Staatsoper Stuttgart: “Die Meistersinger von Nürnberg”

Staatsoper Stuttgart. Stagione 2025/26
“DIE MEISTERSINGER VON NÜRNBERG”
Opera in tre atti, libretto e musica di Richard Wagner
Hans Sachs MARTIN GANTNER 
Veit Pogner  DAVID STEFFENS
Kunz Vogelgesang TORSTEN HOFFMANN
Konrad Nachtigall SHIGEO ISHINO
Sixtus Beckmesser BJÖRN BÜRGER
Fritz Kothner PAWEŁ KONIK
Balthasar Zorn HEINZ GÖHRIG
Ulrich Eisslinger DOMINIC GROßE
Augustin Moser SAM HARRIS
Hermann Ortel STEPHAN BOOTZ
Hans Schwarz FRANZ HAWLATA
Hans Foltz TORBEN JÜRGENS
Walther von Stolzing DANIEL BEHLE
David KAI KLUGE
Eva ESTHER DIERKES
Magdalene CHRISTA MARIA THERESA ULLRICH
Ein Nachtwächter MICHAEL NAGL
Orchestra e Coro della Staatsoper Stuttgart
Direttore Cornelius Meister
Maestro del Coro Manuel Pujol 
Regia Elisabeth Stöppler
Scene Valentin Köhler
Costumi Gesine Völlm
Drammaturgia Ingo Gerlach
Luci Elana Siberski
Stuttgart, 7 febbraio 2026
Dopo trentadue anni dall’ ultima esecuzione la Staatsoper Stuttgart ha presentato un nuovo allestimento dei Meistersinger von Nürnberg, il settimo nella storia del teatro. Le produzioni wagneriane della Staatsoper Stuttgart hanno sempre goduto di notevole rinomanza. Negli anni Sessanta, la Württembergiche Staatsoper era addirittura definita la Winter-Bayreuth per la qualità degli spettacoli e la presenza fissa nei cartelloni di artisti come Wieland Wagner e Wolfgang Windgassen, che hanno scritto pagine fondamentali nella storia interpretativa di Wagner. Una tradizione wagneriana che ha radici antiche: va ricordato che Stuttgart fu la prima città tedesca ad allestire una propria messinscena del Ring dopo quella originale di Bayreuth. Purtroppo il ritorno sulle scene della Staatsoper di uno tra i vertici assoluti dell’ arte wagneriana è stato pesantemente penalizzato da una messinscena che già nel concetto di base travisava completamente il carattere dell’ opera. Il punto di partenza della visione di Elisabeth Stöppler era il fatto che i Meistersinger sarebbero stati l’ opera preferita di Hitler, il che tra l’ altro non è neppure vero perché si sa che le preferenze del Führer in fatto di teatro lirico andavano a Rienzi e Die Lustige Witwe. In ogni caso, Stöppler ha costruito tutto il suo Konzept registico sul problema dell’ antisemitismo di Wagner, espresso dal compositore più in certi suoi scritti che nella musica, e sull’ utilizzo delle opere wagneriane come strumento di propaganda da parte del regime nazista. La messinscena ometteva di approfondire, almeno da quello che ho capito io, quale fosse la posizione registica e la sua scelta di lettura di fronte alle concezioni esposte da Wagner in quest’ opera, che riguardano principalmente il ruolo dell’ arte nella società e la sua vicenda personale di artista alle prese con le convenzioni e i limiti alla libertà creativa impostigli dalle regole codificate tramite la tradizione. Di tutto questo, nell’ interpretazione scenica della vicenda scelta dalla quarantanovenne regista di Hannover, si coglieva nulla o quasi nulla. In compenso, Stöppler ha voluto aggiungere una rilettura in chiava femministica, con Eva che scrive il testo del Lied per Walther, Magdalene raffigurata come un’ artista dai costumi sessuali liberi e gli apprendisti sostituiti da donne abbigliate come milf del film First Wives Club. E di questo è responsabile anche il direttore d’ orchestra, in quanto ha accettato senza opporsi un abuso che apre le porte a qualsiasi futura manipolazione delle partiture da parte dei registi. Dopo la scena della baruffa che conclude il secondo atto gestita in modo scenicamente abbastanza caotico, il terzo atto iniziava con quello che oggi sembra essere uno del clichee del Regietheater á la page: la lettura di una poesia, in questo caso la bellissima Todesfuge di Paul Celan, chiaramente inserita dalla regia per sottolineare il presunto protonazismo di Wagner. La scena finale, invece che sullo spiazzo davanti al Pegnitz, si svolgeva in una struttura che evocava il Reichsparteigelände progettato da Albert Speer, con Walther che cantava il Preislied vestito con l’ immancabile cappotto da ufficiale delle SS e alla fine volava via in una gabbia di acciaio sormontata dall’ aquila del Terzo Reich. Eva invece rimaneva a coccolare Sachs, del quale secondo la regia era chiaramente innamorata, mntre lui recitava con tono rabbioso il monologo sull’ arte tedesca. A conclusione di tutto, il carrozzino per bambini già visto nella scena iniziale bruciava, e io non ho davvero capito cosa questo significasse. Cosí terminava una messinscena che a mio avviso rendeva un pessimo servizio a Wagner, per le sue incoerenze e fraintendimenti. Come sempre accade in questi casi, i pregi dello spettacolo stavano quasi esclusivamente nella parte musicale, splendidamente guidata da Cornelius Meister. La direzione orchestrale del Generalmusikdirektor della Staatsoper era assolutamente ideale per l’ equilibrio e il respiro conferito alle linee melodiche, le finezze cameristiche e l’ attenzione assoluta al rapporto fra voci e orchestra. Un’ interpretazione veramente completa, per fluidità e senso del racconto teatrale, che si colloca fra le migliori ascoltate negli ultimi tempi di questa complicata partitura. Di alto livello era anche il cast vocale, composto interamente da debuttanti nei rispettivi ruoli. Martin Gantner, sessantaduenne basso-baritono originario di Freiburg, ha interpretato Hans Sachs in maniera molto convincente per la pronuncia scolpita e l’ attenzione ai dettagli del testo. Molto autorevole era anche il Pogner di David Steffens, dalla voce calda e timbrata e dal fraseggio paternamente affettuoso. Daniel Behle, che è un autorevole interprete della parte di David, ha esordito come Walther mettendo in mostra tutta la sua intelligenza di fraseggiatore incisivo e personale. Eccellente il David delineato da Kai Kluge, per la vivacità scenica e il canto assai appropriato e splendido, probabilmente il migliore fra le voci maschili, Björn Bürger nella sua raffigurazione di un Beckmesser carismatico e capace di far ballare tutti con la sua serenata del secondo atto. Per quanto riguarda le voci femminili, Esther Dierkes ha cantato molto bene la parte di Eva anche se deve ancora maturare il personaggio e Maria Theresa Ullrich ha delineato una Magdalene femminista e a tratti anche sexy, forse non esattamente appropriata ma di grande effetto. Alla fine successo trionfale per tutti i componenti del cast, ma la regista Stöppler con il suo team sono stati accolti con marcati fischi da una parte del pubblico, insoddisfatta per il disservizio perpetrato nei confronti di Wagner. E io su questo sono perfettamente d’ accordo. Foto: Matthias Baus