gioca con l’ironia colta: un omaggio allo strumento che, più di ogni altro, ha cambiato il ritmo del Novecento. Grazie alla collaborazione con RAI Teche, la sezione italiana si arricchisce di un filmato di Giulia Randazzo che restituisce, attraverso materiali d’archivio, la musica come gesto quotidiano, lavoro e festa. Suggestiva è anche la sezione dedicata al mandolino, che porta il visitatore dentro il laboratorio del liutaio. Qui il museo diventa bottega: si smonta, si ascolta, si vibra. Infine, Risonanze Cinema apre un dialogo trasversale tra musica e settima arte, inaugurato dall’installazione Parlami d’amore Mariù, dedicata al film di Mario Camerini del 1932 e al pianoforte a cilindro conservato nelle collezioni. Sinestesie dal Mondo non è solo un nuovo allestimento: è una dichiarazione di intenti. È l’idea, profondamente europea e sorprendentemente contemporanea, che la cultura non debba mai escludere, ma semmai moltiplicare le possibilità di accesso. E che la musica, prima di essere ascoltata, debba essere vissuta. Con gli occhi, con le mani, con la memoria. E, soprattutto, con l’intelligenza.
Roma, Museo Nazionale degli Strumenti Musicali: “Sinestesie dal Mondo”